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La mente dei cerchi nel grano e la rivista “Nature”

Il fenomeno dei cerchi nel grano (crop circles) non è recente. Vi sono testimonianze già nei secoli passati (celebre la buffa rappresentazione del povero “diavoletto mietitore” che traccia i contorni in un campo del 1678) e nel 1880 John Rand Capron ne parlò addirittura, per la prima volta dal punto di vista scientifico, sulla rivista Nature (J.R. Capron, Nature 22, 290-291, 1880). Capron ipotizzò che tali formazioni circolari fossero prodotte dal turbinio di venti ciclonici.

Quindi possiamo storicamente affermare che la prima pubblicazione ad occuparsi di cerchi nel grano non è stato un periodico dedicato ai misteri, ma bensì la principale rivista scientifica dell’epoca, ancora oggi tra le più autorevoli a livello internazionale: la britannica Nature che, assieme alla statunitense Science, è strumento di lavoro e aggiornamento per tutti i ricercatori nel mondo.

La passione per le spiegazioni naturalistiche dei cerchi nel grano, è risorta un secolo esatto dopo, nel 1980, quando il meteorologo Terence Meaden (Dalhousie University, Halifax, Canada) perfezionò l’ipotesi di Capron per tentare di spiegare le formazioni che stavano comparendo, sempre più frequentemente, nelle colture dell’Inghilterra meridionale. Meaden ipotizzò che le formazioni collinari del posto consentissero alle trombe d’aria di stabilizzarsi abbastanza a lungo da consentire la formazione dei cerchi nei campi. Peccato che, oltre ai semplici cerchi, cominciassero a comparire immagini geometriche, frattali, figure umane ed animali, sempre più vaste e complesse. Se fosse stato vento, si sarebbe dovuto pensare, quanto meno, al dio Eolo.

Era evidente che dietro i cerchi ci fosse una mente. Ma di che tipo? Una mente creativa, raffinata, artistica, persino scientifica e matematica. Data la natura misteriosa e la comparsa apparentemente improvvisa dei cerchi (solitamente nell’arco di una notte, ma c’è un caso recente di agroglifo sviluppato in 3 notti) saltò fuori l’idea che a tracciarli fossero UFO ed alieni. L’idea venne rafforzata da alcune testimonianze che parlavano di misteriosi globi luminosi volteggianti sui campi e, in contemporanea, ecco apparire gli agroglifi (pittogrifi o pittogrammi, le definizioni del fenomeno si stanno moltiplicando come gli stessi cerchi).

Poi fu la volta degli artisti  Douglas Bower e David Chorley che nel 1991 confessarono di aver realizzato una beffa nei campi d’orzo dell’Hampshire, a seguito della lettura di articoli che attribuivano tali formazioni all’intervento degli UFO. Ma le immagini dei due artisti buontemponi, con le tavolette di legno ai piedi, spiegano formazioni semplici, grezze. Mentre restano un punto interrogativo formazioni sempre più estese, ricche di simboli esoterici, matematici, religiosi.

Nature (465, 693, 10 June 2010) torna oggi ad occuparsene con la pagina delle “opinion”, a firma di Richard Taylor (professore di fisica, psicologia ed arte al dipartimento di fisica dell’Università dell’Oregon, Eugene, Oregon, USA), con un titolo molto esplicito: “L’evoluzione dei cerchi nel grano”.

L’idea di Taylor (che evidentemente è un assiduo frequentatore di campi, vedi foto), come di molti commentatori del fenomeno, è che dietro i cerchi nel grano non ci sarebbero singole menti di improvvisati ed estemporanei buontemponi, ma bensì team, gruppi ben organizzati di artisti, matematici e informatici. Attrezzati di tutto punto sotto il profilo tecnologico e scientifico. La loro opera, rientrerebbe in quella corrente che già da tempo è stata definita land art (e, se ci pensiamo, sempre esistita nelle culture umane: persino le linee di Nazca potremmo inquadrarle in questo genere di espressioni). Sarebbe il momento di inventare un paio di neologismi definendo “croparte” questa nuova corrente e “cropartisti” i suoi seguaci (mediando dall’inglese circlemakers).

L’ipotesi più plausibile e razionale è che fenomeni naturali all’orgine degli arcaici cerchi nel grano, come quelli osservati e descritti in passato da John Rand Capron, abbiano stimolato la fantasia e la creatività di artisti che, appunto, hanno fatto successivamente “evolvere” i cerchi nel grano in funzione dell’organizzazione dei tem di cropartisti e delle tecnologie disponibili. Li hanno fatti evolvere, aggiungo io, anche e soprattutto in funzione del successo mediatico ed economico che ad un certo punto hanno iniziato a profilarsi all’orizzonte.

E’  del resto caratteristica comune agli allestimenti artistici e pubblicitari della nostra epoca: diventano famosi, acquisiscono notorietà e valore, quanto più vengono visti, discussi, criticati. Suscitando magari diatribe e polemiche, scatenando cioè emotività (emotional marketing). Per tale motivo si fa pure in modo – vedi esempio Maurizio Cattelan – di creare allestimenti controversi, di grosso richiamo e visibilità, in luoghi pubblici o di grande passaggio.

Che tipo di attrezzature usano i cropartisti per creare queste figure? Ad esempio la medusa di 180 metri comparsa l’estate dello scorso anno in un campo d’orzo dello Oxfordshire (Regno Unito). Ma pure le immagini che integrano le forme euclidee con le icone frattali, come le curve di Koch e i set di Mandelbrot.

