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Il marketing e il culto dei cerchi nel grano


Torno sull’argomento, dopo aver diffuso e commentato la notizia dell’articolo comparso su Nature, perché mi rendo conto che il tema dei cerchi nel grano viene costantemente dibatutto dal punto di vista del “fenomeno” in sé e quasi mai, o raramente, da quello delle motivazioni e della psicologia che ci starebbero dietro. Inoltre, dai critici viene rimarcato l’aspetto della “burla” e non, invece, quello del business indotto dai crop circle.

Intanto, gli interessi sono diversi, variegati e intrecciati. Come ho accennato, è vero che le figure tracciate nei campi sono destinate a scomparire, ma tuttavia permangono all’infinito foto e filmati su internet e attraverso gli altri  media. A volte, dati la moda e l’appeal del fenomeno, queste realizzazioni hanno maggior successo e diffusione mediatici di qualsiasi altra opera artistica contemporanea.

I cerchi nel grano sono, o possono rappresentare, un affare economico. I gestori di pub inglesi pare facciano un sacco di soldi ogni volta che nella loro zona compare una bella immagine campestre (ormai c’è di tutto, non solo “cerchi”). Ma pure i contadini: si raccontano casi di gente che abbia raccimolato 30.000 sterline (nei pressi di Stonehenge, si capisce) facendo pagare tutti coloro che volevano visitare il campo magicamente adornato. In alcuni casi i cropartisti si accordano pure con l’agricoltore, pagando l’uso notturno del campo e risarcendo preventivamente il danno procurato al raccolto. Ritorno commerciale del mistero non nuovo per quelle latitudini: quanta gente avrebbe mai visitato Loch Ness, se non per la fama del mostro? Il mistero vende. E rende.

Per i cerchi campestri, altrettanti denari  si possono fare vendendo i diritti di immagini, nonché accesso a campi di proprietà privata, a tv, giornali, fotoreporter, agenzie fotogiornalistiche. Inoltre vi sono aziende, ma pure organizzazioni umanitarie, che impostano campagne pubblicitarie  in collaborazione con circlemakers (viral marketing; Nike, Pepsi, Microsoft, BBC, Greenpeace, Sky, Weetabix, Big Brother, Mitsubishi, Thompson Holidays, Hello Kitty, History Channel e Discovery Channel, Orange Mobile hanno commissionato crop pubblicitari). Persino Google, sempre attento a ricorrenze, eventi, tendenze internazionali e di massa, non si lasciò sfuggire l’occasione di farci un logo con tanto di immagine riproducente la celebre scritta e ufetto volteggiante sul campo.

Così in molti, dato che sempre Google aveva già dedicato agli UFO un altro logo, si sono chiesti perché, percome, come mai, il motore di ricerca più potente e famoso al mondo abbia questa propensione verso manifestazioni e veicoli alieni. E qualcuno ne ha ovviamente concluso che si tratti di una indiretta ammissione del fatto che Google e internet siano realizzazioni di “retroingegneria”, cioè ricavati dallo studio della tecnologia extraterrestre.

Così, di mistero in mistero, di passaparola in passaparola (“hai visto che Google?”, word of mouth marketing), si si creano i miti. E tutti ne parlano: marketing virale e mass marketing, appunto. Ad oggi, la voce “cerchi nel grano” su Google Italia raccimola più di 10 milioni di risultati. Se foste pubblicitari, non lo concedereste un piccolo disegnino ogni tanto a tutta sta’ gente? E difatti il rapporto Google-UFO è proseguito in altre occasioni, ad esempio l’anniversario della nascita dello scrittore Herbert George Wells.

Va aggiunto che i cerchi nel grano, rispetto agli UFO, rispondono ad una importante esigenza psicologica: i primi possono essere visti e toccati da chiunque, i secondi no. Di conseguenza, se credo all’equazione crop circle-UFO, trovo finalmente un’appagante risposta alla mia frustrazione di non riuscire mai a vedere un UFO da vicino né, tantomeno, un suo conducente.

Ma tornando al marketing dei crop circle, esiste un vero e proprio turismo dei cerchi nel grano, con strutture e agenzie che organizzano viaggi per fare “esperienze magiche” visitando i “luoghi sacri” dei crop circle. Fioriscono poi, in ogni parte del globo, convegni, seminari e incontri sui crop circle. Tutto lavoro per il “turismo congressuale”.

Ed esiste un fiorente mercato, un merchandising dei crop circle fatto di gadget, poster, quadri, magliette, libri, raccolte foto, vignette e fumetti, siti internet, software per creare da sé i cerchi, dvd (addirittura case di produzione di documentari sui crop), canzoni, brani musicali, film (ricordiamo soltanto Signs del regista M. Night Shyamalan). Di tutto e di più, persino terriccio e steli dei campi interessati dai crop circle (alla stregua di moderne reliquie new age), pietre decorate con i cerchi. Un fenomenale bric-à-brac dell’oggettistica misteriosofica come pochi se ne vedono di così fantasiosa inventiva e varietà, il tutto organizzato in veri e propri shopping online, addirittura multilingue.

