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Dualismo mente-corpo

Traffico cerebrale

Le reti neuronali del cervello umano  sono composte da una serie di hub molto trafficati che  funzionano come punto di snodo dei segnali nervosi. E’ quanto emerge da un esame del connettoma, la prima mappa ad alta risoluzione delle connessioni cerebrali, presentata in anteprima da  Plos Biology.
Frutto di una collaborazione fra scienziati svizzeri e statunitensi, il connettoma è stato realizzato con la risonanza magnetica a diffusione. Questa tecnica di imaging non invasiva è in grado di stimare le traiettorie delle fibre nervose usando le mappe di diffusione delle molecole d’acqua nei tessuti cerebrali.
Dall’esame delle fotografie della corteccia cerebrale di 5 volontari in buona salute è emersa l’esistenza di una struttura centrale ad alta concentrazione di punti di raccordo attraversati da un grande numero di assoni, il prolungamento dei neuroni. Questa struttura centrale si trova a cavallo dei due emisferi cerebrali nella parte posteriore del cervello. Gli scienziati ipotizzano che la sua funzione sia simile a quella di un processore centrale, che integra i segnali di milioni di neuroni.
Siamo arrivati con questo  alla scoperta della MENTE ?

 

Il dualismo mente-corpo

Come il superamento del dualismo mente-corpo sia scientificamente risolto lo spiega bene Enzo Soresi nel suo libro “Il cervello anarchico” ( Utet 2005). L’autore, medico pneumologo ed oncologo riporta una serie di casi clinici da lui affrontati e li reinterpreta alla luce della PNEI ( Psico Neuro Endocrino Immunologia ) la nuova scienza che spiega analiticamente come il Sistema Neuroendocrino, il Sistema Immunitario ed il Sistema Nervoso Centrale comunichino tra di loro attraverso una fitta rete che fa capo ai recettori cellulari ed ai neurotrasmettitori.

La PNEI rappresenta un  modello teorico, basato sulle recenti scoperte della biologia, capace di interpretare in modo nuovo le malattie  e di spiegare come lo stress e le emozioni possano modificare il network biologico di un individuo. Fra i casi clinici riportati da Soresi ne cito uno, paradigmatico, che spiega con chiarezza come l’assetto psichico possa modificare le condizioni biologiche.

 

Caso clinico

Scrive l’autore: “Anni fa presi in cura,presso l’ambulatorio ospedaliero, un signore di circa 40 anni, vestito sempre elegantemente, molto preciso nel suo eloquio e con l’aspetto di un docente universitario. Fin dalle prime visite mi resi conto della difficoltà del caso clinico; esistono infatti in questa malattia pazienti che sottostimano i loro disturbi e pazienti che li sovrastimano. Nel caso di questo elegante signore il problema era completamente diverso: di tutte le terapie proposte nelle numerose visite, lui ne coglieva immediatamente i vantaggi ma, dopo pochi giorni, secondo quanto mi riferiva, la cura perdeva efficacia.

Andammo avanti in questo modo per oltre un anno e a parte il suo comportamento molto pignolo mai mi resi conto di avere di fronte un soggetto con problemi di salute mentale. Mi colpiva, nel suo modo di esprimersi, l’estrema precisione nel riferire i sintomi che, qualche volta, leggeva da un piccolo foglietto che estraeva dalle tasche; è nota d’altra parte ai miei colleghi la definizione del neurologo francese Charcot dei malati ipocondriaci definiti “les malades du petit papier“ e quindi ritenevo semplicemente di avere a che fare con un paziente un po’ ipocondriaco ma con un reale problema di asma notturno suffragato anche dalle visite cliniche.

Dopo avere prescritto l’ennesima terapia, non lo rividi per qualche mese e, quando ricomparve per un controllo, lo sentii esclamare con un sorriso trionfante : “caro dottore finalmente sono guarito “. Come al solito, quando un paziente asmatico mi parla di guarigione, gli spiego di non abbassare la guardia perché l’asma è una malattia infiammatoria sostenuta da premesse genetiche e basta una infezione virale delle alte vie respiratorie o una cena in casa di amici fumatori per riattivarla. “ No, dottore- mi precisò il paziente – io sono veramente guarito . Mi hanno levato il malocchio”.

Mi sentii crollare il mondo addosso e a questo punto lo pregai di spiegarmi con calma che cosa fosse accaduto. “Vede dottore – mi disse – io da tempo avevo la sensazione che nel mio letto avessero messo qualche veleno che mi creava fastidi respiratori; come lei ricorderà infatti i mei problemi di asma erano prevalentemente notturni”.

Chiarisco che il paziente non aveva alcuna allergia agli acari e che, effettivamente, l’asma notturna mancava di reali motivazioni. Continuò dicendo : “ ho pregato una signora del mio paese, molto brava nel levare il malocchio, di venire a casa mia : ebbene è venuta, ha infilato numerosi spilloni nel letto e io da allora sono guarito”.

Rimasi interdetto e gli comunicai che sarei stato più tranquillo se avesse fatto, la stessa mattina, una visita da un collega che stimavo molto, esperto in malocchi.

Non oppose  nessuna resistenza e si recò tranquillamente presso l’ambulatorio di psichiatria dove un collega l’accolse.

