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La scienza della magia


magiaokokok002Come ho avuto modo di dire e scrivere altre volte, la psicologia, le scienze cognitive e le neuroscienze stanno da alcuni anni studiando la magia (nel senso di prestigiazione, illusionismo, mentalismo) in quanto miniera di conoscenze sugli inganni della mente. La magia è di fatto, oltre che forma di spettacolo antica quanto l’uomo, una scienza empirica. Una scienza che, per tentativi ed errori, utilizza trucchi ed espedienti per ingannare e manipolare la percezione, la memoria, le emozioni.

Si tratta di trucchi ed espedienti che costituiscono un vero e proprio corpo di test proiettivi, oltre che percettivo-cognitivi. Un corpo di test sviluppato non in laboratorio, ma bensì nella vita reale, nell’arco di secoli. Ecco dunque che oggi, psicologi, psichiatri e neuroscienziati, che magari sono allo stesso tempo prestigiatori professionisti, o cultori della materia, si fanno promotori di una neonata “scienza della magia”. Più nell’area anglo-america che non europea o italiana. Anche se pure in Italia la disciplina viene seguita da alcuni psicologi e psichiatri, esperti o addirittura praticanti di illusionismo.

A tal proposito, ecco quanto scrivono gli psicologi e ricercatori francesi Cyril Thomas e André Didierjean nel loro articolo “La magia in laboratorio” pubblicato dal numero di questo mese (gennaio 2017) della rivista “Mente & Cervello”: «Il mago può manipolare alcuni processi cognitivi molto simili a quelli che i ricercatori hanno evidenziato. Ma il mondo della magia offre probabilmente un terreno di gioco molto più ampio, ricco e complesso di quello già esplorato. Siamo certi che lo studio approfondito dei trucchi più moderni porterà alla luce nuovi meccanismi mentali ancora sconosciuti. E siamo anche sicuri che i maghi non abbiano finito di soprenderci…».

Aggiungo di mio che i maghi non hanno di certo finito di sorprenderci, perché, come ho già scritto, la magia è darwiniana, evolutiva. Se è durata così tanto attraverso i secoli, resistendo pure alla magia di altre forme di spettacolo, come ad esempio il cinema, è in ragione del fatto che i maghi utilizzano trucchi ed espedienti vecchi come il mondo, ma nello stesso tempo li attualizzano continuamente e inglobano l’uso di conoscenze scientifiche e delle tecnologie disponibili. Oggi, ad esempio, si fanno illusioni magiche anche con smartphone e tablet. Inoltre, ritengo che lo studio della magia sia molto utile anche per la psicologia dell’inganno, rispetto alla conoscenza di come si mettano in atto truffe, imbrogli e raggiri o, in senso sociologico e di storia e filosofia delle religioni, sui meccanismi culturali e psicologici alla base della formazione delle credenze.

Vedi anche:

La magia funziona perché la coscienza è imperfetta

Psicologia e scienza della magia

Psicologia e scienza della magia: intervista a Gustav Kuhn

Psicologo e mago: a lezione da Anthony Barnhart, in arte Magic Tony

Guardare e non vedere: la cecità attentiva in uno sketch dei Monty Python

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Psicologo e mago: a lezione da Anthony Barnhart, in arte Magic Tony


Barnhart_promo1Una nuova categoria di ricercatori si sta facendo strada. Sono gli psicologi, e in misura minore anche i neuroscienziati, che sono pure maghi. Prestigiatori, illusionisti, mentalisti. Se esistesse la reincarnazione, potremmo sostenere che si tratta del ritorno degli alchimisti del passato: un po’ maghi e un po’ scienziati. Questi maghi e scienziati odierni, del tutto inesistenti nel nostro Paese, ma forse non ancora a lungo, sono ricercatori in psicologia, interessati alla percezione, agli inganni della mente e della memoria, al formarsi delle credenze, al linguaggio del corpo, alle possibilità della suggestione, che sono pure professionisti in campo magico. Anzi, alcuni di essi sono diventati prima maghi, già adolescenti, e in seguito psicologi e ricercatori, proprio perché attratti dai misteri della mente e del cervello.

