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Come inizia la coscienza

Denton

Perché abbiamo così terrore di perdere coscienza? Per lo stesso motivo per cui ricerchiamo esperienze che modifichino o alterino i nostri stati di coscienza. Da una parte mantenerci coscienti garantisce la nostra sopravvivenza. Dall’altra, modificare i nostri stati di coscienza ci porta a sperimentare qualcosa di piacevole, interessante, sicuramente emozionante. Le emozioni “primordiali” sono quelle che, secondo Derek Denton, in funzione dei recettori interni (enterocettivi), costituirebbero una sorta di prima autoconsapevolezza, sulle quali si edifica successivamente la coscienza nelle varie età della vita. Ciò che chiamiamo coscienza, consapevolezza di sé e degli altri, nonché dell’ambiente interno ed esterno a noi, è indissolubilmente cementato nel nostro sistema nervoso e nei nostri stati organici.

Più che ricercarne l’origine e le dinamiche, come avvenuto da millenni, in estenuanti e inconcludenti diatribe teologiche e filosofiche, dovremmo iniziare a studiare la coscienza nelle nostre funzioni basali e, anche, nel mondo animale – come del resto avviene nel processo di conoscenza di altri aspetti della nostra natura biologica. Che la coscienza abbia più una natura biologica che ultraterrena, è del resto esperienza quotidiana di ognuno di noi. Questa la tesi esposta con dovizia di evidenze sperimentali – anche con l’ausilio del neuroimaging – in questo ricco volume, frutto di anni di studio e scrittura da parte di Derek Denton, autorità internazionale nel campo degli istinti animali, della fisiologia integrativa, oltre che fondatore del più importante centro di ricerca australiano sul cervello (Howard Florey Institute). Se la coscienza è un prodotto dell’evoluzione, portatrice di vantaggi per la nostra sopravvivenza, per comprendere come si è andata costituendo nell’arco di milioni di anni, dobbiamo ricercarla negli animali, prima che negli umani. E possiamo farlo studiando ciò che forma l’impalcatura degli stati di coscienza, già nel mondo animale, persino negli invertebrati: le emozioni “primordiali”, quanto cioè porta l’organismo a soddisfare bisogni fondamentali come fame, sete, sonno, orgasmo e le altre funzioni fisiologiche fondamentali. Il compito che Derek Denton si è posto, è quello di guidarci attraverso una filogenesi della coscienza. Come in ogni viaggio riuscito, e soprattutto in questo, al termine della lettura ne sapremo molto di più: su di noi, in quanto umani, e sul nostro sé, immerso nella natura biologica. Le emozioni primordiali. Gli albori della coscienza di Derek Denton, Bollati Boringhieri, Torino 2009, pp. 368 (euro 40,00)

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3 Risposte

  1. Siamo proprio sicuri che la coscienza è solo un fatto biologico-evolutivo? E’ un argomento molto coinvolgente. E bello che si parta dagli animali per toccarlo. Mi piacerebbe spiegare al mio gatto che è lui quel bel micione che tengo in braccio quando siamo davanti allo specchio, ma lui quando ci passa davanti da solo va ancora dietro a vedere se c’è un altro gatto…
    Quando la scienza mi dirà come spiegarglielo sarà un importante passo avanti. Altro che emozioni primordiali

  2. Poni una questione che è centrale per le moderne neuroscienze: il nostro rapporto, e quello degli animali più evoluti, con lo specchio. La capacità di percepire una figura simile riflessa e, quindi per noi umani riconoscerci, autoidentificarci(e per gli animali? chissà! il fatto che sbircino dietro lo specchio è rivelatore del fatto che si aspettino di trovare…altro da sé!). E’ innata nella specie umana, ma anche negli animali più evoluti, la capacità di imitare, immedesimarsi, riprodurre ciò che fa o cercano di esprimere i nostri simili. E stiamo perciò accennando ai “neuroni specchio”, di cui torneremo a parlare più estesamente in questo blog.

  3. non sapevo dove inserire questa domanda.Sto seguendo tre conversazioni di Moreno Mattioli psicologo a Quasso al Monte con il tema”vivere le emozioni,evitare le emozioni”(non si stupisca sono corsi tenuti dal comune).Si è fatto un esempio con i serpenti e ragni per fobie.Il conduttore si è fatto una bella risata pronunciando la parola serpenti”quante ne avrei da dire”!!-parole sue.Più tardi ha ripreso l’argomento,”chi ha paura dei serpenti è un pò isterico”:é vero?
    Non è una “paura ancestrale” più semplicemente?

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