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Winston Churchill e gli alieni


Churchill.jpgWinston Churchill oltre che un politico, storico e giornalista britannico, entrato egli stesso nella storia per il suo ruolo di primo ministro durante la seconda guerra mondiale, è stato un grande appassionato di scienza e tecnologia. Lo potremmo addirittura definire un futurologo. In un suo articolo andato disperso e dimenticato, in quanto appartenuto a una collezione privata e di recente ritrovato al National Churchill Museum di Fulton (Missouri, Usa), affronta diffusamente il tema dellla possibilità di vita aliena. Si tratta di un manoscritto di undici pagine redatto nel 1939 e intitolato nella prima stesura “Siamo soli nello spazio?”, in seguito rivisto alla fine del 1950 e modificato in “Siamo soli nell’Universo?”.

Nel maggio del 2016 questo testo di Churchill è stato ritrovato. Lo statista e scrittore fa riflessioni tipiche della astrobiologia. Discute sul fatto che la vita ha bisogno di acqua, ma anche del fatto che un fenomeno come la vita non si presenta isoltao, ma bensì tende a diffondersi e riprodursi.

«Churchill ha iniziato il suo saggio non molto tempo dopo il 1938 – scrive l’astrofisico e divulgatore scientifico Mario Livio su Nature dando notizia del ritrovamento e del contenuto del manoscritto – quando negli Stati Uniti ci fu la diffusione del dramma radiofonico “La guerra dei mondi” (un adattamento dalla storia di HG Wells). Trasmissione che aveva generato “la febbre di Marte” nei media. Del resto, la speculazione sulla esistenza della vita sul pianeta rosso era in corso dalla fine del XIX secolo». Cioè dal 1877, quando l’astronomo Giovanni Schiaparelli descrisse segni lineari su Marte (canali, erroneamente tradotto in inglese come canals) che si pensava fossero opera di qualche civiltà. Pur elencando le difficoltà di viaggi interstellari, date le distanze incolmabili per la tecnologia terrestre dei suoi tempi, Churchill si diceva convinto che in un futuro non molto lontano sarebbe stato possibile raggiungere la Luna, o addirittura Venere e Marte. «Con centinaia di migliaia di nebulose  – conclude Churchil – , ognuna delle quali contiene migliaia di milioni di soli, le probabilità sono enormi. Ci deve essere un immenso numero di nebulose con pianeti le cui condizioni non renderebbero la vita impossibile».

Mario Livio, Winston Churchill’s essay on alien life found, Nature, 15 February 2017 – A newly unearthed article by the great politician reveals that he reasoned like a scientist about the likelihood of extraterrestrials, writes Mario Livio.

Vele di luce verso gli alieni


starshot-1-900x420La voglia di alieni, di conoscere e comunicare con intelligenze extraterrestri è evidente nella continua produzione di letteratura, fumetti, videogiochi, serie televisive e soprattutto film di fantascienza come il recente “Arrival”. Non ci rassegniamo a saperci soli nel cosmo, almeno in quello conosciuto e raggiunto dai nostri mezzi di esplorazione tecnologica e astrofisica. Non ci rassegniamo a non ricevere segni di vita intelligente là fuori, oltre i confini del nostro pianeta e della nostra galassia. Possibile che nessun segnale, neppure quello di un pianeta evoluto, ormai estinto, non sia partito millenni fa dalle profondità dello spazio per essere alla fine captato dai noi terrestri? Già, ma se gli alieni avessero altri modi, altri sistemi di comunicazione, a noi ancora ignoti? Ad esempio.

Tutti gli appassionati di fantascienza, Ufo e vita aliena, fremono ogni volta che c’è un annuncio relativo a un possibile segnale intelligente dallo spazio profondo. Ogni volta che pare individuarsi nel cosmo una anomalia che non sembri naturale. Poi ogni volta gli entusiasmi si placano, ricordando gli spazi siderali che ci separano da sistemi extrasolari e relativi pianeti. Con possibili vite intelligenti.

E mandare segnali nel cosmo? Lo abbiamo fatto in vari modi. Gli scienziati, tra l’altro, si dividono in due categorie. Vale la pena di tentare: sarebbe un salto evolutivo per l’umanità confrontarsi con civiltà aliene più evolute. Lasciamo perdere: non sappiamo con chi ci mettiamo in contatto, potrebbero volerci colonizzare e sottomettere. Tra questi ultimi vi sono il genio della fisica Stephen Hawking (in parte ricreduto) e il fisico Mark Buchanan che dice (e scrive): bravi, andiamo alla ricerca, ma chi ci dice che non siano guai? (Searching for trouble? Nature Physics 12, 720 2016).

Infine, magnati come il fisico e filantropo russo Yuri Milner che finanzia la possibilità di lanciare messaggi nello spazio, in grado di raggiungere in tempi umani destinazioni interessanti per le possibilità di vita extraterrestre.

Con il progetto Breakthrough Starshot, presentato da Yuri Milner, si legge nel sito, l’umanità non fa che proseguire nella sua lunga storia fatta di esplorazioni in terre ignote, di salti in avanti. Fuori dai confini. Aldilà dei continenti e delle terre note.