Sempre più articoli scientifici stanno uscendo sulle riviste internazionali a firma di un ristretto gruppo di specialisti in questo campo. Sono del resto guardati con sospetto, e pure criticati, quei ricercatori che non abbiano una esperienza “anche” dall’interno. Che non siano cioè, oltre che ricercatori, pure professionisti riconosciuti della magia. In effetti, per chi sia professionista nelle arti dell’illusione, o abbia semplicemente seguito un corso e studiato sui testi canonici, sa benissimo che un conto è praticarla e un conto studiarla dall’esterno, la magia. C’è tutto un universo in chi pratica le arti magiche che si va strutturando nella mente e nelle mani, nell’intero corpo. Un modo differente di guardare alla realtà e alla possibilità di alterare, indirizzare e addirittura condizionare le convinzioni della gente, rispetto ai profani. Un po’ come la famosa suddivisione tra babbani e maghi di Harry Potter.

Sentiamo allora quanto ci spiega in merito, su un sacco di questioni relative alla cultura magica, Anthony Barnhart, in arte Magic Tony, psicologo cognitivo della Northern Arizona University. Di Anthony Barnhart tra l’altro si parla a più riprese nell’unico libro dedicato a neuroscienze e magia, ad oggi tradotto in italiano: I trucchi della mente. Scienziati e illusionisti a confronto (edito da Codice, traduzione dell’ormai famoso, per chi si occupa di questi temi, Sleights of Mind: What the Neuroscience of Magic Reveals About Our Everyday Deceptions a firma dei neuroscienziati e illusionisti Stephen L. Macknik e Susana Martinez-Conde, in collaborazione con la giornalista scientifica Sandra Blakeslee).

Perché tutto questo interesse scientifico per la magia? Cosa ha da insegnare alla psicologia e alle neuroscienze?

A mio parere, il recente interesse scientifico per la magia è avvenuto perché contiene ipotesi inesplorate e solide metodologie che possono essere facilmente introdotte in laboratorio. I maghi sono rappresentanti informali delle scienze psicologiche. Hanno ipotesi sulla mente che supportano le tecniche sviluppate per l’inganno. Molte di queste tecniche sono sconosciute alla scienza cognitiva e potrebbero essere facilmente integrate in teorie psicologiche formali (ammesso che possano resistere all’esame empirico).

Ci sono stati alcuni lavori recenti che hanno direttamente testato alcune  ipotesi provenienti dal mondo della magia. Ad esempio, di recente ho pubblicato un articolo che affronta una ipotesi del teorico della magia spagnolo Arturo de Ascanio. Egli ha suggerito che le azioni ingannevoli hanno maggiori probabilità di essere ignorate dal pubblico, se il mago ha fatto precedere l’azione ingannevole  da modalità di azione non ingannevoli, visivamente simili. Mentre la sua ipotesi non ha trovato riscontro nella mia sperimentazione, essa può tuttavia  aiutare a delineare i confini entro cui la sua ipotesi funziona e, viceversa, laddove non si applica. I miei colleghi Jorge Otero-Millan, Steve Macknik e Susana Martinez-Conde  hanno invece indagato una ipotesi fornita dal mago di pickpocket Apollo Robbin sul rapporto tra attenzione e movimenti oculari. Attualmente sto studiando quanto i maghi sanno riguardo a come l’attenzione operi nel tempo (piuttosto che nello spazio). I maghi hanno profonde intuizioni su questo argomento, completamente sconosciute agli scienziati.

Come ho già osservato, la magia dispone pure delle tecniche che possono essere implementate per studiare l’attenzione e la percezione in laboratorio. Nel mio sopracitato lavoro scientifico, ho preso in prestito una tecnica dal mondo della magia per studiare la cecità attenzionale (la nostra tendenza a non cogliere gli imprevisti quando siamo impegnati in un compito attentivo esigente). Tecniche di magia con le carte sono state recentemente prese in prestito per studiare l’illusione del libero arbitrio e giochi di prestigio si sono dimostrati uno strumento utile per lo studio del problem solving. Mentre le nostre tradizionali manipolazioni di laboratorio producono solitamente minime e incoerenti  variazioni nel comportamento, molte manipolazioni magiche producono grandi effetti comportamentali e possono essere utilizzate in una varietà di contesti (dentro e fuori dal laboratorio).