«Una seconda ondata di artisti dei cerchi – scrive Taylor – ha curato la realizzazione di  centinaia di pittogrammi sempre più sofisticati apparsi ogni anno in tutto il mondo. La matematica è fondamentale per il design moderno, che incorpora simboli e costanti fondamentali come φ – la “sezione aurea” – e pi greco, a volte con una precisione di dieci cifre. Grazie alla maggiore potenza di elaborazione, le equazioni iterattive sono utilizzate per generare le forme che si ripetono in molte scale. I pittogrammi oggi possono misurare 300 metri e possono contenere fino a 2.000 elementi».

Questa fusione tra matematica, scienza, architettura, ingegneria, informatica ed arte, darebbe luogo al fenomeno della comparsa dei cerchi nel grano. Per quelli più complessi, sofisticati ed elaborati, non si tratterebbe di pochi sprovveduti con le tavolette ai piedi, corde e rulli da giardino, sgabelli da bar. Ma bensì di team organizzati e coordinati che impiegano moderni metodi di progettazione e costruzione.

I modelli di oggi sono tracciati con computer, puntatori laser e tecnologia satellitare. La particolare piegatura degli steli vegetali – invece che schiacciati o rotti – ha anch’essa una funzione artistica ed estetica. L’orientamento del peduncolo può variare tra le diverse parti del pittogramma, e la tessitura è utilizzata per creare livelli multipli, che danno la percezione di profondità, con trame d’ombra che cambiano a seconda di come gli steli vengono illuminati dal sole.

Come spiega John Lundberg, uno dei rari cropartisti rivelatori (per interesse commerciale, ha creato una società su questo business): accettiamo che l’uomo sia andato sulla Luna – anche se ancora qualcuno non ci crede – e non che possa fare dei disegni in un campo. Inoltre Lundberg confessa di utilizzare dei “banali” software CAD per disegno tecnico (Computer-Aided Drafting, disegno tecnico assistito dal computer) che ogni ingegnere, architetto, geometra o perito progettista, conosce come le proprie tasche. E il veronese Dario Gambarin si dedica alla land art con un trattore. Certo, un crop circle progettato da un CAD o realizzato da un trattore è immensamente meno affascinante di uno ideato da un UFO proveniente da Zeta Reticuli.

Insomma dietro i cerchi nel grano ci sono delle belle testoline. E pure delle belle apparecchiature. Ma non certamente da imprese spaziali. I cropartisti riescono a far parlare di sé con opere che poi, come i mandala tibetani disegnati con la sabbia dai monaci buddhisti, scompaiono. Lasciando però dietro di sé foto, filmati e infiniti commenti che gireranno in eterno grazie ad internet e gli altri media. Un vero successo. A poco prezzo.

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6 Risposte

  1. Mi stavo immaginando l’altro lato della medaglio, ovvero la scena di un gruppo di crop-artists – attrezzati di computer, Gps, puntatori laser e tecnologia satellitare al seguito – che vengono presi sul fatto da un contadino incazzoso che, stufo di vedersi rovinare il raccolto di grano e ignaro di trovarsi davanti a degli epigoni di Mandelbrot, carichi la sua doppietta a sale e spari, come si dice, alla Luna. Il filmato rilanciato su You Tube lascerebbe dietro di sè altrettanti salati commenti.

  2. Beh, pur in modo ironico, hai toccato un punto nodale: l’economia dei cerchi nel grano. Cioè, a chi giovano?
    Non direi che i contadini debbano essere necessariamente incazzosi verso i circlemakers, anzi, potrebbero pure accordarsi.
    Innanzi tutto, i gestori di pub inglesi pare facciano un sacco di soldi, ogni volta che nella loro zona compare una bella figura (ormai c’è di tutto, non solo “cerchi”).
    Ma pure i contadini: si raccontano casi di gente che abbia raccimolato 30.000 sterline (nei pressi di Stonehenge, si capisce) facendo pagare tutti coloro che volevano visitare il campo. Aggiungo che ormai vi sono intere schiere di “adoratori” dei crop circles che vogliono entrare nei campi, celebrare riti, sedersi o distendersi per “assorbire l’energia dei cerchi”. E altrettanti dindini li si può fare vendendo i diritti a tv, giornali, fotoreporter… Ancora, come avrai avuto modo di vedere, vi sono state aziende che hanno impostato campagne pubblicitarie create con i circlemakers.
    Insomma, ci starei attento – specie di questi tempi recessivi – nello sparare a sale ai circlemakers, alieni o no che siano!

  3. in fondo si tratta di artisti che si muovono sulla corrente della land art ed analogamente ai graffitari evitano di farsi identificare perchè verrebbero castigati dai contadini per nulla entusiasti di queste eleganti opere che deturpano i loro terreni.

  4. E se i cerchi nel grano ci volessero indirizzare verso quel particolare aspetto della fisica che studia gli ologrammi e gli universi olografici ?
    Caro Pierangelo, ti leggo sempre con piacere. Bisognerebbe avere il tempo di incontrarsi di persona.
    Perché non approfondire questo aspetto dei cerchi del
    grano ?
    Se ti potrò essere utile sarò contento. Un abbraccio.
    Filippo – info@ludisounds.net

    • Grazie Filippo, ne parlerò volentieri con te.
      Come hai visto anche qui, chi realizza i cerchi nel grano – almeno quelli esteticamente e matematicamente più evoluti – la sa lunga. Anche riguardo ologrammi, olografia, immagini 3D, e tante altre cose, come noti giustamente pure tu.

  5. […] sull’argomento, dopo aver diffuso e commentato lanotizia dell’articolo comparso suNature, perché mi rendo conto che il tema dei cerchi nel grano viene […]

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