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Marc Hauser: dalle menti morali ai videogiochi

Faccia mefistofelica, col suo pizzetto scuro da caratterista hollywoodiano. Volto perfetto per i ruoli da cattivo ambiguo. Oppure da “mad doctor”. Sempre fotografato in pose ieratiche, dallo sguardo magnetico e penetrante. Marc Hauser, ex psicologo evoluzionista dell’Università di Harvard, si era guadagnato la fama di uno tra i maggiori esponenti della neuropsicologia cognitiva. Adorato e inseguito dai media per le conclusioni della sua “ricerca” sulle “menti morali”. Tanto che le pagine scientifiche dei quotidiani all’epoca titolarono: “Il gene è diventato altruista. Altro che egoismo, siamo programmati per collaborare e innamorarci”.

Peccato che, come fece notare la giornalista scientifica Daniela Ovadia esattamente due anni fa, anche gli assertori della mente morale possono lasciarsi sedurre dalla tentazione di frodare il prossimo. Nel caso di Marc Hauser, oltre al mondo dei media sempre tempestivo a cogliere l’ultima notizia dello scienziato di grido, la frode ha colpito il mondo accademico e la comunità scientifica di cui faceva parte. E, forse, proprio quella sua faccia da mad doctor ha avuto un ruolo non secondario sulla pesantezza con cui la mannaia della punizione si è abbattuta sulla sua testa.

Dopo essersi dimesso dai suoi incarichi accademici e di ricerca ad Harvard, per Hauser è iniziato un procedimento a cura dell’Office of Research Integrity (ORI), l’organismo federale americano di controllo che sovraintende, tra l’altro, alla verifica di segnalazioni relative alla cattiva condotta nella ricerca. Accusato di aver falsificato, almeno in sei casi, i dati dei suoi studi sulle funzioni cognitive nei primati (scimmie Tamarin) e, di conseguenza, sulle conclusioni relative a come tali primati imparano le regole e alla cosiddetta “morale naturale”, il mondo scientifico si è diviso tra sostenitori (anche se autorevoli, pochi) e detrattori (parecchi).

Proprio in questi giorni, giunge la “sentenza” dell’ORI che propende verso una soluzione transattiva: Hauser avrebbe “fabbricato” i dati incriminati, in particolare quelli del lavoro pubblicato da Cognition nel 2002. Tuttavia non si specifica se i dati siano stati deliberatamente inventati, oppure siano conseguenza di un atteggiamento quantomeno superficiale da parte di Hauser nel rilevarli e, soprattutto, sottoporli a nuovi test di controllo.

Hauser, in un comunicato inviato ai media e alla rivista scientifica Nature, accetta le conclusioni dell’ORI. Sottolinea che gli anni di verifica sulle sue ricerche sono stati un periodo “lungo e doloroso”. Ammette di aver commesso degli errori, ma a causa, lascia intendere, della sua ambizione professionale e del tritacarne in cui si era cacciato. “Ho cercato di fare troppo – scrive -, corsi di insegnamento, conduzione di un grande laboratorio per gli studenti, partecipazione a diversi comitati editoriali, direzione del  Mind, Brain & Behavior Program ad Harvard, conduzione di molteplici programmi di ricerca, oltre alla divulgazione per il grande pubblico”.

Quello di Hauser è solo il caso più recente, o per meglio dire “noto”, di frode scientifica. Altrettanti lavori scientifici di rassegna, interi trattati, testi divulgativi e la stessa rete sono zeppi di esempi storici in tal senso. In questi casi di solito si dice che il metodo scientifico, al contrario di altri, contiene gli anticorpi per autoregolarsi ed espellere dal suo corpo chi truffa.

Un altro piccolo insegnamento, per i media e i giornalisti, sarebbe quello di accogliere nuovi dati con il dovuto scetticismo e necessità di verifica, anche, e soprattutto, se provengono dal mondo scientifico. In particolare se si tratta di nuovi studi, riconducibili soprattutto ad un unico nome o gruppo di ricerca, non ancora verificati e riprodotti da altri ricercatori. Ancora, soprattutto se i dati si riferiscono alle scienze cognitive, del comportamento o che comunque abbiano ricadute morali, sociali o filosofiche di grande impatto mediatico ed enfasi.

Oggi Marc Hauser si occupa di giovani a rischio. Ha costituito con altri la società Gamience (dalla crasi di
“games+science”) per l’ideazione di giochi computerizzati destinati ad insegnare l’autocontrollo e altre abilità cognitive. Lavora inoltre con una società non-profit nelle scuole. “Questo lavoro è profondamente soddisfacente – dichiara – e non vedo l’ora di dare nuovi contributi per l’essere umano, l’istruzione e il ruolo della conoscenza scientifica nella comprensione della natura umana”.

Dalle menti morali ai videogiochi. Sentiremo ancora parlare di Marc Hauser. E della sua faccetta mefistofelica.

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2 Risposte

  1. a proposito della nostra tendenza innata a cooperare, suggerisco “Altruisti nati” di M. Tomasello.
    Grazie per l’articolo su Hauser!
    ludmilla

  2. Condivido il suggerimento di lettura, grazie. Mi fa piacere tu abbia gradito il post sul “caso” Hauser.
    La discussione in merito è proseguita su Anobii, se ti interessa:
    http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3204788#new_thread

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