Quale pensa sia il più grande contributo che la magia può dare alla psicologia?

A mio parere, il dominio in cui la magia può essere maggiormente importante per la psicologia è lo studio di come l’attenzione opera nel tempo (piuttosto che nello spazio). Né gli psicologi né i maghi hanno una comprensione completa dell’attenzione nel tempo, rendendo questo aspetto un terreno ideale per l’interazione tra i due gruppi. Quasi tutto ciò che gli psicologi sanno sull’attenzione riguarda come venga focalizzata verso determinati settori. Tuttavia, l’attenzione può essere focalizzata in modo diverso nei diversi momenti temporali. E c’è ampia evidenza su fatto che l’attenzione oscilla naturalmente ad una velocità relativamente costante. I maghi sono consapevoli di questo fatto, ad un certo livello, quando ad esempio parlano di creare situazioni “off-beats”. Che possono essere considerati come brevi momenti di disattenzione o di soppressione attenzionale.

Una delle tecniche che i maghi usano per creare un off-beat è l’umorismo. La loro intuizione è che il momento in cui una, o più persone del pubblico, comprendono uno scherzo, sono momentaneamente accecate rispetto al mondo che le circonda. E i maghi possono usare questo momento per preparare il prossimo inganno. Questo effetto è sconosciuto dalla psicologia. Attualmente, ci sono un paio di laboratori (compreso il mio) che stanno esplorando il fenomeno, nella speranza di scoprire nuovi principi di attenzione che possano produrre informazioni per  la nostra maggiore comprensione della coscienza.

Da una parte ritengo che queste intuizioni rappresentano un grande valore per le conoscenze della psicologia e, contemporaneamente, sono  alcune delle più potenti componenti psicologiche sfruttate dai maghi. Alcuni dei più grandi maghi di tutti i tempi sono stati abili nel controllare la situazione non soltanto quando il pubblico assisteva ai loro effetti, ma anche quando mago e pubblico si trovavano vicini. Ad esempio, Albert Goshman usava  gli off-beats  per nascondere le monete sotto le saliere in piena vista del pubblico, ma mai nessuno lo colse nel farlo.

Lei è  un mago e uno psicologo: in cosa si sente aiutato?

La magia mi ha portato alla psicologia (come è stato per molti altri). Sono uno dei pochi ricercatori in psicologia ad essersi formato come mago prima di studiare la mente. Altri come me, sono ad esempio Gustav Kuhn, Amir Raz, Jay Olson, Thomas Fraps, Richard Wiseman e Robert Teszka. Come mago, si diventa pienamente consapevole di come i sistemi percettivi e di memoria delle persone siano fallibili. Credo che la magia costruisca una fascinazione per la mente. Capire i modi in cui la mente può fallire, conduce automaticamente ad alcuni dei principi guida della psicologia. Per molti, la conoscenza dei principi della magia crea un sano scetticismo. Le audaci affermazioni della magia si traducono naturalmente in mentalità scientifica. Credo che la magia migliori le capacità di pensiero laterale, che spesso sono necessarie nelle scienze. Bisogna sempre cercare di produrre spiegazioni alternative per un dato fenomeno al fine di controllarlo, e il pensiero laterale è incredibilmente utile in questo processo!

Perché il mentalismo, che utilizza anche vecchi trucchi, è oggi tanto di moda?

