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E’ possibile invecchiare senza rimbambire?

Pochi mesi fa al palazzo delle Stelline in corso Magenta a Milano davanti alla splendida basilica delle Grazie ove è conservato il capolavoro di Leonardo da Vinci ho partecipato ad un congresso incentrato sull’invecchiamento cerebrale organizzato dall’Istituto Auxologico da anni sperimentato  nell’organizzare  questo tipo di convegni  sul cervello  e le sue meraviglie.

La prima osservazione interessante è che l’invecchiamento è un fenomeno entropico per cui negli animali quanto più  è alto il metabolismo per unità di peso corporeo tanto più breve è la vita…

Per quanto riguarda il cervello di noi umani dopo i 65 anni, ahimè , il cervello perde peso ma non per la perdita di neuroni bensì per la riduzione di volume di questi.  La massima perdita di volume del cervello, che si aggira intorno al 10 %  dopo i 60 anni , avviene a carico dei lobi frontali “ new entry “ della evoluzione dell’homo sapiens. Fra noi ed i primati infatti la differenza sostanziale del cervello è proprio nel maggiore sviluppo dei lobi frontali  avvenuto nell’uomo rispetto alle scimmie e condizionato dall ’evoluzione culturale.

Nel libro “ L’Anima del cervello “ scritto da   E. Goldberg e pubblicato dalla UTET questo neuroscienziato di origine lettone  spiega a cosa servono i lobi frontali e come sia fondamentale , da  vecchi , continuare  l’esercizio di apprendimento per mantenerli vivi e non scivolare  verso la demenza .    USE IT OR LOSE IT   cioè la perdita di esperienza favorisce il decadimento cerebrale, l’apprendimento infatti promuove la sintesi proteica. 

 Nell’invecchiamento si riduce il volume dei neuroni , si riducono  le sinapsi ed i dendriti che costituiscono la rete neurale che collega i neuroni fra di loro;  ma tutte queste connessioni si possono riformare con l’esercizio . Se quindi un adorabile vecchietto di 80 anni o più decidesse di studiare uno strumento musicale nel giro di un paio d’anni avrà formato una nuova rete neurale finalizzata a questo nuovo tipo di apprendimento. Non a caso uno studio eseguito sui tassisti di Londra con la scintigrafia cerebrale ha dimostrato che la loro amigdala , nucleo cerebrale sede della memoria ,  è più sviluppata rispetto ad altri tassisti di altre città in quanto devono imparare a memoria la mappa della città di Londra ampia oltre 6 miglia.

L’altro dato interessante emerso è che una camminata di 30 minuti al giorno difende dalla demenza e questo è possibile grazie ad un ormone scoperto recentemente e denominato BDNF ( brain derived neurotrophin factor ) che viene prodotto appunto da vari organi mentre si cammina e nutre i neuroni amplificando la rete neurale.

 Il   neurologo del Policlinico di Milano dr. Scarpini ha sviluppato il tema  dell’Alzheimer specificando come questa malattie inizi  con un processo infiammatorio per cui in questa fase clinica  potrebbe essere utile assumere farmaci antinfiammatori.

Personalmente occupandomi come pneumologo di danni da fumo di sigaretta mi sono sempre battuto su questo principio spiegando al fumatore come il fumo di sigaretta induca un danno ossidativo a carico dei bronchi e dei polmoni e come questo si traduca in una condizione di infiammazione cronica  base delle  malattie broncopolmonari e dei tumori del polmone.

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3 Risposte

  1. quello che preoccupa non è invechiare(vedi rughe)ma invecchiare con mente “aperta” e pronta ad assorbire ogni colore luce idea.Mantenere quell’entunsiasmo che ventenni, fatta la valigia si parte per una citta’ che un libro,delle fantastche foto ad essa collegate hanno mosso una”sezione”del cervello che dichiara “Bello! Voglio vivere! Voglio sapere! Voglio imparare! VOGLIO RIDERE!!!”……….Aiuta si’lo studio della musica,lingua affascinante e internazionale (ho dovuto sospendere per 1 anno e manca)…..ho cercato di capire il perchè leggendo “Psicologia della musica” di D.Schon/Lilach Akiva-Kabiri /T.Vecchi – ce l’ho fatta non so!; ma il cervello si è sgranchito no? M.Grazia

  2. grazie!!! …questa sera a radio 3 ascolterò Bela Bartok e diventerò superbissima ..!

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