Una squadra di circlemakers composta Rod Dickinson, John Lundberg, and Wil Russell si è costituita in società e realizza crop pubblicitari: secondo alcune fonti con i crop hanno fatturato per centinaia di migliaia di dollari. In passato hanno annunciato la realizzazione di un crop puntalmente realizzato, con tanto di progetti online (potete tra l’altro scrivere a John Lundberg dal sito della società commerciale dei circlemakers per commissionare un crop nel vostro giardino o per lanciare la vostra società, a pagamento).

Vi sono esperti e “studiosi” dei crop circle che peregrinano da un convegno all’altro, da una trasmissione tv all’altra. E, nel caso si tratti di esperti di crop circle autori di libri, o registi di documentari, specialmente se stranieri, si pagano: viaggio, soggiorno e gettone. O, se raggiunti sul posto, l’intervista solitamente se la fanno comunque pagare.

Infine, ma non da ultimo, si è creato un vero e proprio culto dei cerchi nel grano. Culto che si lega sia alla corrente dell’intervento di UFO ed alieni nelle vicende umane, sia alla corrente neopagana e new age di adoratori della “madre terra”. Vi sono intere schiere di adoratori dei crop circle (crop circle believers) che fanno chilometri, anche da un lato all’altro dell’Europa, o del mondo, per entrare nei campi, celebrare riti, sedersi, meditare o stendersi per “assorbire l’energia dei cerchi”.

Per fare questo, occorre pure accamparsi per qualche giorno: e allora, cari adoratori del crop circle, venite tutti, ad esempio, nello Wiltshire ( … a “Mecca” for crop circle researchers… ). Pure National Geographic ha rilevato questa promettente tendenza turistica della zona, definendola appunto “Wiltshire’s New Economy: Crop Circle Tourism” .

Altro particolare, i cerchi nel grano compaiono nella bella stagione (solitamente maggio-agosto) in coincidenza non soltanto con il raccolto, ma pure col fatto che possono permanere più a lungo e dunque consentire maggiori introiti. Tentativi di lanciare sul mercato, oltre i crop circle “classici”, quelli definiti “anomali” (su sabbia, neve o ghiaccio), sono falliti miseramente. Vuoi mettere stendersi di maggio o giugno in un bel campo di grano, rispetto a farlo sul ghiaccio? E quelli di sabbia, poi, durano ancor meno di un castello. Di arena.

I cerchi nel grano rinforzano ulteriormente l’aspetto del culto, facendosi tramite di simboli universali e messaggi che incontrino il favore un po’ di tutti: esoteristi, ufofili, matematici, scienziati, religiosi, gente comune. In questo modo conquistano adepti non soltanto tra gli appassionati del mistero ma, appunto, pure tra ricercatori, paladini del ricongiungimento tra scienza e occultismo. E allora ecco chi li definisce una “simbologia universale”, una “geometria sacra” volta a generare una “popolazione delle stelle” .

Riguardo gli esecutori, è evidente che ormai esistano gruppi spontanei, così come emulatori, dilettanti, a fianco di professionisti dei crop circle. Lo vediamo, ad esempio, da alcuni rozzi tentativi apparsi nei nostri campi: dato il successo e il fatto che i cerchi nel grano, brutti o belli che siano, per ora fanno sempre notizia, i nostri cropartisti  si stanno impratichendo. E data la crisi dell’agricoltura nel nostro paese, forse il business dei crop circle non sarebbe da scartare a priori.

I cerchi nel grano fanno parte di del quel fiorente – specialmente in tempi di crisi come l’attuale – mercato dell’occulto e dei nuovi culti.

Insomma, un fenomeno non da poco dal punto di vista economico e psicosociale. Se davvero fossero gli alieni a realizzare i cerchi nel grano, qualche percentuale sugli incassi bisognerebbe pure iniziare a corrispondergliela.

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Miracoli


Il tema dei miracoli è sempre attuale. Perché attuale è il desiderio umano di vedersi risolvere gravi situazioni personali,  o a carico dei nostri cari, di tipo patologico o traumatico. Oppure nell’ambito professionale. Il più delle volte cerchiamo un miracolo per risolvere gravi problemi di salute. Quando le strade percorse o percorribili dalla medicina sembrano molto complicate. O vicine ad esaurirsi. E ci auguriamo accada qualcosa controcorrente, che ribalti le infauste attese, anche, soprattutto, contravvenendo alle leggi naturali note, sia biologiche che di prognosi medica. La maggior parte di miracoli che siamo disposti a cercare e a vedere, si collocano oggi all’interno di quella categoria che viene definita “miracoli di guarigione”. E va fatta una riflessione sul perché proprio in tale ambito. E meno in altri.