Mi chiedo se il mentalismo sia davvero più di moda oggi di quanto non lo sia stato in passato. Ci sono sempre stati mentalisti di alto profilo. Ai tempi della radio, la magia non ha avuto buon gioco, ma il mentalismo ha comunque utilizzato questo mezzo. C’era un certo numero di famosi mentalisti radiofonici, come ad esempio Dunninger e The Piddingtons. Ora ci sono un paio di mentalisti resi grandi dalla televisione. Uno dei motivi per cui il mentalismo se la cava un po’ meglio in tv rispetto alla magia tradizionale è che il pubblico ha familiarità con i trucchi della telecamera e con la fantasia del montaggio. Con la magia tradizionale, i telespettatori possono pensare che si tratti di trucchi della telecamera, anche se non lo sono. Il mentalismo non ha questo problema. Il pubblico non ritiene che la tecnologia possa facilitare il “mind reading”, allo stesso modo in cui invece pensa che la tecnologia possa essere alla base molti trucchi magici. Com’è noto, Arthur C. Clarke ha affermato che “ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Con la  tecnologia così avanzata che abbiamo oggi, la magia è spesso indistinguibile dalla tecnologia quando viene presentata in tv!

Quanto è importante una buona storia in una routine di magia? Perché?

La storia è tutto nella magia. In primo luogo, la magia è una forma di teatro. Deve divertire. L’illusione presentata senza contesto teatrale è solo un puzzle da risolvere. La storia eleva l’illusione da puzzle ad arte. Al di là del valore di intrattenimento fornito dalla storia e dalla teatralità, il “patter” (le parole usate da un mago), possono anche assumere un importante funzione di misdirection. Come ho sottolineato prima, l’umorismo può accecare temporaneamente il pubblico alle azioni del mago. Oltre a questo, il pubblico distribuisce la propria attenzione spaziale in base alla storia che viene loro raccontata. Se c’è una moneta sul tavolo, e il mago fa riferimento verbale  “alla moneta”, tutti guardano verso la moneta! La narrazione è un grande strumento di misdirection. Se la trama è divertente, aumenta le probabilità che il pubblico si impegnerà con essa, e la misdirection sarà ancora più forte. Uno dei modi più semplici per vedere attraverso un inganno magico è quello di svincolarsi dal racconto del mago. Ma io non suggerisco alle persone di farlo!

Qual è il mago del passato verso cui nutre la massima ammirazione? Perché? E oggi?

I maghi del passato che sono maggiormente fonte di ispirazione per me sono i teorici della magia. Sono coloro che consideravano non soltanto come funziona la magia, ma perché la magia funziona. Uno degli ultimi maghi che ammiro di più è stato un mago spagnolo di nome Arturo de Ascanio. Come ho già detto il mio recente lavoro sulla cecità attenzionale ha esplorato alcune delle sue idee. Arturo de Ascanio è il fondatore della scuola spagnola di magia. A partire da questa scuola, ci si avvicina alla magia come uno scienziato si avvicina a un tema di ricerca. Si provano variazioni sui loro metodi per trovare la tecnica che migliora l’inganno, considerando sempre la base psicologica delle tecniche. Juan Tamariz ha assunto il manto della scuola spagnola di magia da Ascanio, ed è ampiamente considerato come il mago di maggior talento al mondo. Ho anche una grande ammirazione per un mago e teorico italiano che andava sotto il nome di Tony Slydini. Era un maestro di misdirection e di sperimentate tecniche nel dirigere l’attenzione usando il linguaggio del corpo, la tensione e il rilassamento. Entrambi questi personaggi, de Ascanio e Slydini, hanno generato una massa di ipotesi, che aspettano solo di essere testate da uno scienziato cognitivo. Intere carriere scientifiche potrebbero essere costruite solo su questo tipo di indagini.

Parlando di maghi viventi, ci sono molti che ammiro. Tamariz è chiaramente vicino alla parte superiore del mio elenco. Anche se non sono d’accordo con lui quando si tratta di studio scientifico della magia, ho grande rispetto per la creatività di Teller (del duo Penn & Teller). Teller è un grande filosofo della magia e un performer la cui magia è inttrecciata da quanto emerge dalle scienze cognitive. In questo momento,  sono infatuato da una collega di nome Rob Zabrecky che interpreta un meraviglioso personaggio e ruolo magico.

Sta scrivendo un libro su questi argomenti?

Non ho piani immediati per scrivere un libro, ma sto cucinando idee nella parte posteriore della mia mente per scriverne uno più in là. Stay tuned!

Cosa possiamo aspettarci nel prossimo futuro dalla collaborazione tra scienziati e maghi?

