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Il cervello religioso

Quando lavoravo con Marco Margnelli (ricercatore del Cnr in neurofisiologia, medico, psicoterapeuta e pioniere nello studio degli stati modificati di coscienza) abbiamo atteso a lungo la realizzazione di un volume come questo (Neuropsicologia dell’esperienza religiosa, Astrolabio, pp. 476, 38 euro). Ci furono soprattutto i testi di Margnelli appunto, gli studi e le pubblicazioni di Riccardo Venturini, medico anch’egli, ordinario di psicofisiologia clinica e maestro di meditazione buddhista mahayana (con un’ulteriore laurea in filosofia). Un percorso di studi e interessi più unici che rari, soprattutto nel panorama culturale e scientifico italiano. Di Venturini è tra l’altro la prima edizione italiana di Daniel Goleman – successivamente divenuto celebre col suo testo sull’intelligenza emotiva e susseguenti – con un volumetto sulle varie esperienze di meditazione (Esperienze orientali di meditazione. Manuale di psicologia degli stati alterati di coscienza e delle tecniche di meditazione, Savelli, 1982; oggi introvabile).

 Questo di Franco Fabbro è un volume poderoso che, appunto, mancava e di cui si avvertiva l’esigenza. Soltanto un personaggio formato in campo medico, con specializzazione e quindi solide conoscenze in ambito neurologico, oltre che psicologico, associate a motivazioni proprie per la ricerca interiore, avrebbe potuto realizzare. Costituisce una summa di informazioni e conoscenze per tutti coloro che siano interessati allo studio delle esperienze religiose, del misticismo, dell’estasi,  insomma della modificazioni (endogene ed esogene) degli stati di coscienza, ma pure della malattia – quale esperienza irrinunciabile della condizione umana. Nelle prospettiva della neuropsicologia e delle neuroscienze.

Come è riuscito a dire nella prefazione lo scrittore friulano e amico dell’autore, Carlo Sgorlon (scomparso il giorno di Natale dello scorso anno, anch’egli era residente ad Udine dove insegna Fabbro): «Credo che pochi come Franco Fabbro conoscano lo strumento della nostra conoscenza, di cui ognuno è convinto essere l’organo più perfetto e misterioso di cui il miracolo della vita ci ha dotati. Se la vita, la natura, anzi tutto l’Universo, con i suoi miliardi di galassie, sono misteri da tutti i versanti, il cervello dell’homo sapiens è il mistero dei misteri. Le nozioni che Fabbro ci fornisce su di esso e sulle sue parti (la corteccia, il corpo calloso, l’ippocampo, il lobo occipitale, quello frontale, quelli temporali) sono una fonte di meraviglia senza fine».

Anche questo rapporto di amicizia e scambio, arricchimento culturale, tra un neuroscienziato e un grande scrittore come Sgorlon, ma pure con il poeta Pierluigi Cappello, denota la volontà di Franco Fabbro di non voler cercare le sue risposte esistenziali in un’unica direzione. In questa chiave di lettura, trova una possibile interpretazione il senso di passione “rinascimentale”, fortemente umanistica, oltre che scientifica, che le dense pagine di questo volume trasmettono al lettore. Si comprende che il tentativo è anche quello di produrre una sintesi, riannodare un matrimonio, tra cultura scientifica e cultura umanistica (si veda ad esempio il capitolo sull’epilessia estatica di Dostoevskij). Non è semplice, ma Fabbro ci prova.

Vi è profuso un lavoro davvero notevole per portare il lettore a condividere con l’autore le conoscenze fino ad oggi accumulate sulla conoscenza del cervello, le funzioni dei neurotrasmettitori, gli effetti delle sostanze psicoattive e la loro influenza nella genesi di certi movimenti religiosi, la natura di sonno e sogni, lo sciamanesimo e molto altro. Accanto a quanto hanno evidenziato le tecniche di visualizzazione del cervello (neuroimmagine) e i vari percorsi dell’indagine neuropsicologica, psicopatologica e, in generale, delle neuroscienze.

Franco Fabbro è un neuroscienziato “spiritualista” e, perciò, fuorimoda, fuori dal paradigma scientifico condiviso? Per sua stessa ammissione non nega il suo forte coinvolgimento, fin da bambino, con l’educazione e le esperienze religiose. Ha il coraggio di dichiarare pubblicamente il suo profondo interesse per gli stati di confine della mente e della  coscienza. La sua decisione di fare medicina e neurologia, come Fabbro ci racconta nell’introduzione, è susseguente alle sue motivazioni, di carattere esistenziale e filosofico, di occuparsi delle grandi questioni della vita umana. Anzi, di primo acchito, si iscrisse a filosofia e, contemporaneamente, venne accolto al seminario di teologia di Udine.

Non molti medici oggi, se non dopo aver raggiunto alcuni traguardi della propria carriera,  ammettono ciò che intimamente sperimentano: essersi accostati alla medicina e alla pratica clinica, anche, a volte soprattutto, per cercare una risposta ai grandi interrogativi sul senso del vivere, soffrire, morire.

La sua “vita a doppio binario”, come Fabbro stesso la definisce nell’introduzione, ne fa invece un ricercatore unico nell’orizzonte attuale, degno della massima attenzione e considerazione. Il rischio è quando uno studioso imbocchi una via a senso unico (troppo materialista o troppo spiritualista), perdendo di obbiettività e rigore scientifico – trovandosi a dire e fare di tutto per dimostrare le proprie tesi. In Franco Fabbro, mi pare, sia invece mantenuto un sano equilibrio tra le sue “due vite parallele”. E una onestà intellettuale nel renderci partecipi del suo percorso nel giungere a maturare simili interessi, studi e riflessioni.