La diagnosi fu immediata: si trattava di un paziente borderline che in quel momento si trovava in un delirio psicotico. La mia deduzione come clinico fu molto lineare : se il paziente era normale aveva l’asma, quando diventava pazzo guariva.”  

La spiegazione di questo particolare caso clinico è possibile da quando è stato scoperto il sistema delle citochine (interferoni e interleuchine), proteine rilasciate dalle cellule immunitarie ma presenti anche nel cervello, in particolare nelle cellule della glia .  Il sistema delle citochine sviluppa attività immunomodulante e neurotropica e regola pertanto varie condizioni organiche che vanno dal ciclo sonno-veglia alla richiesta di cibo, al controllo del dolore e agli stati dell’umore.

In sostanza con lo sviluppo della PNEI è stato possibile dare alle emozioni una valenza funzionale e rileggere la medicina psico somatica, che ha sempre dato allo stato emotivo una dimensione psicologica, attraverso un approccio integralmente biologico. Scrive il filosofo Umberto Galimberti : “ Se ripensiamo il corpo come entità unica , infatti, tutti noi possiamo fare a meno delle scienze psichiche, e il libro di Enzo Soresi tratta proprio di questo prescindere dallo psichico. Sono stato davvero catturato da questa idea secondo cui tutti noi potremmo fare tranquillamente a meno della psicologia, della psichiatria e della psicoanalisi se solo recuperassimo il concetto originario di corpo così come ce lo insegna il mondo della vita.”

 

Parliamo ora dei due emisferi cerebrali

A questo proposito risulta illuminante il libro della neuroanatomista  Jill Bolte Taylor che, colpita da emorragia cerebrale, ha ripercorso nel suo libro “ La scoperta del giardino della mente “ ( Mondadori 2006 )  la sua esperienza di malata mettendo lucidamente a fuoco come il suo emisfero cerebrale sinistro, allagato di sangue, le avesse fatto perdere ogni nozione di se per quanto riguarda la sua identità di lucida studiosa con un archivio di memoria colmo di informazioni tecniche e si fosse ridotta ad una specie di ameba galleggiante in un fluido, desiderosa di semplice  contatto umano per ottenere energia sufficiente a sopravvivere nel suo minimalismo esistenziale.                                

In altre parole la sopravvivenza all’ictus con l’integrità dell’emisfero destro le consentiva una vita di relazione molto incentrata sui rapporti umani ricchi di affettività indispensabile al nutrimento del suo io psichico devastato da questa esperienza.
La percezione della dr.ssa Taylor era che la sua coscienza, quando i centri del linguaggio dell’emisfero sinistro si ammutolirono e l’area associativa – orientativa smise di registrare le normali informazioni  sensoriali, smise  di farla percepire come un solido per farla sentire un fluido tutt’uno con l’ universo.

Andrei Newbwrg e Eugene D’Aquili utilizzando la tecnologia SPECT (tomografia computerizzata ad emissione singola di fotoni ) hanno individuato gli elementi neuroanatomici sottesi alla capacità di vivere esperienze religiose o spirituali ( mistiche ).

Quello che i due neuroscienziati volevano capire era quali regioni del cervello fossero implicate nelle alterazioni di coscienza, nel passaggio dal sentirsi singoli individui al sentirsi tutt’ uno con l’universo ( DIO–NIRVANA-EUFORIA ).
I due scienziati invitarono alcuni monaci tibetani e suore francescane a meditare o pregare all’interno della macchina SPECT, chiedendo loro, quando avessero raggiunto l’apice meditativo o la sensazione di comunione con Dio, di tirare un cordoncino di cotone.

Dagli esperimenti risultò una alterazione dell’attività neurologica in regioni estremamente circoscritte del cervello. Si registrò una minore attività sia nei centri del linguaggio dell’emisfero sinistro sia nell’area associativa–orientativa che, localizzata nel giro parietale posteriore dell’emisfero sinistro, ci consente di individuare i nostri confini fisici. Se essa viene inibita, o gli apparati sensoriali le trasmettono una quantità di informazioni ridotta, non siamo più in grado di capire dove inizia e dove finisce il nostro corpo  in relazione allo spazio circostante.
In sostanza quali che siano le informazioni elaborate ( o non elaborate ) dai due emisferi cerebrali noi percepiamo la pluralità che ci costituisce come un’unica entità con un’ unica mente. Se i circuiti cerebrali che comprendono il lnguaggio parlato sono intatti, capiamo le cose che ci vengono dette. Se i neuroni e i circuiti che ci ricordano continuamente chi siamo e dove viviamo muoiono, l’idea che noi abbiamo di noi stessi risulterà per sempre alterata , a meno che altri neuroni non imparino a compiere quelle funzioni. Come i computer, senza un programma WORD non possiamo elaborare nessun testo. Lavorare sulla nostra mente per dare un giusto equilibrio ai due emisferi deve essere il compito di ognuno di noi . L’eccessiva rigidità dell’emisfero sinistro deve essere ampiamente compensata dalla serenità ed ampiezza di vedute dell’emisfero destro da considerare la parte del cervello che ci fa vivere nel mondo con gli animali, le piante e con gli altri esseri umani.

“ DEVO  ESSERE  DISPOSTO  A   SMETTERE   DI   ESSERE   CIO’  CHE SONO PER POTER   DIVENTARE   QUELLO   CHE   SARO’ “     Disse  giustamente Einstein !

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