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A volte ritornano (medium). Neewsweek “Talking to the Dead: The Science of Necromancy”

death-coverIn prossimità di Halloween il settimanale Newsweek decide di dedicare il servizio di copertina all’evocazione dei defunti. Alla possibilità di parlare con i morti. Una tradizione e una pratica antiche come l’uomo. Mai scomparse, nonostante l’imporsi del positivismo, del materialismo, dell’ateismo e dello scetticismo verso il soprannaturale e il paranormale. Soprattutto nei paesi di cultura anglosassone. Dove i medium e la frequentazione dei fenomeni spiritici sono passati dai salotti, ai teatri, alle congregazioni parareligiose. Coinvolgendo nello studio dei fenomeni legati ai medium, psicologi, psichiatri, scienziati di varia formazione e persino premi Nobel. Un po’ come si vedrà nel nuovo film di Woody Allen, sempre attratto dal mondo della magia e del paranormale, Magic in the Moonlight, in cui un famoso illusionista inglese, Stanley, nome d’arte Wei Ling Soo, viene ingaggiato con lo scopo di smascherare una giovane sedicente (nonché seducente) medium. Woody Allen opera una “ricostruzione d’epoca che fedelmente rievoca la mania dei medium tipica del tempo, una moda che contagiò”, come dice Allen, “gente molto famosa, come ad esempio Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes”. 

Oggi le pratiche dei medium sono studiate ancora da psicologi e neuroscienziati. Ma non nella pretesa di dimostrare la reale esistenza dell’aldilà, il contatto e la comunicazione con gli spiriti, ma bensì nel tentativo di chiarire i meccanismi alla base dei fenomeni dissociativi non patologici. In generale per analizzare, anche con tecniche di visualizzazione cerebrale, i processi alla base della creatività spontanea.

Su un versante artistico, le pratiche dei medium interessano molto anche i mentalisti, i maghi che studiano e simulano i fenomeni paranormali a fini di spettacolo. Non è un caso che nell’articolo di Neesweek  a firma dello scrittore e giornalista Robert Chalmers (un estratto del suo libro Talking with the Dead) venga interpellato uno psicologo britannico che è pure mago e scettico del paranormale:  Richard Wiseman, professore di Public Understanding of Psychology alla Università di Hertfordshire.

Cosa dice Wiseman a Chalmers, che invece propende verso l’inspiegabilità naturale di certi fenomeni? “I morti”, commenta un ironico e sorridente Wiseman, “preferiscono chiacchierare con le persone fantasiose. Creative. Di grande sensibilità. Sai: i creduloni. I creduloni, e gli illusi”. Questa la sentenza del mago, e quindi psicologo scettico. Wiseman, come tutti i mentalisti, conosce bene, ad esempio, le tecniche di “cold reading” (lettura a freddo), le quali consentono di pilotare l’interazione con un consultante, in particolare quello che si rivolge ad un medium professionista. Chi pratica l’illusionismo, il mentalismo, e studia da anni le false percezioni, le illusioni e gli inganni della mente e della memoria, è davvero raro, se non impossibile, che si dica convinto dei poteri paranormali dei medium. Sulla possibilità di fare comunicare l’aldilà con l’aldiquà. Basti risalire a Houdini, allo smontatore di soggetti paranormali James Randi, oppure al mentalista e scrittore italiano Mariano Tomatis che affronta in un intero e documentato libro scettico le pratiche di un mito del paranormale: Gustavo Adolfo Rol.

Ma la medianità ed i medium, come detto all’inizio, se non per la parapsicologia, rivestono tutt’oggi un interesse scientifico per lo studio della mente, e per i rapporti di questa con il suo substrato fisico, il cervello. Proprio Richard Wiseman ha dedicato un articolo scientifico in cui, con lo psicologo e parapsicologo britannico Ciarán James O’Keeffe, espongono risultati e metodi di un test messo a punto per saggiare la presunta medianità. Il test, secondo gli autori, ha un valore discriminante. Visto che l’affermazione da parte dei medium di potere comunicare con i defunti attrae un grande interesse pubblico, tutto ciò ha implicazioni per molte aree della psicologia. Secondo recenti sondaggi, circa il 30% degli americani crede che le capacità medianiche siano reali e il 10% dei britannici consulta i medium per ricevere messaggi dai defunti, sulla base dei quali orienta la propria vita e l’attività lavorativa. Mostra bene questi aspetti sociali della medianità a Londra, pure con ironia, Clint Eastwood nel suo film HereafterSenza contare che per oltre 100 anni sono state svolte ricerche sui presunti poteri dei medium.