Ne ho ampiamente trattato in un servizio pubblicato da Mente&Cervello. Nel frattempo è uscito in italiano il bel saggio Miracoli. Dall’Antico Testamento a oggi (Bompiani) dello storico delle mentalità religiose Joachim Bouflet. E’ del resto vero che, come fa notare Bouflet,  il termine miracolo è diventato di uso comune, perdendo gran parte del significato originario, sia per l’avanzamento delle conoscenze che per ragioni socio-culturali. Parliamo di “miracolo” economico, oppure nel raggiungimento di certi traguardi sportivi, spettacolari, professionali. Il connotato di “eccezionalità” dell’evento miracoloso si trasforma, almeno a livello linguistico, in qualcosa di molto comune. Di conseguenza, banale. Stravolgere il significato originario dei termini, alla fine ne stravolge anche la denominazione dei fatti. Dire oggi di un avvenimento “miracoloso” significa intendere che è molto bello, eccezionale, gradito. Ma non nel senso orgiginario, cioè che, apparentemente, contravviene le leggi di natura conosciute.

«In questo inizio del XXI secolo», dice Bouflet, «viviamo in un mondo meraviglioso: non è forse tutto miracoloso? Si parla di miracolo economico, miracolo informatico e addirittura – e questo è un paradosso – dei miracoli della scienza, della tecnica e della medicina. A dar retta ai media, i miracoli si manifestano quotidianamente: il tale non ha forse evitato “miracolosamente” un incidente, e non è forse “per miracolo” che un determinato cataclisma naturale non ha prodotto un numero maggiore di vittime? In realtà il termine è abusato perché è stato privato del suo significato originario che si riferisce intimamente alla causalità divina o, più in generale, rinvia a un contesto religioso».

Esce intanto sui nostri schermi Lourdes, il film di Jessica Hausner in cui una donna arriva in sedia a rotelle al santuario e risulta poi “miracolata” (nonché invidiata da chi non ottiene alcun miglioramento alla propria patologia). Questo è un problema reale e affrontato anche dal punto di vista psicologico: la possibile delusione, per non dire depressione di quanti arrivano a Lourdes o in altri santuari con la speranza di ottenere una guarigione, senza esito. Una vicenda molto simile tra l’altro, quella della protagonista  del film Lourdes, alla storia di Antonietta Raco, anche lei recatasi al santuario francese in carrozzella e rimessasi a camminare autonomamente. Anche lei con una diagnosi dubbia, suscettibile di miglioramenti temporanei. Anche l’interrogativo “Perché proprio io?”, nel senso di miracolato, è stato altre volte affrontato come tema narrativo. Ugo Dettore, autore di romanzi, saggi e traduttore, che ho conosciuto e frequentato per diversi anni, scrisse un romanzo in cui il protagonista si sentiva diverso, in imbarazzo, per essere stato “miracolato”.

Due altre letture storiche interessanti, al riguardo. Alexis Carrel, Viaggio a Lourdes (Morcelliana, 1987). Le annotazioni di un viaggio al più noto santuario del mondo (6 milioni di pellegrini ogni anno), per osservare i fenomeni considerati miracolosi, da parte di un medico nonché premio Nobel per la medicina per i suoi studi e scoperte. T. Mangiapan, Le guarigioni di Lourdes. Studio storico e critico dalle origini ai giorni nostri (San Paolo, 1997 ). Un testo  sulle guarigioni avvenute nel santuario dei Pirenei redatto da colui che è stato medico permanente del Bureau Médical di Lourdes dal 1972 al 1990.

Infine, come scrive molto bene il filosofo canadese Charles Taylor, in un’epoca secolarizzata come la nostra in cui abbiamo abolito il senso del meraviglioso rispetto alla nostra natura e alle nostre origini, «la prospettiva meccanicistica che scinde il naturale dal soprannaturale oblitera del tutto questo mistero. Tale scissione genera il concetto moderno di ‘miracolo’; una sorta di spiraglio puntiforme nell’ordine generale delle cose, aperto improvvisamente dall’esterno, cioè dal trascendente. Tutto ciò che è superiore deve accadere, dunque, attraverso lo spiraglio aperto nell’ordine regolare, naturale: un’operazione normale, all’interno della quale non esiste alcun mistero. Curiosamente, questo modo di vedere è condiviso dai materialisti e dai fondamentalisti cristiani. L’unica differenza è che per questi ultimi la scissione conferma l’esistenza dei ‘miracoli’, perché certe cose restano inspiegabili sulla base del corso normale della causalità naturale. Mentre per i materialisti è la prova che qualsiasi forma di trascendente è esclusa di principio dalla “scienza”» (L’età secolare, Feltrinelli, 2009).