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Panico da pandemia: alcuni aspetti psicosociali dell’influenza H1N1

1918-influenza-epidemic_seattle_masked_policeOrmai ce ne rendiamo tutti conto. La nostra mente, di fronte alla paura di un virus che si diffonde e può seminare morte, reagisce come quella dei nostri antenati. Di cento, mille o più anni fa. Ogni volta che l’umanità è stata colpita da un’epidemia.  Paralellamente alla pandemia influenzale, si diffonde pure una pandemia psichica, un “panico virale”.

Quando la paura (panico è emozione intensa, da fuga repentina da un luogo, per incendio, terremoto, cataclisma, oppure, appunto, se si sapesse che in un luogo pubblico ci fossero infetti da H1N1 – come un tempo gli appestati).

La paura da contagio diventa palpabile, visibile. Protezioni improvvisate, in mancanza di maschere FFP1 o, meglio, FFP2 (quelle che maggiormente proteggono da virus, batteri o polveri – ulilizzabili però solo per 4 ore, poi da sostituire, con un certo costo, e non sempre agevoli per la respirazione; l’ufficio federale svizzero della sanità pubblica invita espressamente la popolazione a “dotarsi di una scorta di maschere”), fatte con sciarpe alzate a coprire naso e bocca.  A Milano, sui mezzi pubblici, si vedono ancora rarissime persone indossare la mascherina (il più delle volte “chirurgica”), ma se l’epidemia si diffone, ne vedremo sempre di più (la foto del 1918 scattata ai poliziotti di Seattle, durante l’epidemia di spagnola, potrebbe ripetersi).

Sguardi interrogativi, di sbieco, sospettosi al primo starnuto o colpo di tosse, specialmente nei luoghi pubblici e di lavoro (“non avrai mica la A?”), sui mezzi di trasporto, tra pendolari stipati sul treno oppure sulla carrozza della metro. La paura, e successivamente il panico si sviluppa gradulamente, per poi esplodere quando le notizie pubbliche, dei media, si diffondono rapidamente come il virus.

La prima fase. La gente apprende che ci sarà una pandemia, ma non vi sono notizie relative a decessi o aggravamenti di infetti dal virus. Reazione: generale disinteresse, incredulità, tendenza a svalutare o sminuire il rischio. Si apprende che in altre parti del globo si sono verificati decessi e complicanze, ma si avverte ancora il problema come distante. Gli organi competenti nazionali ed internazionali (Ministero Salute e Oms) registrano il fenomeno e regolarmente predispongono le misure informative, sanitarie, organizzative. Sono consapevoli che il rischio di una pandemia non va mai sottovalutato: meglio prendere precauzioni per nulla, piuttosto che trovarsi a fronteggiare una infezione pandemica all’ultimo minuto.

La seconda fase. Il virus inizia a contagiare e a diffondersi con i caratteri della pandemia. Prime notizie di complicanze e decessi. Alcuni vengono colti da timore, paura, altri apparentemente continuano a disinteressarsene. La vita collettiva, sociale, prosegue grossomodo come sempre, salvo registrarsi i primi accaparramenti di medicinali antivirali, vaccini (se disponibili), mascherine protettive, detergenti – nonché i primi affollamenti ai pronto soccorso e negli ambulatori dei medici. La gente comincia a chiedere ai medici risposte e, soprattutto rassicurazione. Specialmente i genitori, quando si ammalano i propri bambini.

La terza fase. Il virus si diffonde, provoca aggravamenti e decessi e i media ne danno regolarmente notizia (alcuni titolando a tutta pagina con il bollettino quotidiano di ammalati e morti). Il panico virale cresce e si diffonde. La gente non ha gli strumenti per distinguere l’influenza stagionale da quella pandemica. Di conseguenza cerca risposte, rassicurazioni ma, soprattutto, aiuto pratico: dai medici di famiglia, dagli specialisti, dai pronto soccorso. Che però non sono in grado di gestire una massa montante di popolazione che chiede aiuto (spesso psicologico, prima che pratico). Del resto, l’Oms stima che circa due miliardi di persone possano contrarre l’infezione nei prossimi 2 anni, quasi un terzo della popolazione mondiale. E non si organizza una struttura collettiva di assistenza e di aiuto quando la casa brucia. Va fatto per tempo, prima che il panico, oltre al virus, si diffonda.