I medium sostengono di potersi indurre uno stato modificato di coscienza, la trance, attraverso cui sarebbero in grado di mettere in contatto il mondo dei vivi e quello dei defunti. Da oltre un secolo specialisti della mente, compresi nomi storici come William James e Cesare Lombroso, hanno studiato medium e trance. Cercando di comprendere come questo stato potesse consentire di produrre scritti, composizioni musicali, dipinti, insegnamenti verbali, in modo rapido e apparentemente spontaneo. Un altro studio, questa volta di neuroimaging, è stato condotto su medium brasiliani “psicografi”, ossia produttori di “scrittura automatica”. Una tecnica di creatività spontanea che attirò l’interesse del movimento artistico surrealista. Lo studio comparso su PloS One, coordinato dal neuroradiologo esperto in ricerche sulle esperienze religiose Andrew Newberg, è per la verità frutto di commistione tra dipartimenti universitari di radiologia, psichiatria e centri “spiritualistici” dell’Università della Pennsylvania e dell’Università di San Paolo. Ad occhio critico questa pubblicazione “open access” potrebbe apparire un tentativo di dimostrare che nel cervello dei medium accade qualcosa di insolito. Il lavoro preliminare, formalmente corretto ed esente da conclusioni azzardate, visualizza il cervello dei medium scriventi con tomografia ad emissione di fotone singolo (Spect), confermando che gli stati dissociativi, non patologici, sono diffusi tra la popolazione e possono facilitare momenti di creatività spontanea. “Non è una sorpresa”, commentano gli autori dello studio pubblicato da Plos One, “che lo studio di esperienze medianiche sia stato fondamentale per lo sviluppo di idee in materia di processi inconsci e dissociativi.  Rimane un classico sulla dissociazione quello di Pierre Janet, del 1889, attraverso lo studio di diversi medium. La tesi di dottorato di Carl Gustav Jung riguarda un caso di medianità, e William James condusse una meticolosa ricerca sulla medium Leonore Piper”.

In definitiva, medium e medianità suscitano tuttora l’interesse di una vasta schiera di studiosi e ricercatori del nostro tempo, fuori dai polverosi e oscuri salotti spiritici: mentalisti, psicologi, psichiatri e neuroscienziati. Se non siamo riusciti a dimostrare l’esistenza dell’aldilà e della possibilità di comunicare con i defunti attraverso i medium, abbiamo ancora una volta l’evidenza di quante e quali sorprese ci riservi lo studio della mente e del cervello. Anche nel nostro mondo.

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2 Risposte

  1. Se dai tempi più remoti ogni civiltà ha sentito il bisogno di dedicare una giornata alla commemorazione dei defunti è evidente che il regno dell’ombra e del mistero non solo ha un fascino e un’irresistibile attrazione, ma risponde alla famosa domanda del destino ultimo delle nostre vite. E se tale fascino non tocca le persone non credenti, resta tuttavia il ricordo struggente per chi non c’è più e che in modo inesplicabile continua a vivere nella nostra mente che diventa una nuova forma di eternità, quella consentita all’umano.Da qui il bisogno di rendere onore agli amabili resti di chi ci ha preceduto.
    La visita ai cimiteri in questo periodo offre agli occhi a volte commossi del visitatore una immensità di gente di tutte le età che ci hanno preceduto. SI osservano le lapidi, si confrontano le età, ci si sofferma su foto che ritraggono visi ripresi in momenti felici ormai lontani e apparentemente perduti…..e in questa popolazione di sommersi recuperiamo la fragilità del vivere che tutti ci accomuna….prima o poi.
    Non si sopporta che tutto vada perduto, roso dal tempo e dall’incuria se non addirittura dall’oblio, un oblio a sua volta creato non tanto dall’ingratitudine, ma dalla scomparsa di intere generazioni, di famiglie, di parenti che si spostano, cambiano città, o semplicemente muoiono.
    La letteratura registra puntualmente questa sensibilità: Ulisse non rinuncia ad un contatto con il mondo dei defunti, anche il razionale Enea si avventura nelle nebbie dell’ignoto e ancor prima di dante c’è questa forte curiosità che ha portato a costruzioni di “mondi altri” molto ben determinate e circoscritte, una specie di supercondominio dove gli spazi comuni vengono rigidamente controllati.Rimane evidente comunque che se i vivi si protendono curiosamente verso quel mondo, anche i defunti ritrovano, sia pure purificati, un insopprimibile desiderio di ritornare nel mondo che li ha visti, forse, giovani e felici, e vivono una nostalgia di ritorno, la percezione che la vita sia preziosa proprio perchè a tempo e limitata, concetto reso in modo sublime nel monologo finale di Blade Runner.
    Persino Gesù Cristo, in una sorprendente poesia di Luzi, confida al Padre, al momento della morte, non la paura del trapasso, ma il rimpianto per quel mondo che Lui ha conosciuto come uomo, in una dimesnsione carnale, spaziale, temporale e sensoriale che ha oltrepassato la sua natura divina, permeandola.
    Basti pensare a Achille che, tristissimo e solenne, si presenta ad Ulisse sottolineando che preferirebbe di gran lunga essere un povero sulla terra che un principe, come è, nell’aldilà, e anche il genio incontenibile di Shakespeare azzarda possibilità infinite di quel mondo che ogni tanto invia sulla terra anime affrante in cerca di ricordo e, nei casi estremi, di vendetta
    Il denominatore comune rimane il rispetto per quel mondo, la necessità di stabilire dei limiti e delle regole perchè il desiderio e la curiosità non diventino arbitrio e violenza.
    L’epoca illuminista ha tentato di rimuovere un’insana propensione verso quel mondo che nessuna ragione poteva comprendere o illuminare, tuttavia non solo ha alimentato una letteratura sotterranea che esprimeva la necessità per l’uomo di spingersi oltre le certezze, ma ha aperto la strada per l’osservazione rigorosa di questa realtà e pare che la scienza oggi, che non soffre più di un complesso di inferiorità, o di ansia di prestazione possa concedersi il lusso di indagare libera da ogni pregiudizio.

  2. […] A volte ritornano (medium). Neewsweek “Talking to the Dead: The Science of Necromancy” […]

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