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Il cervello dei maschi. E quello delle femmine. Ovvero: misurate il livello di vasopressina ai vostri maschi

E’ un tema che intriga, da diversi anni. Le differenze tra cervello maschile e quello femminile. La rivista Mind (maggio/giugno) gli dedica copertina e lungo servizio in più parti, promettendo di far conoscere la “verità”  – o almeno quanto oggi è possibile sapere – su maschi e femmine dal punto di vista neurobiologico e neuropsicologico.

Altrettanto fa la rossa e fascinosa psichiatra dell’Università della California Louann Brizendine che, dopo aver stupito il mondo con il successo del suo Il cervello delle donne, torna all’attacco con Il cervello dei maschi (in uscita il 5 maggio da Rizzoli, pp. 330, 18 euro).

Le note di presentazione del volume in edizione italiana, fanno leva sulla possibilità di capire le motivazioni scientifiche della monogamia o poligamia del maschio. Suggerendo alle future compagne del maschio individuato di informarsi sulle abitudini sessuali del futuro suocero. E’ molto probabile, sostiene Brizendine, che il vostro compagno segua il medesimom andazzo da impenitente playboy del padre. Ma non per emulazione, bensì per ragioni strettamente neurobiologiche. La colpa è dei recettori della vasopressina.

Studi condotti dai neurobiologi dimostrerebbero che la tendenza alla monogamia dipende dai recettori della vasopressina (ormone rilasciato dall’ipotalamo implicato con l’attaccamento, e perciò anche definito, con l’ossitocina, “ormoni dell’amore”) presenti nel cervello. Dato che i geni recettori della vasopressina si tramettono di padre in figlio, care donne e ragazze, se mirate ad uomo fedele,  indagate sulle abitudini sessuali dei padri per sapere come si comporteranno i loro figli.

Oppure, se disponete di un laboratorio d’analisi ben attrezzato – magari siete una biologa o un medico – fate al vostro partner un dosaggio di vasopressina, prima di decidervi a mettervi definitivamente con lui. Poco passerà e, ne sono certo, qualche azienda di diagnostica metterà in vendita su internet un kit per misurare i livelli di vasopressina tra amanti. Vedo già la confezione con il logo (la molecola di vasopressina iscritta in un cuore) e lo slogan, urlato anche dai venditori tv: “Non chiedergli se è fedele: analizzalo!”.

Poco passerà e pure gli avvocati chiederanno dosaggi della vasopressina nelle cause di separazione e di divorzio.

Ci volevano le neuroscienze e la biochimica per capirlo? No di certo (“puttaniere come suo padre”, sospettano da sempre le donne senza far ricorso alle scoperte delle neuroscienze), però almeno ora avete una pezza d’appoggio scientifica per fondare i sospetti d’infedeltà del vostro uomo.

Sempre nelle note di presentazione del nuovo libro della Brizendine, si anticipa che il testo spiega alle donne come stimolare l’istinto paterno (bisogna lasciare il papà da solo con il bebé), come interpretare l’apparente indifferenza emotiva (di fronte alla sofferenza della compagna il partner non è freddo, sta concentrandosi per risolvere il problema e non ha tempo per l’empatia), come dialogare con un uomo e come capirlo prima, o invece, che lui capisca se stesso.

Semplificazioni? Categorizzazioni? Certo. Ogni volta che si vuole tracciare una linea di demarcazione tra abitudini, cognizioni e comportamenti dei maschi e delle femmine, anche a livello neuropsicologico, si rischia di generalizzare. E’ proprio vero, ad esempio, che il maschio taciturno, freddo e distaccato (in quanto maschio, di per se stesso un po’ autistico) si stia sempre “concentrando” per risolvere i problemi della sua donna? E non magari i propri (darsela a gambe o maltrattare), come la vita quotidiana e le notizie di cronaca spesso ci insegnano?

In ogni caso, le neuroscienze – pur con tutte le dovute riserve e valutazioni critiche di ricerche e risultati, a volte presentati in modo eccessivamente entusiastico – si stanno guadagnando un ruolo sempre più rilevante nel farci comprendere un po’ di più e un po’ meglio noi stessi. Anche nei rapporti con l’altro sesso.

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4 Risposte

  1. ….un aiuto in piu’ per confermare qualche nostra piccola intuizione e svelarci del nuovo. E’ ben accetto;…evviva le neuroscienze allora!

  2. E pensare che ritenevo la vasopressina responsabile della pressione alta mentre imputavo al testosterone la responsabilità della eccessiva sessualità , tutto da rivedere per un povero clinico grazie quindi alle neuroscienze però ………è di pochi giorni fa la notizia di una presentazione ad un congresso di neuroscienze di un poster sul salmone morto ! Un gruppo di stuidenti infatti per ridicolizzare gli eccessivi studi di neuroimaging ( scintigrafia cerebrale risonanza magnetica funzionale ecc.) sul cervello in attività hanno presentato un perfetto studio eseguito sul cervello di un salmone morto suscitando non l’ìlarità degli scienziati ma il disappunto.Già tempo fa peraltro uno studente americano aveva esaminato una serie di studi su questo argomento dimostrando come molti di questi fossero fasulli per la scorretta elaborazione dei dati statistici.

  3. Siamo dalle parti della cosiddetta “biochimica dell’amore” Enzo. E il mio tono era volutamente ironico, al riguardo. Anche se qualcosa di accettabile ci può essere (come sai gli ormoni non svolgono una singola funzione e la vasopressina in quanto implicata nella pressione arteriosa, ti sarà facile fare l’equazione a livello genitale).
    Uno dei principali promotori di questi temi è lo psicofisiologo tedesco Rainer Schwarting dell’Università di Marburg (qui trovi un suo articoletto sulla biochimica amorosa) .
    Gli entusiasti della biochimica amorosa, sappiano però che Schwarting per le sue ricerche si avvale di “modelli animali”, nello specifico, di ratti. E quest’ultimi, come tutti sanno, sono particolarmente…prolifici.

  4. Ciao,
    grazie per la risposta. Speravo di trovare sul sito gli atti del convegno di ieri (Cavalli Sforza). Invece, mi limito a segnalarvene un altro, previsto per domani, anche se non riguarda direttamente la differenza tra cervello maschile e femminile.

    Buona giornata!
    Ludi

    Martedì 3 febbraio 2011, ore 12.00
    Aula Tesi di Psicologia, Terzo piano edificio U6, Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano
    The Neurobiology of Loss Aversion

    Il CISEPS (Center for Interdisciplinary Studies in Economics, Psychology and Social Sciences) organizza un seminario con Benedetto De Martino, professore al Caltech e docente del Dipartimento di Psicologia all’University College of London.

    Il prof. De Martino presenta l’esito di una serie di studi sulle aree cerebrali responsabili dell’avversione al rischio, il meccanismo comportamentale alla base delle noste scelte in campi come finanza e politica.

    Il seminario è gratuito e aperto a tutti. Ulteriori informazioni sono disponibili nella presentazione allegata.
    http://www.unimib.it/open/eventi/The-Neurobiology-of-Loss-Aversion/6427913210530288378

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