«Non ho mai indagato – scrive Fabbro nelle note autobiografiche introduttive – che  cosa pensassero veramente i miei colleghi neurologi e neurofisiologi di queste mie ‘scorribande’ in ambiti considerati proibiti. Sospetto che allora, e forse anche oggi, provassero nei miei confronti dei sentimenti ambivalenti. Non si poteva dire che ero uno sprovveduto, perché ero in grado di pensare e realizzare ricerche scientifiche ‘standard’ (che stavano cioè all’interno del paradigma scientifico comunemente accettato e condiviso). D’altra parte manifestavo delle pericolose propensioni verso argomenti che venivano considerati con sospetto. Tuttavia l’interesse verso tematiche religiose e spirituali fino ad ora non si è mai manifestato in maniera troppo esplicita. La capacità di percorrere due vite parallele, tenendo a bada i miei interessi filosofici e spirituali, mi ha permesso di completare la mia carriera accademica».

Più che un libro, questo è un vero e proprio trattato, ricchissimo di riferimenti e adeguate illustrazioni scientifiche. Ed è ancora più intessate per la partecipazione appassionata all’argomento, oltre alla capacità di autoanalisi, di cui l’autore ci rende partecipi. Da tutto ciò, e anche dalle pubblicazioni precedenti, si comprende molto bene che Franco Fabbro (neurologo e ordinario di neuropsichiatria infantile all’Università di Udine) è senza dubbio uno dei più preparati e originali studiosi di queste tematiche.

Questo testo è destinato a diventare un classico della materia. Un volume che, una volta tanto, merita di essere tradotto e diffuso pure all’estero. L’unica pecca (tuttavia rimediabile in ulteriori edizioni) per un volume così denso e ricco di informazioni? Non disporre di un indice analitico.

Intervista a Franco Fabbro all’interno del programma “Le Storie”(Raitre, 2/12/2011) condotta da Corrado Augias.

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3 Risposte

  1. Caro Pier questo libro è la ciliegina sulla torta per il medico allopatico che ,leggendolo ,finalmente capirà dove inizia la prevenzione e come la attuale medicina ci abbia educato ad aspettare la malattia per curarla ( talvolta ) e non ci abbia educato a prevenirla.

  2. Caro Enzo, sono felice e orgoglioso di conoscere ed essere amico di medici come te. Medici tutt’altro che “alternativi”. Medici che, come te, hanno svolto il duro e doloroso lavoro del clinico a contatto com malati gravi (nel tuo caso a Niguarda come pneumologo e oncologo, e ancora oggi ad ogni paziente che vedi). Medici che si rendono conto che quanto appreso all’università prima, nell’apprendistato poi e successivamente nella pratica, anche dai loro maestri, per quanto grandi, non è sufficiente a dare quell’aiuto – ma pure quel sostegno – che ogni medico dovrebbe poter (e sopattutto volere) dare ai pazienti. Ma pure ai familiari che i pazienti, gravi, si trovano ad assistere.
    Il tuo, e quello che Franco Fabbro traccia in questo splendido volume, è un percorso di conoscenza senza fine, che conduce il medico, il terapeuta, ad essere più consapevole dei vari livelli dell’essere umano.
    Che, soprattutto nel momento in cui si porta aiuto e cura, non può essere ridotto solo ed esclusivamente a quello organico.
    La medicina biologica, organica, ha fatto e fa grandissimi progressi. Ora, come insegni pure tu, è ora di recuperare e integrare gli altri livelli dell’esistenza umana.

  3. Sono credente. Una affermazione che mi irrita, viene pronunciata a destra e manca, uno sbandieramento che quasi invariabilmente viene fatto da persone che un giorno pensano di essersi svegliate dal torpore che poco o tanto prende tutti e hanno trovato la verità, fine, non c’è più nulla da cercare, tutto sarà bene nel post mortem perchè una religione ha fatto breccia nella vita dissoluta di peccatore oppure nella vita esausta di chi non riesce più a sopportare più la follia collettiva che incalza minuto dopo minuto. Ora si è credenti, il compimento massimo terrestre è avvenuto, il completamento avverrà solo nel paradiso. Gesù nei vangeli ripete infinite volte una cosa sconvolgente ma nessuno dei credenti pare accorgesene, il regno dei cieli o regno di dio non ha una collocazione, è nell’immanenza, questo concetto se venisse minimamente meditato farebbe implodere la struttura religiosa vigente, più nulla in funzione tdella vita oltre la morte corporea, le anime non più imprigionate da vincoli ricattatori, fine della necessità di pastori che bloccano l’accesso al regno dei cieli qui ed ora. L’inferno è uno stato della mente, l’inferno è credere alle proprie allucinazioni e a quelle che ci vengono somministrate, a volte si va nel limbo quando la sofferenza è tale che per difesa si indossa una ulteriore sovrastruttura, ma è solamente un passo indietro, altra alienazione da se. Oggi ho sentito l’intervista su ra i 3 a franco fabbro, una studentessa di ca. 18 anni gli ha chiesto se è credente, la risposta poteva essere più incisiva ma effettivamente non sarebbe servita a molto

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