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Quattro passi tra mente e cervello

Non passa giorno senza che vi sia notizia di qualche nuova scoperta, o semplicemente conoscenza più approfondita, sulla struttura del cervello e del sistema nervoso. A ritmi così serrati, ciò avviene da almeno vent’anni, da quando si annunciò il “decennio del cervello”. Da allora gli studi e le tecniche di indagine si sono sempre più perfezionati, grazie anche all’avvento di strumenti diagnostici come la tomografia computerizzata (TC), la risonanza magnetica (RM) e la tomografia ad emissione di positroni (PET).

Certo, tutte le tecniche di “neuroimaging” da sole non contribuiscono a risolvere il fitto intreccio di fenomeni fisico-chimici che fanno capo a quella struttura di cento miliardi di neuroni che è stata definita la materia più complessa dell’universo conosciuto. E neppure lo fanno, per ora, tutti gli annunci – sempre più ridimensionati – relativi all’impiego delle cellule staminali per riparare eventuali lesioni del sistema nervoso, nel tentativo di ripristinarne le funzionalità compromesse. Ma nuove speranze si stanno aprendo, rispetto a malattie neurodegenerative come il Parkinson o l’Alzheimer. E ancor più si può dire di tutte le procedure di riabilitazione neuromuscolare, grazie a conoscenze sempre più approfondite e a tecnologie sempre più avanzate.

Senza fare della fantascienza, le protesi frutto della ricerca più avanzata e i microimpianti di neuostimolazione sono ormai una realtà, anche se da perfezionare e rendere veramente disponibili per ogni paziente. Tutto ciò crea attesa, nutre speranze e può, di contro, generare delusioni. Perché, nonostante i vent’anni trascorsi, siamo ancora agli inizi. Occorrono ancora studi, indagini, ricerche e, per far tutto ciò, mezzi intellettuali e finanziari per perseguire con successo il campo multidisciplinare delle neuroscienze, e delle sue applicazioni. Ecco perché, al di fuori dell’università, sono sempre più gli enti di ricerca privata che perseguono la ricerca sul cervello e sul sistema nervoso.

Ed ecco perché abbiamo pensato di dedicare un blog a queste tematiche, convinti di trovarci nel flusso di un lavoro intenso e incessante che, in tempi relativamente brevi, porterà a risultati importanti. Soprattutto per i pazienti e i loro familiari, che li attendono con ansia. Il tema della mente e del cervello è sempreattuale. Ogni giorno si aggiungono pubblicazioni scientifiche, per addetti ai lavori. Ma anche saggi e pubblicazioni divulgative, di ogni genere. In cui è difficile orientarsi. Un compito di questo blog sarà anche quello di suggerire alcune buone letture. O dvd, siti, spettacoli. Una buona lettura, per muovere i primi passi nel campo delle neuroscienze, è ad esempio Il tuo cervello. Istruzioni per l’uso e la manutenzione (Mondadori) dei neuroscienziati Sandra Aamodt e Sam Wang.

Aggiorniamo neuroni & sinapsi

Non c’è persona che, in qualche momento della vita, non vorrebbe cambiare qualcosa di se stessa. E non solo nel fisico, ma anche dal punto di vista mentale. Essere più brillante e spigliata. Avere più memoria. Conoscere le lingue. Gestire meglio le emozioni e il rapporto con gli altri. Parlare bene in pubblico. E mille altri aspetti del funzionamento psichico e dei nostri comportamenti. Spesso guardiamo alla nostra mente e al suo substrato anatomico, il cervello, come a macchine da potenziare, perfezionare, stimolare. Questo è il motivo del successo di manuali, riviste, corsi e giochi elettronici per “allenare” il cervello.

Alla base di tutto ciò c’è spesso una nozione che, per quanto seducente, è falsa: usiamo il 10 per cento delle capacità del nostro cervello. Da cui la logica considerazione: immaginate cosa potremmo fare se sviluppassimo, non dico quel 90 per cento inutilizzato, ma anche soltanto un 30 per cento in più. In realtà, ognuno di noi utilizza “tutto” il suo cervello. A meno che non sia danneggiato a seguito di malattie, incidenti o forme di intossicazione. Il problema quindi non è “quanto” cervello utilizziamo nella nostra vita ma, piuttosto, “come” lo utilizziamo.

E questo è legato non solo alla nostra componente genetica ma all’influenza dell’ambiente in cui siamo cresciuti, siamo stati educati, abbiamo studiato. La stimolazione della mente del bambino, fin dai primi anni di vita, si dimostra sempre più determinate per il suo successivo sviluppo mentale.

Ma anche qui vi sono miti da sfatare, grazie alle conoscenze che psicologi e neuroscienziati accumulano di giorno in giorno. Per stimolare la mente del bambino, non è necessario sottoporlo a cose particolari e, diciamolo, spesso dettate dall’ambizione dei genitori di creare così un piccolo genio. Scorrazzare un bambino da un corso di nuoto a uno di musica, da una palestra per arti marziali al laboratorio linguistico, a volte è il modo migliore per farne un pargolo stressato e infelice.