E’ difficile prevedere il futuro del movimento sorto attorno alla scienza della magia. E’ ancora nella sua infanzia. Penso che i maghi stanno ancora cercando di capire ciò che la scienza ha loro da offrire. E gli scienziati stanno cominciando soltanto ora a capire quali ponti possono essere costruiti tra le due discipline.

So che ci sono maghi che stanno attualmente costruendo spettacoli attorno ai principi delle scienze cognitive. Mi aspetto che i confini del laboratorio si espanderanno in modo che la sperimentazione formale sulla psicologia della magia si svolgerà nel mondo reale, dove i maghi agiscono. Mi aspetto anche che continueremo a trovare aree in cui la scienza e la magia possono beneficiare dell’interazione. Come ho detto, l’attenzione temporale è una di queste aree.

Tuttavia, ci vorranno maghi e scienziati con altre specialità per identificare questi ponti. Recentemente, la rivista digitale Frontiers in Psychology ha dedicato un numero speciale alla scienza della magia. Alcuni degli articoli pubblicati in questo numero speciale hanno raccolto parecchia di attenzione, quindi la mia speranza è che l’interesse per questo nuovo tema di ricerca continui a crescere! Mi auguro che altri maghi inizino a collaborare con gli scienziati, dato che la magia ha un patrimonio di conoscenze che aspetta solo di essere esplorato più a fondo. E non c’è posto per i non scienziati nell’ambito del processo scientifico!

Cosa pensa dei tutorial liberamente disponibili in rete? Alla fine toglieranno fascino e mistero alla magia?

Io non sono in genere offeso dall’esposizione della magia in rete, a meno che le persone stiano esponendo segreti che non siano già stati ampiamente pubblicati, o che siano proprietà intellettuale di una particolare mago. In generale, non credo che l’esposizione danneggi la magia. Ci vuole comunque un impegno particolare per trovare i segreti magici online. La gente di solito non cerca spiegazioni per i trucchi magici, a meno che non sia appassionata di magia, per cominciare a praticarla. Di conseguenza, l’esposizione online non danneggia l’esperienza di meraviglia per la maggior parte delle persone che frequentano spettacoli di magia. Se non altro, si sta solo aiutando a consolidare l’interesse di alcune persone per la magia!

Ci sono un sacco di discussioni intorno al concetto di misdirection: cosa ne pensa? Quale definizione ne darebbe in base alla conoscenza scientifica che ne abbiamo?

Tengo un intero corso di insegnamento sulla psicologia della Magia. Misdirection è uno dei termini che io incoraggio i miei studenti di “spacchettare” nel corso del semestre. Il problema è che è un termine quasi inutile nel contesto della scienza. E’ un termine generico che viene applicato a molte tecniche utilizzate dai maghi per migliorare l’esperienza dell’illusione.

I maghi usano questo termine per descrivere tutto ciò che muove l’attenzione di un pubblico distanziandolo dal metodo (la tecnica segreta che un mago utilizza per realizzare l’illusione) conducendolo verso l’effetto (l’esperienza inspiegabile di un membro del pubblico che viene ingannato).

Quando la maggior parte della gente pensa alla misdirection, pensa si tratti di distrarre l’attenzione del pubblico da qualche posizione nello spazio. Che sicuramente sta sotto l’ombrello della misdirection, ma è solo un piccolo pezzo del puzzle. La misdirection può anche volere dire coinvolgere e incoraggiare il pubblico a concentrare brevemente la propria attenzione verso i propri ricordi. Rivolgi a una persona del pubblico una domanda, e la sua attenzione verso l’esterno sarà momentaneamente smorzata.

La misdirection può essere condurre in un racconto. Come si vede nel video di Albert Goshman, quando il pubblico pensa che l’effetto sia finito, l’attenzione del pubblico è momentaneamente soppressa. La misdirection può anche essere all’interno della struttura di eventi in una routine. Se il tempo principale si svolge tra il metodo e il culmine degli effetti, è più difficile per il pubblico di rilevare la vera causa degli effetti di cui stanno avendo esperienza. Questi sono tutti fenomeni molto diversi, ma tutti costituiscono la misdirection. Tendo a evitare l’uso del termine misdirection…Io preferisco parlare di fenomeni specifici sotto l’ombrello della misdirection, molti dei quali possono essere riferiti a processi psicologici distinti (o alla combinazioni degli stessi).

Perché alcune persone pensano che siano fenomeni paranormali anche quando si spiega loro che sono solo trucchi?

Spesso pensiamo alla superstizione o al credere nel paranormale come una caratteristica che è relativamente costante all’interno di un individuo. Tuttavia, ora abbiamo la prova che la superstizione è fluida. Cambia in contesti diversi. Quando le persone si trovano in una situazione in cui sentono di non avere il controllo (dopo la morte di una persona cara o un periodo di turbolenze finanziarie, per esempio), si scopre che sono più suscettibili nel riferirsi al pensiero superstizioso. La superstizione è usata per ristabilire il controllo (comunque illusorio) su un mondo caotico e casuale.

Se interrogati,  i maghi spesso affermano che c’è una spiegazione naturale per i numeri del loro spettacolo, ma in realtà non ne forniscono una spiegazione. Del resto, ciò è inutile per quanti si trovino in uno di questi stati di carente controllo. Così, continuano a credere che la magia è il risultato di un intervento paranormale. La superstizione o il pensiero paranormale risolvono il disagio che stanno provando, fornendo una soluzione (anche se la soluzione è sbagliata). La persone che sono resistenti alle spiegazioni naturali dei fenomeni magici, possono esserlo  non perché sono poco intelligenti o ingenue, ma perché si trovano in uno di questi stati.

L’ultima domanda: la magia è un’attività da maschi? Quali pensa che siano le ragioni psicologiche e sociali perché nessuna donna è nella storia della magia, neppure oggi?

La magia è dominata dai maschi. Anche se ci sono alcuni meravigliosi, meno noti, maghi al femminile, sia nella storia della magia che in quella di oggi. C’è stato un esteso dibattito sul perché la magia è prevalentemente un’attività maschile. Un recente documentario, “Women in Boxes”, ha esplorato la questione in profondità. Il sociologo e mago Peter Nardi ha pure prodotto un sacco di riflessioni su questo aspetto.

Devo ammettere che tutto ciò che sto per dire è speculativo. Non ci sono davvero dati su questa questione. La mia ipotesi è che il problema probabilmente inizia durante l’infanzia. Dal punto di vista evolutivo, i ragazzi possono avere esigenze diverse e  pressioni sociali che li spingono verso un interesse per la magia. La maggior parte dei maghi sembrano “prendere il virus” intorno all’età di sette anni. Nella nostra società, i ragazzi vengono socializzati per essere potenti, ma l’infanzia è un momento in cui questo potere non può davvero essere attuato. I genitori, gli insegnanti e gli altri adulti prendono quasi tutte le decisioni nella vita di un bambino. Di conseguenza, la magia può essere un modo per i ragazzi per stabilire il controllo sul loro mondo, anche se è un controllo illusorio. Quale maggiore potenza c’è che essere in grado di infrangere le leggi della fisica e controllare il comportamento degli altri ?!

La magia offre un ulteriore bonus ai ragazzi. I ragazzi e le ragazze sono socializzati Barnhart_Ignite1diversamente. Le ragazze tendono a ricevere maggiore incoraggiamento e pratica all’interazione sociale. Questo è evidente nei diversi stili di comunicazione osservati i due sessi. I ragazzi, invece, sono spesso spinti più verso il lato fisico che non verso gli aspetti sociali, come fare sport, e così via. La magia può essere utilizzata come strumento per superare il disagio sociale. E’ un potente mezzo di conversazione. Molti maghi riferiscono di avere usato la magia per superare il disagio sociale durante l’infanzia e l’adolescenza.

Tuttavia, e aspetto più problematico, ci sono anche le pressioni nella cultura magica che rendono più difficile per le donne ottenere l’ammissione a questa categoria professionale. La magia è un “old boys club”, in un sacco di modi. Ad esempio, il Magic Circle, la più grande organizzazione di maghi del Regno Unito, non ha permesso fino a poco tempo fa alle femmine di farne parte. Pertanto, il problema è stato quello di autoperpetuarsi.