Purtroppo, in questi casi, non è sufficiente rassicurare soltanto a parole. Ribadire che è tutto normale e tutto sotto controllo. Specialmente se ad ammalarsi sono i piccoli e i genitori, comprensibilmente, sono colti da ansia e preoccupazione. Occorrono stati d’emergenza, strutture e personale addestrato, materiali, linee costanti e tempestive di intervento. Occorrono molti mezzi e molte persone dedicate, oltreché adeguatamente preparate a fronteggiare le richieste di intervento e di aiuto. I casi cinese e canadese in cui, durante l’epidemia aviaria, vi fu assenteismo anche tra il personale sanitario, per paura del contagio, dovrebbero prepararci pure a questo.

Col crescere della paura, fino alla soglia del panico, il pubblico chiederà sempre più soluzioni pratiche. Si diffonderanno pure leggende metropolitane, paure irrazionali, pareri discordi tra gli stessi medici (vedi caso del vaccino). Creando ulteriore confusione, se non caos, tra la gente, già in ansia.

Ma se c’è una cosa positiva che un virus pandemico ci insegna è che dobbiamo agire collettivamente per il bene comune. Egoismi ed egocentrismi sono deleteri quanto e più dell’H1N1.

Il virus pandemico attraversa il globo, non guarda in faccia nessuno. Siamo sulla stessa barca, e dobbiamo remare tutti assieme, per uscire dalla pandemia H1N1. E’ questo che una pandemia ci dovrebbe, quantomeno, insegnare.

Mettere in circolo le ennesime teorie del complotto (oggi di moda, un po’ su tutto, sintomo di una cultura paranoidea), ordite dall’Oms, dai ministeri della sanità mondiali e dalle multinazionali del farmaco, non fa che aumentare confusione e caos.

La paura della gente, piuttosto, non è mitigata dalla consapevolezza – continuamente ribadita – che il virus H1N1 faccia meno vittime dell’influenza stagionale, ma piuttosto viene alimentata dal fatto che complicanze e decessi si verifino anche in soggetti non ritenuti a rischio.

L’Oms rileva infatti che il rischio di sviluppo di forme gravi dell’infezione da influenza H1N1 non è limitato ai gruppi di soggetti a rischio: il 40% delle forme gravi tende a svilupparsi in soggetti precedentemente sani. “In alcuni di questi pazienti si verifica un improvviso e rapido deterioramento delle condizioni cliniche, di solito nel quinto o sesto giorno successivo all’insorgenza dei sintomi”, si legge nelle note informative dell’Oms.

E’ esattamente questo che incute il timore dell’H1N1: la repentinità con cui le condizioni cliniche di chi ne è coltipo si possano aggravare, e l’eventualità che ciò possa verificarsi in giovani e bambini, oltreché in soggetti ritenuti a rischio. Ribadire che l’H1N1 è meno perniciosa di quella stagionale, di fronte a tale evidenza serve a poco. Non è questione di numeri, ma di percezione individuale del rischio. Ognuno di noi si sente solo (noi e i nostri cari) a fronteggiare un nemico invisibile, subdolo, imprevedibile, rapido come i tempi che viviamo, a volte letale. Avendo a disposizione soluzioni che posso funzionare, ma anche no. Da qui l’incertezza, e la paura.

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11 Risposte

  1. qulche punta di sgomento c’è,ma non possiamo vivere (sempre) avvolti da una bolla antisettica. Ci buttiamo nella mischia !?…ancora una volta ?!….

  2. Infatti. Non dobbiamo chiuderci ulteriormente nel nostro isolamento e diffidenza dell’altro, del diverso. Che in questo caso è il virus che abita i corpi. Dobbiamo essere consapevoli di qualcosa che è rischioso, adottando precauzioni e cautele, nonché misure sanitarie. Senza interrompere il flusso del nostro esistere in relazione agli altri, al mondo. Ma ogni momento della nostra vita, alla fine – virus o non virus – è sempre a rischio.

  3. >>Mettere in circolo le ennesime teorie del complotto (oggi di moda, un po’ su tutto, sintomo di una cultura paranoidea), ordite dall’Oms, dai ministeri della sanità mondiali e dalle multinazionali del farmaco…

    gli struzzi, come è noto, hanno trovato rimedio; ma voi in che mondo vivete?
    non sarete voi a soffrire di qualche forma di dissociazione dalla realtà ?