I ricercatori notano che andando a studiare le biografie di personaggi famosi nella scienza o nell’arte, pur avendo essi condotto una infanzia del tutto normale, magari davanti alla tv, immersi nei fumetti o giocando semplicemente con gli amici, molti sono comunque diventati quello che sono oggi.

Persino i videogiochi, se usati senza farne mania, sono utili per stimolare la concentrazione, l’attenzione e la velocità di pensiero. Tanto che, alcune varianti, sono persino usate in campo neuropsicologico per la riabilitazione a seguito di danni cerebrali.

Il modo in cui mangiamo, e magari ingrassiamo, ha una stretta relazione non solo con la nostra psiche, ma proprio col modo di “funzionare” del nostro cervello. Nel senso di ormoni, neurotrasmettitori e, comunque, chimica cerebrale. Questo è il motivo per cui, da una parte, occorrono impegno e costanza per mantenere sane abitudini alimentari nel tempo, dall’altra queste conoscenze hanno consentito agli studiosi di mettere a punto tutta una serie di strategie psicologiche, ed anche farmaci, per i casi più gravi di obesità.

Se vogliamo fare un regalo davvero importante per il futuro dei nostri  bambini, dicono gli studiosi del cervello, insegnamogli ad alimentarsi in modo sano ed equilibrato. Avranno meno predisposizione ad andare incontro ai disturbi legati all’alimentazione, e vi saranno grati per tutta la vita. E’ proprio nella prima infanzia, se non addirittura nel grembo materno (anche per questo si cerca di non far diventare obese le future mamme), che si gioca il futuro del nostro cervello rispetto al cibo.

Siamo soliti pensare alle cose più strane per far funzionare meglio il nostro cervello, e meno alle attività più banali. Eppure, nel corso dei secoli, ci sono stati geni, grandi artisti, scienziati, pensatori, eccelsi scrittori, che poco o nulla sapevano delle scoperte attuali sul cervello. Cosa facevano, dunque, per farlo funzionare bene?

Cose banali, probabilmente. Tra cui, alternare l’attività mentale con quella fisica. Non solo sport, ma anche semplici, lunghe passeggiate. Non a caso i filosofi greci erano definiti “peripatetici”: affrontavano i grandi temi del pensiero, camminando. Infatti, il cervello funziona meglio se non siamo sedentari. Per un semplice fatto, il cuore funziona meglio e, di conseguenza, arrivano più sangue e ossigeno al cervello.

Il modo migliore per preservare il cervello dall’invecchiamento è quello di associare al lavoro mentale una attività fisica regolare. E non è necessario esagerare in palestra: sarebbero sufficienti anche trenta minuti di camminata di buon passo, più volte la settimana.

Questo blog aggiornerà su una serie di aspetti, come quelli sopra elencati, che stimoleranno il nostro e il vostro interesse, nel multiforme universo delle neuroscienze. Traendo spunto da tutto ciò che di più recente si renderà disponibile attraverso pubblicazioni, libri, convegni, film, materiali multimediali e ricerche originali, in anteprima. Con un occhio sempre fisso anche sulle applicazioni pratiche di tutto ciò, sia in termini di prevenzione che di cura.

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3 Risposte

  1. una domanda che mi affligge: tre ragazze cresciute nello stesso ambiente stessi genitori a disposizione spazio e verde(genitori non possesivi-aperti-media cultura-non ricchi)le due maggiori dotate di buon grado di intellligenza hanno una grande conflittualità fra di loro e una “dimenticanza” verso le terza quale elemento inutile e noioso?. Perchè sono poi subentrati problemi psichici gravi nella seconda?Perchè la maggiore ha sempre affrontato ogni problematica con accuse e “sceneggiate”? Perchè l’ultima ha sempre creduto di non aver “diritto” non si sa di che?………che confusione! m g r

    • cara Rodari la replica la avrà quando le regalerò il DVD che sto impstando sulla evoluzione del cervello e la memoria implcita intantyo si legga UN BEL LIBRO DI sUE gERHARDT ” PERCHè DOBBIAMO AMARE I BAMBINI “

  2. Mi sembra ponga la domanda sotto il profilo di una certa scuola di impronta psicoanalitica: l’influenza del contesto familiare, le esperienze infantili e così via. E, di conseguenza, perché in seno ad un medesimo nucleo familiare, i figli vengono su così diversi? Discorso lungo, complesso e articolato. Diciamo semplicemente che nessun individuo è un “contenitore”, né tantomeno un computer, per cui inserendo le medesime informazioni-esperienze se ne dovrebbero ottenere comportamenti simili-identici. Ogni cervello ha una sua ereditarietà familiare, ma, allo stesso tempo, esprime geni suoi propri, cioè ognuno, anche ammettendo che educazione-amore-affetto-legami siano identici per ognuno (cosa impossibile), vive ed esprime le esperienze in modo suo proprio. E’ il bello e il brutto, se vogliamo, di essere umani. Prevedibili sì, ma fino ad un certo punto e, per fortuna, non sempre. Se fossimo tutti uguali come le lettere di un alfabeto (tutti A, o tutti B o C, o Z) quali frasi potremmo comporre nel romanzo, o dramma, della vita?

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