• Wikio - Top dei blog - Salute

  • maggio: 2010
    L M M G V S D
    « Apr   Giu »
     12
    3456789
    10111213141516
    17181920212223
    24252627282930
    31  
  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Segui assieme ad altri 1.334 follower

  • Statistiche del Blog

    • 254,271 hits

Serve ancora la psicoanalisi? Ovvero: l’inconscio costa

Ho conosciuto, frequentato e intervistato grandi psicoanalisti, addirittura “padri” della disciplina nel nostro paese, come Cesare Musatti ed Emilio Servadio. Ed altri della generazione successiva, come Mauro Mancia, e pure critici nei confronti dell’establishment psicoanalitico, come Elvio Fachinelli. L’impressione che ne ho ricavato è stata di trovarmi di fronte a personaggi di grande intelligenza, sensibilità, preparazione, apertura mentale. Intenzionati ad esplorare non soltanto il disagio metale, ma pure le infinite variazioni che cultura, creatività, espressione artistica, offrono alla comprensione della psiche umana. Ma tuttavia consapevoli di rappresentare una disciplina che si propone come chiave di intepretazione della psiche, della personalità e dell’agire umano, costantemente in divenire.

Ho conosciuto persino demolitori della psicoanalisi, come Hans Eysenck, uno dei fondatori della psicologia comportamentale che, ai gloriosi lunedì letterari che un tempo si svolgevano al Piccolo Teatro di via Rovello a Milano, tenne una conferenza dal titolo fin troppo esplicito: “declino e caduta dell’impero freudiano”. Eysenck che era tra l’altro dotato di fine umorismo british, negava totalmente l’esistenza di ciò che viene  definito “inconscio”. Quando gli chiesi: “E allora i sogni?”. Mi rispose con un sorriso tra l’ironico e il sarcastico: “Non hanno alcun significato”.

Ho incontrato pure James Hillman e concordo in parte con lui: cento anni di psicoanalisi e il mondo va sempre peggio. In parte, perché forse, senza psicoanalisi, sarebbe andato ulteriormente peggio.

La psicologia comportamentale è stata una “deriva” necessaria del secolo scorso. Aveva necessità e urgenza di affrancarsi dall’influenza della filosofia (non dimetichiamo che in passato non vi era alcuna differenza tra psicologia e filosofia). Doveva diventare pienamente scientifica e sperimentale. Accantonando, per un certo periodo, tutto ciò che era reame “interiore”. Questa scissione schizoide – oggi possiamo storicamente affermarlo – è stata in parte compensata dalla psicoanalisi freudiana. Ma anch’essa si trovò nella necessità di affermarsi sul piano rigorosamente scientifico, per quanto fosse possibile e, soprattutto, plausibile. C’era, come ebbe più volte ad affermare Freud, sempre il rischio che gli psicoanalisti fossero scambiati per studiosi di fenomeni “occulti” (interessi che del resto spopolavano tra gruppi di accademici e scienziati di fine Ottocento, inizi Novecento).

Il rigore della psicoanalisi feudiana, tuttavia, generò una ulteriore messa al bando di tutti quei fenomeni psichici che le teorie di Freud non erano in grado di interprerare. Da qui la scissione con Jung e la nascita di una ulteriore disciplina: la psicologia del profondo (o analitica). Di scissione in scissione o, se preferiamo, di moltiplicazione in moltiplicazione, siamo oggi giunti a svariate centinaia di diversi indirizzi psicoterapici (ne erano stati censiti più di 300 nei soli Stati Uniti, che incrementano di giorno in giorno – vale dunque la pena di attenersi alla regola: esistono tanti indirizzi psicoterapici quanti sono gli psicoterapeuti). Una ulteriore necessità storica è stata quella di voler legare la psicoanalisi alle scoperte delle neuroscienze – molto mitigata, per difficoltà oggettive, in questi ultimi anni. Penso che ricercare l’inconscio nel cervello, per certi versi sia simile a volerci scovare l’anima.

Trovo ulteriore conferma di quanto dico – progressivo distanziamento dall’entusiasmo iniziale sui rapporti tra psicoanalisi e neuroscienze –  dal XV Congresso nazionale della Società psicoanalitica italiana (Spi) che si conclude oggi a Taormina (Esplorazioni dell’inconscio: prospettive cliniche). Dal programma si desume un interesse preminente per gli aspetti più clinici e culturali della psicoanalisi, che non per le presunte dimostrazioni nell’ambito delle neuroscienze. Questi ultimi percorsi, mi pare di capire, hanno rischiato una ulteriore deriva della psicoanalisi: nel tentare di rintracciare i correlati neurologici dell’inconscio, si finisce magari col trascurare le ramificate e cangianti dinamiche del medesimo.

Che l’inconscio non sia fisso e inamovibile come quello concepito da Freud, lo conferma anche Stefano Bolognini, psichiatra, psicoanalista e presidente della Spi. Nell’intervista che ha rilasciato a Egle Santolini (“Nell’era dell’uomo catamarano”, La Stampa, 28 maggio 2010) afferma riguardo i pazienti che giungono in analisi: «Sempre più spesso, invece che i classici sintomi nevrotici, con i tradizionali comportamenti ossessivi o ansiosi, ci troviamo a fare i conti con un dolore sordo, poco strutturato, indefinito. Il fatto è che è l’inconscio ad essere mutato».