    • In un mondo in cui accettiamo la sua opinione, e manteniamo la nostra. Sulla questione, anche in rete, prosperano molteplici punti di vista. Confrontarsi è sempre un arricchimento: a questo dovrebbero servire i blog, non certo a tenere dei sermoni. La rete dovrebbe servire per evolverci come mente e coscienza collettive. Il web è un colossale cervello comune in cui ognuno di noi mette poco o tanto di se stesso. In positivo e in negativo.
      Capisco, ma non condivido, l’uso della rete per sfogo, fino all’insulto e all’aggressività verbale. Però, come scritto qui, non è attaccandosi a vicenda che si affronta una pandemia, o qualsiasi male collettivo. Dovrebbero invece essere un terreno di prova per verificare la nostra capacità di agire per il bene comune. Oltre a sperimentare il principio della solidarietà e della rispettiva fiducia. Le opinioni e le scelte (persino rispetto a vaccinarsi o meno) restano personali. Anche se, riflettiamoci, diffondere un contagio, è sia una questione personale che collettiva. Ah, non abbiamo nulla contro gli struzzi. Che, anzi, ci sono molto simpatici.

  4. non ho capito il commento di Antonio,perche le ultime righe?

    • Perché qua, cari amici, ci troviamo di fronte a solenni quanto solide denunce di complotti veri, da parte di scienziati che hanno dedicato la vita alla ricerca e alla verità scientifica e rari informatori, che rischiano la loro stessa carriera, se non la pelle, per aprirci gli occhi per tempo.
      E sono assai più d’uno! è pendente da anni la denuncia presso la suprema Corte internazionale dell’AIA, che enuncia esplicitamente e documenta progetti ed effetti di un genocidio programmato e, senza voler sminuire nessuno, vale assai più di un blog, non fosse altro perché non è mai stata smentita d’ufficio. E perché no, secondo chi legge? ma a voi i dati non interessano?

      Non intendo certo tenere sermoni, né offendere chi svolge il proprio lavoro nell’interesse comune; anzi, lo ammiro per questo e do pure per scontata una certa disinformazione: non si può vivere contemporaneamente in tutte le dimensioni.
      Ma ciò non toglie che non vi sia più tempo per i compromessi. I Governi di più di un paese stanno predisponendo l’esercito per imporre una “vaccinazione” coatta ad un morbo quasi inesistente, e stanziano cifre da capogiro per diffonde il terrore che Voi stessi mitigate; altro che misure informative sanitarie! e non vi chiedete il perché di un tale emblematico spiegamento di forze? preferite credere a quel che vogliono far credere?

      Alcuni anni fa l’OMS trasmise un comunicato via RaiNews24 (telegiornale via satellite, ogni 30 minuti) che prevedeva 180 MILIONI di morti per l’aviaria. Avete visto sacrificare più di qualche pollo e un’oca? e vi pare plausibile un errore del genere da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità? o c’è qualche conto che non torna? eppure l’ho udito insieme ad altri con le mie orecchie, anche se un tentativo così vergognoso non poteva reggere la cronaca per più di uno o due giorni.

      Jane Burgermeister è una Vs. collega, ha scritto per la rivista Nature, per il British Medical Journal, per American Proje…; non ha diritto allo stesso grado di rispetto? beh, per chi non lo sapesse ha recentemente sporto denuncia presso l’FBI contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le Nazioni Unite (ONU) e molti dei funzionari di più alto rango di governi e società in merito al bioterrorismo.
      Vengono portate le prove che gli imputati come Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, David Tabarro, coordinatore ONU per l’influenza umana e aviaria, Margaret Chan, direttore generale dell’OMS, Kathleen Sibelius, segretario alla salute e ai servizi sociali, Janet Napolitano, segretario del dipartimento di sicurezza nazionale, David de Rotschild, banchiere, David Rockefeller, banchiere, George Soros, banchiere, Werner Faymann, cancelliere austriaco, e Alois Stoger, ministro della sanità austriaco, ed altri fanno parte di questo gruppo criminale internazionale che ha sviluppato, prodotto, accumulato ed utilizzato armi biologiche per eliminare la popolazione degli USA e di altri paesi per motivi economici e politici. I capi d’accusa sostengono … … la fase finale dell’attuazione di un programma internazionale segreto di armi biologiche, che avrebbe coinvolto le società farmaceutiche Baxter e Novartis… … bioingegnerizzando e poi distribuendo agenti biologici letali, specificamente il virus dell’influenza “aviaria” e il “virus dell’influenza suina” per avere il pretesto di attuare un programma di vaccinazione obbligatoria di massa quale mezzo per poter somministrare un agente biologico …
      Sta di fatto che intanto aumentano i casi di chi collassa, o muore negli ospedali a seguito del vaccino, con una sindrome che echeggia quasi sempre quella di Guillain Barrè, sulla base di patologie preesistenti. Avete udito di casi trovati morti in strada con l’influenza?