Per approfondire:

La pagina professionale di Anthony Barnhart psicologo, ricercatore e docente alla Northern Arizona University (Flagstaff, Arizona, USA) 

La pagina professionale di Anthony Barnhart nelle vesti di Magic Tony

Il blog The Science of Magic di Anthony Barnhart 

Recensione su Internazionale (tratta da New Scientist) de I trucchi della mente. Scienziati e illusionisti a confronto

Il numero speciale di Frontiers in Psychology dedicato a The Psychology of Magic and the Magic of Psychology

Anthony S. Barnhart e Stephen D. Goldinger, Blinded by magic: eye-movements reveal the misdirection of attention,
Front. Psychol., 17 December 2014

Jorge Otero-Millan, Stephen L. Macknik, Apollo Robbins, Michael McCamy and Susana Martinez-Conde, Stronger misdirection in curved than in straight motion,Front. Hum. Neurosci., 21 November 2011

Olson JA, Amlani AA, Raz A, Rensink RA, Influencing choice without awareness, Conscious Cogn. 2015 Feb 6

Amory H. Danek, Thomas Fraps, Albrecht von Müller, Benedikt Grothe and Michael Öllinger, It’s a kind of magic—what self-reports can reveal about the phenomenology of insight problem solving, Front. Psychol., 08 December 2014

Al Goshman and The Harlem Globetrotters (straordinario esempio di “off-beats”)

Sito del pluripremiato documentario “Women in Boxes” sul ruolo delle donne nella magia 

Sito del sociologo e mago Peter M. Nardi

Dynamo, il ragazzo che volle farsi mago. Motivazioni psicologiche della magia


DynamoCosa spinge una persona, fin da bambino, a intraprendere un percorso artistico? La psicoanalisi delle scelte professionali, delle attitudini, mi diceva Emilio Servadio, uno dei padri della psicoanalisi italiana, è apparentemente una delle più facili da concettualizzare in termini banali. Ma complessa se ci si spinge un po’ più a fondo nelle vite e nei percorsi delle persone. Sappiamo ad esempio che il pensiero magico è un percorso nella costruzione della nostra modalità di pensiero. Che non ci abbandona mai del tutto. Che in certi individui è maggiormente presente e operante più che in altri. Che può avere derive preoccupanti e parapataologiche, o francamente disturbate o devianti. Ma il pensiero magico, può anche essere la base creativa su cui impostare il proprio percorso e successo artistico. Lo può essere per professionisti delle arti visive. Per i registi. Gli scrittori. Per i poeti e i musicisti. E a maggior ragione per i maghi, per gli illusionisti. E a chi si rivolge il mago, l’illusionista? Non lo fa forse verso un pubblico che ha conservato dentro di sé una traccia di quel pensiero magico infantile? Di quella capacità di sorprendersi, stupirsi, emozionarsi di fronte a qualcosa di insolito? Uno psicoanalista come lo psichiatra  americano Bernard C. Meyer ha tra l’altro tentato di interpretare, con gli strumenti freudiani, la vita e le gesta del mago più famoso della storia (non il “più grande”, per i professionisti del settore): Harry Houdini, al secolo Ehrich Weisz, al quale dedicò un suo saggio biografico (Houdini. Una mente in catene) Ho visto Dynamo, al secolo Steven Frayne. L’ho visto in occasione dell’intervista che gli ha fatto Fabio Fazio negli studi Rai di via Mecenate a Milano, per la puntata di “Che tempo che fa” che andrà in onda stasera su RaiTre. Avevo letto la sua autobiografia Dynamo. Niente è impossibile, uscita l’anno passato da Vallardi. Ho visto le sue “magie impossibili” in tv e in rete. Visto anche i filmati di coloro che smontando, spiegano e dissacrano i trucchi scenici di questo mago britannico, classe 1982, originario di Bradford.

Steven è ancora oggi un giovane uomo magro, gracilino (“peso 65 chili”), affetto fin dalla nascita da una grave forma del morbo di Crohn. Cresciuto nel quartiere popolare di Delph Hill, il padre spesso in galera e lui vittima dei bulli. “Mi gettavano nei cassonetti della spazzatura, oppure in una specie di diga, e io non sapevo nuotare. Ho sempre sognato di poter camminare sulle acque, e l’ho fatto sul Tamigi..”. Steven, il ragazzo che volle farsi Dynamo, è un esempio vivente di resilienza. Questo mi interessa. Uno che avrebbe potuto diventare uno sbandato, un depresso, un soggetto da cure psicologico-psichiatriche. Invece si è riscattato grazie alla creatività, all’illusionismo, alla magia. E che la sua autobiografia, scritta poco più che trentenne, abbia come sottotitolo “niente è impossibile”, la dice lunga per uno psicologo e per uno psicoanalista. Pensando a un ragazzo che ha avuto una serie di traumi e di difficoltà, familiari, personali e di salute, non di poco conto. E’ bravo in quella che viene chiamata close-up o micromagia, con le carte, e lo si vedrà domani da Fazio. E’ spiritoso, simpatico. Coinvolgente. Viene criticato dai maghi classici perché, dicono, usa trucchi cinematografici e pubblico finto. Anche qui, come per Houdini, al contrario di come lo presenterà Fabio Fazio, non è “il più grande mago al mondo”, ma uno dei più noti. Per la grande capacità di utilizzare, oltre alla tv, i nuovi mezzi di comunicazione (Youtube e i social, soprattutto), di avvalersi un un gruppo di collaboratori, tra cui altri maghi, con i quali inventarsi continuamente nuovi trucchi e nuove performance di grande impatto mediatico. Un po’ come le botteghe degli artisti consociati di secoli addietro, dove nascevano e si sviluppavano talenti alla luce dei maestri. Che poi, nel caso della “bottega artistica di Dynamo”, siano grandi trucchi derivati anche dalla costruzione di effetti speciali, ispirati al cinema, come la sua “levitazione” sul grattacielo più alto di Londra, lo Shard London Bridge, tutto ciò comunque accresce la sua popolarità, se non la sua fama. In un’era in cui, più sei visto, più sei cliccato, e più hai successo. Vero o falso sia quanto fai.

Intervistato da Fazio, che prende la questione delle critiche ai suoi trucchi un po’ alla larga per non irritare l’ospite venerato, Dynamo risponde da uomo di spettacolo che ormai ha ampiamente superato questo genere di affronti (figurasi, l’aveva già fatto con i bulli di strada): “Il pubblico si divide in due categorie: quelli che si godono lo spettacolo e quelli che sono sempre pronti a scovare i miei trucchi. A me vanno bene anche questi: parlano comunque di me e vengono a vedere i miei spettacoli…”. Ma la magia è, anche se dichiarato e spettacolare, un grande inganno. Esiste un limite al grande inganno? Esiste un’etica dell’inganno? Una morale del trucco? Maghi del presente e del passato – come Giordano Bruno, Cagliostro, Mesmer, Rol – hanno spesso suscitato grande ammirazione, ma pure grandi invidie, critiche, dissacrazioni.

E’ il destino del grande mago: osannato da una parte, immolato dall’altra. E ci sarebbe pure da che riflettere, ragionare, sul fatto che gli illusionisti di oggi, complessivamente preferiscano chiamarsi “maghi”. Non interrompendo alla fine quella linea temporale – e non ne fanno mistero, anzi ne parlano diffusamente nelle loro storie dell’illusionismo – che li riconduce agli sciamani, maghi, alchimisti, magnetizzatori, ipnotisti, medium e sensitivi del passato. Una linea temporale che risale la notte dei tempi, che percorre tutto quel pensiero magico che fa parte della nostra natura di umani. Di ogni tempo e di ogni paese. Che ci consente ancora di provare, ogni tanto, un benefico senso della meraviglia. Se non altro. C’è una filosofia per tutto, ma ne manca una dell’illusionismo. Forse sarebbe il momento di inventarla. E casi come quello di Dynamo, invogliano a farlo. Intanto si stanno facendo strada la psicologia e le neuroscienze dell’illusionismo e della magia.
Vedi anche: