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Miracoli

Il tema dei miracoli è sempre attuale. Perché attuale è il desiderio umano di vedersi risolvere gravi situazioni personali,  o a carico dei nostri cari, di tipo patologico o traumatico. Oppure nell’ambito professionale. Il più delle volte cerchiamo un miracolo per risolvere gravi problemi di salute. Quando le strade percorse o percorribili dalla medicina sembrano molto complicate. O vicine ad esaurirsi. E ci auguriamo accada qualcosa controcorrente, che ribalti le infauste attese, anche, soprattutto, contravvenendo alle leggi naturali note, sia biologiche che di prognosi medica. La maggior parte di miracoli che siamo disposti a cercare e a vedere, si collocano oggi all’interno di quella categoria che viene definita “miracoli di guarigione”. E va fatta una riflessione sul perché proprio in tale ambito. E meno in altri.

Ne ho ampiamente trattato in un servizio pubblicato da Mente&Cervello. Nel frattempo è uscito in italiano il bel saggio Miracoli. Dall’Antico Testamento a oggi (Bompiani) dello storico delle mentalità religiose Joachim Bouflet. E’ del resto vero che, come fa notare Bouflet,  il termine miracolo è diventato di uso comune, perdendo gran parte del significato originario, sia per l’avanzamento delle conoscenze che per ragioni socio-culturali. Parliamo di “miracolo” economico, oppure nel raggiungimento di certi traguardi sportivi, spettacolari, professionali. Il connotato di “eccezionalità” dell’evento miracoloso si trasforma, almeno a livello linguistico, in qualcosa di molto comune. Di conseguenza, banale. Stravolgere il significato originario dei termini, alla fine ne stravolge anche la denominazione dei fatti. Dire oggi di un avvenimento “miracoloso” significa intendere che è molto bello, eccezionale, gradito. Ma non nel senso orgiginario, cioè che, apparentemente, contravviene le leggi di natura conosciute.

«In questo inizio del XXI secolo», dice Bouflet, «viviamo in un mondo meraviglioso: non è forse tutto miracoloso? Si parla di miracolo economico, miracolo informatico e addirittura – e questo è un paradosso – dei miracoli della scienza, della tecnica e della medicina. A dar retta ai media, i miracoli si manifestano quotidianamente: il tale non ha forse evitato “miracolosamente” un incidente, e non è forse “per miracolo” che un determinato cataclisma naturale non ha prodotto un numero maggiore di vittime? In realtà il termine è abusato perché è stato privato del suo significato originario che si riferisce intimamente alla causalità divina o, più in generale, rinvia a un contesto religioso».

Esce intanto sui nostri schermi Lourdes, il film di Jessica Hausner in cui una donna arriva in sedia a rotelle al santuario e risulta poi “miracolata” (nonché invidiata da chi non ottiene alcun miglioramento alla propria patologia). Questo è un problema reale e affrontato anche dal punto di vista psicologico: la possibile delusione, per non dire depressione di quanti arrivano a Lourdes o in altri santuari con la speranza di ottenere una guarigione, senza esito. Una vicenda molto simile tra l’altro, quella della protagonista  del film Lourdes, alla storia di Antonietta Raco, anche lei recatasi al santuario francese in carrozzella e rimessasi a camminare autonomamente. Anche lei con una diagnosi dubbia, suscettibile di miglioramenti temporanei. Anche l’interrogativo “Perché proprio io?”, nel senso di miracolato, è stato altre volte affrontato come tema narrativo. Ugo Dettore, autore di romanzi, saggi e traduttore, che ho conosciuto e frequentato per diversi anni, scrisse un romanzo in cui il protagonista si sentiva diverso, in imbarazzo, per essere stato “miracolato”.

Due altre letture storiche interessanti, al riguardo. Alexis Carrel, Viaggio a Lourdes (Morcelliana, 1987). Le annotazioni di un viaggio al più noto santuario del mondo (6 milioni di pellegrini ogni anno), per osservare i fenomeni considerati miracolosi, da parte di un medico nonché premio Nobel per la medicina per i suoi studi e scoperte. T. Mangiapan, Le guarigioni di Lourdes. Studio storico e critico dalle origini ai giorni nostri (San Paolo, 1997 ). Un testo  sulle guarigioni avvenute nel santuario dei Pirenei redatto da colui che è stato medico permanente del Bureau Médical di Lourdes dal 1972 al 1990.

Infine, come scrive molto bene il filosofo canadese Charles Taylor, in un’epoca secolarizzata come la nostra in cui abbiamo abolito il senso del meraviglioso rispetto alla nostra natura e alle nostre origini, «la prospettiva meccanicistica che scinde il naturale dal soprannaturale oblitera del tutto questo mistero. Tale scissione genera il concetto moderno di ‘miracolo’; una sorta di spiraglio puntiforme nell’ordine generale delle cose, aperto improvvisamente dall’esterno, cioè dal trascendente. Tutto ciò che è superiore deve accadere, dunque, attraverso lo spiraglio aperto nell’ordine regolare, naturale: un’operazione normale, all’interno della quale non esiste alcun mistero. Curiosamente, questo modo di vedere è condiviso dai materialisti e dai fondamentalisti cristiani. L’unica differenza è che per questi ultimi la scissione conferma l’esistenza dei ‘miracoli’, perché certe cose restano inspiegabili sulla base del corso normale della causalità naturale. Mentre per i materialisti è la prova che qualsiasi forma di trascendente è esclusa di principio dalla “scienza”» (L’età secolare, Feltrinelli, 2009).

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5 Risposte

  1. un difficile discorso. Penso gioia-insperato-luminosità.Non necessariamente collegato alla religione.Non obbligatoriamente legato a malattia.Una parola,una porola è come un diamante ha tante sfaccettature.(sono un pò sull’ateo e non ho fatto studi classici- potrebbe aiutare conoscerne l’etimologia)Queste righe servono a qualche cosa??? NO!

  2. Miracolo ,cosa meravigliosa da mirari = essere meravigliato
    questo è tutto , forse un pò riduttivo e poco ” miracolistico ” e quindi laico come è giusto che sia. Se invece è investito dal “DIVINO ” cambia in quanto proiettivo di una condizione fideistica. Ecco quindi le sfaccettature dei significati delle parole come Lei giustamente afferma. Sul senso poi di queste righe ne potremmo parlare a lungo ma , a mio avviso basta leggere i libri di Emil Cioran o di Thomas Bernard per capire il senso , la bellezza ed il significato dello scrivere nonostante l’inutilità dell’esistere ( per loro ).

    • Il “meraviglioso” e lo ” stupefacente”, diceva già Socrate,(ma credo l’abbia ribadito anche molto più tardi Gregorio di Nissa) sono le chiavi per accedere (e quindi accendere) la conoscenza.
      L’elemento “miracolo” accettato e reclamizzato dal Cattolicesimo è l’eredità
      delle antiche culture sciamaniche pre-cristiane,dove il lungo e complesso lavoro dell’officiante (lo sciamano) consisteva non solo nell’utilizzare l’energia degli spiriti protettori, ma nell’accendere nel paziente un forte stato emotivo-suggestivo, che consentiva il risveglio, nel sistema neuro-cerebrale,dei percorsi di autoguarigione.
      L’oscura,densa e morbida bellezza dei testi di Cioran e di Bernard che , come dice il commento 2 “danno un senso all’inutilità dell’esistere” accendono comunque una forma di stupore meravigliato che ci apre alla conoscenza e quindi a sua volta all’ampliamento delle coscienza.
      Magnifica struttura quella del cervello e della mente umana ,che non riesce ancora a capire che l’operatore di “miracoli” è l’uomo stesso.

  3. Giovanna Licordari, che ha visto “Lourdes”, aggiunge un commento (arrivato via mail):
    Le immagini del film hanno i colori freddi, evocano la pietra e il ghiaccio, facile associazione con i sentimenti inariditi, con le speranze congelate con una fede addormentata che non solo non riesce a spostare le montagne, ma nemmeno rispettare il divino.
    Perché c’è qualcosa di peggio nel non avere fede: possedere un’ignavia spirituale che fa accettare riti, consuetudini svuotati, inariditi, vani.
    Il recente revival spirituale che sembra aver colpito personaggi dello sport e dello spettacolo ha recentemente fornito l’immagine di Lourdes come luogo di miracoli anche solo esistenziali. A Lourdes si cambia la prospettiva, si capiscono tante cose, si diventa migliori. In questo film si è smentiti.
    L’occhio di chi guarda è quello del malato interpretato da Sylvie Testud magra, anoressica ed estenuata, fragile e senza energia, circondata da crocerossine giovani, della buona società che cercano di dare significato e spessore alla propria esistenza, salvo poi cercare anche nel “sacro recinto” il brivido della seduzione e della trasgressione. Una malata stanca e senza speranza che si rivolge ad un prete insicuro che recita un monotono mantra nel quale nemmeno lui si ritrova. Una giovane ragazza sola, isterilita in una pettinatura comoda, infagottata in un impermeabile pratico per la pioggia insistente di Lourdes, abbruttita da una cloche rossa che la rende buffa e spettrale. Perché un miracolo proprio a lei?
    Se lo chiedono in molti che avrebbero voluto un miracolo per malati piu suggestivi ed emapitici: la bella mamma bionda, ad esempio, che con ostinazione ogni anno porta davanti alla grotta la bambina cerebrolesa ed è estenuata di dolcezza e amore, novella pietà che scende dal marmo per diventare lacrime e carezze.
    Ma che cos’è il miracolo e quando c’è il miracolo? L’accertamento del tocco della mano di Dio impoverisce ogni intervento soprannaturale: la doverosa prudenza getta il sospetto freddo e cinico di un miglioramento parziale e certamente reversibile….
    Si è soli, la solitudine del malato, di chi spera e di chi attende può essere un’attesa senza fine in un mondo senza tempo e senza pietà.

  4. Un bel commento + descrizione del film. Io ho nella mente il ritorno dal viaggio della speranza di una mia amica con la figlia affetta da un tumore alla cervello (alle 5 di mattina rientro alla malpensa il giorno sucessivo alle 6 causa neve).Ho in mente le parole “la Madonna l’ha aiutata non è stata male!, era serena ,distesa non ha neppure sentito freddo od umido all’immersione” e ha deciso che tornerà ancora. Cosa li mantiene cosi’ aperti e disponibili a “crede”? Io ho un pò di amaro in bocca per aver risposto all’invito di andar con loro con un secco ed immediato NO !!!
    offesa alla loro ” aspettaativa”.
    Condivido la sua ultima frase: “si è soli ecc. ecc. ecc.

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