      Mi spiace dilungarmi, anzi mi freno qua, non senza aggiungere che se anche lo scopo ultimo non è uccidere, è comunque controllare a pieno potere.
      Vi piace considerare i microchip come fantascienza? ma se potete persino comprarli ed iniettarli al vostro cane per sapere dove va!
      La differenza semmai sta nel fatto che non vi forniranno mai il software per ucciderlo all’istante, o farlo impazzire.

      Qualunque cosa si ami credere, queste sono NOTIZIE di enorme rilievo e nessuno ha diritto di chiamarle paranoie ed etichettarle come moda ed ‘ennesime teorie’, con la leggerezza con cui si pigiano alcuni tasti. Almeno fino a che l’ICC (Tribunale Penale Internazionale) dell’Aia o altre Autorità preposte le abbbiano giudicate tali in modo definitivo ed inequivocabile. Ogni altro atteggiamento nei confronti di una citazione in giudizio di tale gravità storica e planetaria, non può che essere considerato di spregio verso i relatori e lo stesso Genere umano.
      Chi comunica ha delle responsabilità.

      • Grazie Antonio per il suo ricco e circostanziato commento. Condivido con lei che occorra sempre valutare rischi e benefici, prima di decidere cosa fare, rispetto alla propria salute e quella dei nostri cari. Soprattutto oggi che ognuno di noi, se vuole, può informarsi più e meglio di ieri. Diciamo allora che in medicina vigono la prevenzione primaria e la profilassi. Malattie contagiose del passato (tifo, colera, vaiolo, tubercolosi) sono state debellate grazie alle vaccinazioni (oltre alla profilassi, migliori cure, migliore alimentazione e migliori condizioni igieniche).
        Consumerebbe oggi dell’acqua inquinata dal vibrione del colera o cibi con salmonella o botulino?
        Vaccinarmi serve a me stesso, ma serve pure nel rapporto con i miei simili: non contagio me e non contagio loro.
        Poi guardi, le dico di più. Pensi che mi sono letto quasi per intero l’opera omnia di David Ike (ed è tutto dire!), più altri simili, e leggo con gusto il mensile “X Times”. Mi piace sempre, se posso, ascoltare le “due campane”. Penso però che partiamo da posizioni diverse. Personalmente ho sostanziale fiducia nei miei simili (anche medici e scienziati) che siano. Fino a prova contraria.

      • La ringrazio anch’io per la cortese risposta e sappia che rispetto la Sua posizione e le Sue opinioni.
        Mi auguro solo, ed auguro a tutti noi – poiché questo è il solo e vero scopo dell’intervento –
        che la prospettiva di inquadrare certi sintomi come semplici “tesi cospirazioniste o complottiste” trovi definitiva conferma negli eventi, poiché l’esperienza insegna che “del senno di poi…”
        Temo però, e lo temo seriamente e con cognizione di causa, che quanto ci attende non si limiterà a questo, non fosse altro perché i fatti parlano da soli e troppe domande chiave restano senza risposta. I documenti ci sono e non si cancellano ignorandoli.