Ma, mi domando: se l’inconscio muta, ha ancora senso chiamarlo inconscio? E l’inconscio cambia, sicuramente, anche a seguito della crisi economica e sociale che ci attanaglia. Non auspico certo una “psicoanalisi popolare”, per mettere in analisi e “curare” l’intera società, come capitò di sentir dire in passato (e comunque uno psichiatra come Ronald Laing può oggi essere considerato profetico, per come seppe intuire e descrivere i guai mentali che avrebbe prodotto un certo tipo di cultura sociale e industriale).

Un trattamento psicoanalitico, un tempo distribuito su cinque volte la settimana, oggi viene “ridotto” a tre o quattro. I costi? Dai 40 agli 80 euro, a seduta. Avere un inconscio, costa. In tutti i sensi. Non passerà molto e qualcuno proporrà che, in tempi di crisi e siccome muta, conviene abolirlo. Oppure applicare una pesante tassa sull’inconscio. Per legge.

Annunci

2 Risposte

  1. Caro Pier la tua riflessione su psicanalisi ed inconscio tocca un tasto dolente che da anni mi tormenta comne clinico abituato ad approfondire nella relazione con i miei pazienti ,non tanto la malattia quando si è già espressa, ma il disagio psichico che ahimè ne favorisce l’insorgenza. Tempo fa vistai una signora di 60 anni , obesa , fumatrice di circa 40 sigarette al giorno ed in analisi freudiana da oltre 12 anni ,guai a parlare male del suo analista che stimava profondamente. La mia riflessione , di fronte a una bulimia comportamentale di quel livello è stata assai severa sul senso e l’inutilita di quella psicoterapia ma in realtà se riflettiamo in generale su queste lunghe ed apparentemente inutili terapie il senso profondo che esse hanno è quello di farti convivere più serenamente con la tua ossessione…Ecco perchè ho sentito l’esigenza di organizzare , con il tuo aiuto,il convegno del 30 ottobre sulla nascita del cervello. Spesso non è l’inconscio il vero problema ma l’errata costruzione della rete neurale che struttura la memoria implicita nei primi tre anni di vita. Se vi è infatti un buco nero nella rete neurale il problema è che neppure la psicanalisi o la psicoterapia lo cancellano ma in realtà ti educano a convivere con esso e ad accettarlo con meno sofferenza. Ma se come ipotizzava Mauro Mancia solo l’attività onirica può in qualche flash svelare la memoria implicita sarebbe giusto che il clinici si educassero ad ascoltare ed interpretare i sogni come ai tempi di Epidauro ?

  2. Caro Enzo, il recupero della dimensione psichica da parte della medicina è stato indubbiamente fondamentale. Freud e Jung erano medici. Freud aveva una solida preparazione come neurologo e ricercatore: fu ad un passo dallo scoprire la struttura della “rete nervosa” (neuroni), che poi valse il Nobel a Camillo Golgi (ricordo ancora i suoi vetrini all’istituto di istologia dell’Università di Pavia) e allo spagnolo Raimon y Cayal.
    Da neurologo geniale, e clinico, che non aveva strumenti farmacoligici per curare i propri pazienti nevrotici, isterici e ansiosi, Freud si trovò a “inventare” e dare una dimensione culturale alla psicoanalisi. Ma fu egli stesso a preconizzare il superamento della sua discilpina grazie alle future scoperte sul sistema nervoso e sulla cura farmacologica dei suoi disturbi.
    Nell’arco di oltre un secolo, la psicoanalisi ha generato tutta una serie di percorsi culturali, oltre che di indirizzi psicoterapici.
    Se vuoi sapere il mio parere, sono più propenso ad una psicoterapia clinica, di sostegno, breve, che si associ anche a farmaci, se ce n’è bisogno.
    Ma ci potrebbero rispondere che la psicoanalisi “classica e ortodossa” non è necessariamente una terapia, ma un processo di conoscenza di sé. Che il miglioramento o la guarigione dai disturbi non sono ricercati né assicurati, che possono giungere come no. Sono tutti questi argomenti un po’ troppo adattabili a seconda del momento e dell’esigenza che hanno poi condotto la psicoanalisi a confrontarsi con le critiche alla propria presunta “scientificità”.
    Oggi nessuno si sogna più di contestare la psicoanalisi dal punto di vista scientifico: tutti sanno che non segue le regole, non dico della medicina basata sulle evidenze, ma neppure della psicologia clinica.
    In conclusione, considero fondamentale la psicoanalisi per l’apporto culturale e, diciamolo pure, la rivoluzione che ha introdotto nella conoscenza della psiche. Giudico superato invece l’apporto “curativo” della medesima. E, come dico, nel blog,decisamente oneroso. Tanto che, in momenti di crisi come questo, sarebbe meglio dimenticarsi dell’inconscio.
    “Sono 15 anni che vado in analisi. Concedo ancora un anno al mio analista, poi vado a Lourdes” (Woody Allen).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: