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Gli specchi, la psiche e l’inconscio

IoSpecchioUn bell’articolo di Giovanni B. Caputo, ricercatore del DIPSUM (Dipartimento Scienze dell’Uomo), Università Urbino, sull’influenza che da sempre lo specchio ha sulla psiche e sull’inconscio. Con una attenzione a come Jung ha trattato il tema dello specchio nel suo Psicologia e Alchimia.

Caputo si sta dedicando da tempo agli aspetti percettivi e psicologici di come vediamo noi stessi riflessi (e non a caso “riflettere” vale tanto per la nostra immagine specchiata, quanto per il pensare su noi stessi), proponendo indagini sperimentali in condizioni particolari di illuminazione e riflesso di sé nello specchio. Come dice Caputo “gli specchi sono stati studiati dalla psicologia cognitiva per comprendere l’auto-riconoscimento, l’auto-identità, e la coscienza di sé. Inoltre, la rilevanza degli specchi nella spiritualità, nella magia e nell’arte, suggeriscono che gli specchi possono essere simboli di contenuti inconsci”.

In questo lavoro, ad esempio, ipotizza che il riflesso di sé in condizioni di luce bassa, potrebbe consentire l’emergere e l’integrazione di contenuti inconsci. Metodica che richiama, se vogliamo, l’uso magico e divinatorio dello specchio e delle superfici riflettenti presso maghi e veggenti dei secoli passati. Che quasi sempre utilizzavano tali mezzi divinatori e di veggenza nella semioscurità, o alla luce tremolante e fioca di una candela. Tipo Nostradamus e la sua ciotola d’acqua per profetizzare il futuro.

Caputo, Giovanni B., Archetypal-Imaging and Mirror-Gazing, Behavioral Sciences (2076-328X);Mar2014, Vol. 4 Issue 1, 1-13.

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2 Risposte

  1. L’interessante articolo sullo specchio mi ha fatto fare alcune riflessioni sul rapporto tra specchio letteratura. Da Narciso in poi l’ immagine riflessa produce illusione, disvelamento della realtà, comunque la produzione di una realtà incerta che si può accettare acriticamente o mettere totalmente in discussione pena la disgregazione dell’io riflesso. E’ questo il caso del protagonista del romanzo di Pirandello “Uno , nessuno, centomila”, la rilevazione da parte di Moscarda di una lieve asimmetria del suo naso, da sempre esistita ma mai percepita, mette in moto meccanismi di riconoscimento: quello che lui vede o sostiene di vedere non è condivisibile con le persone che lo circondano che al suo dubbio iniziale aggiungono ulteriori e dannose precisazioni disorientando totalmente il soggetto che vede scomposta la sua identità fisica finendo inevitabilmente in una casa di cura.
    Altra storia nell’Horla di Maupassant, lo specchio capta addirittura una presenza, simile a nuvola e vapore, che si colloca tra il soggetto riflesso e la superficie riflettente, come se fosse un recettore del mistero.
    Il guardarsi, il conoscersi, il riconoscersi e lo smarrirsi coinvolgono la persona in una ricerca della propria identità nascosta o troppo timida o troppo corrotta per poter essere proposta pubblicamente, identità comunque prepotente e vera che cerca qualsiasi canale di sfogo.Per non parlare dell’ossessione tutta femminile di Anna Karenina che spia nelle luce riflessa, le prime rughe, il primo decadimento fisico che potrebbe inesorabilmente allontanarla da Vromskji, scelto per un’incauta e quanto mai distruttiva scelta d’amore e sulla scia di Anna altre donne insoddisfatte e inquiete cercano rassicurazioni e smentite da questa superficie lucente, inesorabile palude dove il tormento dell’anima affoga: pensiamo a Madame Bovary che nell’osservarsi vede riflesso il marito, adorante, che tenta invano un timido approccio “Standole alle spalle la vedeva nello specchio, fra due candelabri. Gli occhi neri parevano più fondi ancora. I capelli, dolcemente rigonfi sugli orecchi, splendevano di riflessi azzurri. Sui petali di una rosa dal gambo sottile, infilata nello chignon, tremolavano gocce di rugiada spruzzatevi ad arte. Indossava un abito di un color zafferano chiaro, drappeggiato da tre mazzi di roselline circondate di foglie verdi. Charles fece per baciarla su una spalla. «Lasciami,» disse Emma «mi sciupi il vestito” oppure Rossella O’Hara all’indomani del parto che le nega ormai in modo irreversibile il vitino da vespa, e sempre Madame Bovary, prima di morire chiede per un’ultima volta lo specchio forse alla ricerca di un’anima che da tempo ha smarrito. “Infatti Emma si guardava intorno, lentamente, come chi si svegli da un sogno; poi, con voce chiara, chiese lo specchio e vi rimase chinata sopra per qualche tempo, finché grosse lacrime le scesero dagli occhi. Allora rovesciò il capo con un profondo sospiro e ricadde sul guanciale” .
    Viene da pensare che lo specchio ci dice di noi qualcosa che noi forse confusamente percepiamo ma non ammettiamo, non esterniamo…lo specchio ce lo restituisce…..implacabilmente….silenziosamente……

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