        Quanto al fatto che vaccinarsi sia una garanzia, qua il discorso a sua volta si farebbe molto lungo; basti accennare che è dimostrato da dati accessibili a tutti che i vaccini sono una concausa scatenante, se non causa primaria a detta di scienziati, del dilagare di epidemie. Il che significa che non hanno debellato niente, al contrario.
        Ma, se Le dà sicurezza, scelga pure! non è su questo tema che io dibatto; personalmente non prendo neppure un’aspirina da ben 50 anni; i miei problemi li ho avuti e risolti con mezzi assai più funzionali.
        Di sicuro, non ho mai avuto modo di trasmettere un’influenza, mentre ho curato e visto curare molti mali con rimedi naturali di indiscussa efficacia, privi di rischi e controindicazioni.

        I miei complimenti per aver retto David Icke! io non sono riuscito a terminare un secondo dei suoi voluminosi volumi. Però quel che denuncia, purtroppo, corrisponde almeno al 90% e non è una semplice ‘tesi’. Se Le interessa approfondire, ad un livello più ‘interno’, Le suggerisco due straordinari autori:
        Anne e Daniel Meurois-Givaudan «Dalla sottomissione alla libertà» (ediz. Amrita)
        In 2 volumi, il primo descrive un’esperienza interdimensionale con alcune rivelazioni cruciali, che hanno anticipato l’odierno da circa 15 anni; il secondo il lavoro di ricerca e documentazione a seguito, per informare e prevenire appunto appunto sui problemi di cui si dibatte.
        Superfluo additare le Scritture che da millenni preannunciano l’attuale passaggio.

        Anch’io ho sostanziale fiducia nei miei simili.
        Si tratta solo di stabilire quali sono abbastanza simili, e quali dissimili… possibilmente prima che una qualche “prova contraria” ripeta ciò che alcuni dei dissimili hanno fatto – per citare un esempio non isolato – durante il nazismo.
        _______

        «Fino a prova contraria»

        p.s. – A voler essere pratici, caro Pierangelo, a me sembra proprio che le prove contrarie si sprechino.

        A seguito di vaccinazioni, donne abortiscono nel giro di ore, giovani e non muoiono sotto gli occhi di tutti; pare che vi siano stati anche non pochi suicidi, per non dire delle migliaia di casi di aggravamento sistematico contro i quali si solleva con insistenza il mondo scientifico serio, mentre quello politico si mantiene a favore!
        In attesa di questa pandemia che da sola non arriva, circa 10 miliardi di dollari vanno ad arricchire il “cartello” delle Big Pharma (stima della banca d’investimento J.P.Morgan), tra cui 5 o 600 milioni dei nostri euro! Crede davvero che l’industria farmaceutica tenga più alla salute dei suoi clienti che non alla propria? aviaria docet; e Lei accetterà un vaccino contaminato dal virus attivo dell’aviaria H5N1? questo è uno dei capi d’accusa presso l’FBI e non è stato smentito, ma solo motivato come un ‘errore’, a sua volta ritenuto da esperti tecnicamente impossibile.

        Vogliamo accenderla la luce e documentarci responsabilmente, o continuiamo a sperare al buio? perché in tal caso, solo una prova contraria potrà convincere: subire in prima persona.

        cordialmente.

  5. Forse sarebbe opportuno aggiornare questo post. La limitata pericolosità dell’H1N1, l’opacità se non la connivenza e gli interessi di alcuni esperti dell’OMS con le case farmaceutice distributrici di vaccini…sarebbero da inserire nella vicenda H1N1. Sarebbe interesante inoltre capire come è mutato l’atteggiamento dell’opinione pubblica di fronte agli allarmi “mondiali”. Ho l’impressione che la vicenda H1N1 abbia provocato danni notevoli.
    saluti
    bicom

  6. Grazie dll’intervento. Ovviamente abbiamo seguito la vicenda, fino al ribaltamento attuale. E, se ha letto i commenti iniziali, i bubbi e le perplessità di chi è intervenuto erano già presenti.
    Il post iniziale era più centrato sull’atteggiamento psicologico e sulle emozioni che iniziavano a manifestarsi. Indotte dai mass media, è evidente.
    Tuttavia, è molto probabile che certe situazioni si ripetano in futuro. Il danno che lei paventa,oltre quello enorme di tipo economico, è pure quello, forse ben più rischioso,di credibilità: al prossimo annuncio di pandemia, chi ci crederà più?
    E il rischio sarà appunto quello dell’ “al lupo al lupo”, e quando dovessere davvero arrivare, il lupo non se lo filerà più nessuno. Coi rischi conseguenti.

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