Se, com’è vero, «con la tecnologia di propulsione a razzo attuale, ci vorrebbero decine o centinaia di millenni per raggiungere la  stella più vicina, Alpha Centauri. Le stelle, a quanto pare, hanno fissato limiti severi sul destino umano. Fino ad ora». Ma se non possiamo mandare razzi ed equipaggi umani verso Alpha Centauri, perché non inviare e raccogliere informazioni attraverso sonde miniaturizzate che aprirebbero altrettante vele spaziali, lanciate da una astronave madre e sospinte da potenti e precisi raggi laser alla velocità di 50 mila chilometri al secondo, pari a circa un quinto rispetto alla velocità della luce? Tale sistema, si legge sempre nel sito di Breakthrough Starshot, permetterebbe alla missione di raggiungere Alpha Centauri in poco più di 20 anni dal lancio. Un tempo ragionevole per togliersi qualche sfizio sulle possibilità di vita aliena. Certo, costicchia un poco: tra 5 e 10 miliardi di dollari. Yuri Milner ne butta subito sul piatto 100 milioni. Qualcun altro è pronto a rilanciare?

Breakthrough Starshot

Cancro e obesità: rischio maggiore nella donna


2017_wcd_internal_banner.pngSconfiggere il cancro. Piacerebbe a tutti liberarsi da questo incubo che, in un modo o nell’altro, in un tempo o in un altro, finisce col toccare tutte le famiglie. In occasione della Giornata mondiale del cancro di domani, 4 febbraio, il Cancer Research del Regno Unito ha diffuso le previsioni epidemiologiche dei tassi di diffusione della malattia oncologica nei prossimi 20 anni. Cosa ne emerge?

La prevenzione è ancora il modo migliore per tenersi lontani dal cancro. In particolare nella donna. Dato che, avanti di questo passo, secondo gli studi previsionali, gli stili di vita saranno ancora i maggiori responsabili della “bomba a tempo” oncologica  dei prossimi decenni. Le donne rischieranno di ammalarsi sei volte più degli uomini a causa dell’obesità.  Nella prospettiva che i due terzi degli adulti saranno in sovrappeso e obesi.

Se è vero che i tassi di obesità sono più alti negli uomini che nelle donne, diversi tumori femminili hanno una stretta relazione con l’aumento di peso, in particolare il cancro al seno, all’utero e quello ovarico. Sempre nelle donne, altrettanto dicasi per un altro fattore di  rischio evitabile: il fumo. Tenuto conto che la diffusione massiva del fumo tra le donne, anche tra le giovanissime, è recente, gli effetti deleteri sulla salute stanno emergendo ora e proseguiranno negli anni a venire.

In sintesi, la buona notizia: per scongiurare le previsioni epidemiologiche del cancro dei prossimi 20 anni, le donne dovrebbero tenersi lontani dall’obesità e dal fumo. Comportamenti e rischi del resto evitabili e rimediabili.

Women’s cancer rates rising faster than men’s

 

Cancro e psiche: esiste una connessione?


STRESS.jpgDiciamo subito che la risposta definitiva non esiste. Però si è aggiunto uno studio su decine di migliaia di casi, comprendente adolescenti, adulti e anziani, uomini e donne, durato quasi dieci anni in Inghilterra e, in misura minore, in Scozia. Lo studio di epidemiologia osservazionale (pazienti seguiti per anni riguardo le loro diagnosi di malattia e di morte per neoplasie) intendeva indagare, attraverso consensuale studio delle loro cartelle cliniche e somministrazione di questionari sulla salute generale, quali rapporti potessero esserci tra disagio mentale (ansia e depressione, o in termine unico “distress”, lo stress negativo) e sviluppo o aggravamento dei tumori. A dare diffusione dello studio non è una oscura rivistina New Age o di medicina olistica, ma bensì il numero più recente del British Medical Journal.

Se parliamo di psiche in generale, quindi di cervello, sistema nervoso e corpo, non arriveremo mai a capo di una questione così complessa e multifattoriale come quella dei rapporti tra cancro e psiche. Prima di tutto, perché non esiste un solo tipo di cancro. Secondo, perché nello sviluppo dei vari tipi di tumore, entrano in ballo genetica ed epigenetica. Nell’epigenetica, vale a dire i fattori che possono innescare un processo neoplastico, possiamo elencare gli stili di vita (sedentarietà, obesità, fumo, alcol), quelli ambientali (inquinamento, status socio-economico), ma pure quelli psicologici (ansia, depressione, stress). Che ruolo hanno questi ultimi?

Mentre vi sono sempre maggiori evidenze che il disagio psicologico cronico, lo stress cronico, hanno un ruolo importante nello sviluppo e aggravamento delle malattie cardiovascolari (malattie coronariche, infarto e ictus), altrettanto non si può dire del rapporto tra disagio psicologico e cancro. Non lo si può affermare come rapporto diretto, cioè di causa-effetto (il disagio psicologico, lo stress cronico, non provocano il cancro), ma possiamo ipotizzare che vi sia un rapporto “indiretto”: il disagio psicologico, lo stress cronico, sono predittivi di un aggravamento del cancro? Questo studio tende a rispondere affermativamente.

Bella forza, si dirà. Se uno sa di essere un malato grave di cancro, è ovvio che sviluppi ansia e depressione. Certo. Però tra i 163.363 soggetti seguiti dallo studio, vi erano pure casi in cui il cancro non era ancora stato diagnosticato (malattia subclinica). E già manifestavano sintomi di ansia, depressione e stress cronico.

«I nostri risultati – scrivono gli autori – potrebbero essere importanti nel promuovere la comprensione del ruolo del disagio psicologico (distress) sia nell’eziologia che nella progressione del cancro, così come si sta cercando di accertare come questo e altri fattori psicologici (quali lo stress psico-sociale, la cognizione, la personalità, la soddisfazione di vita) possano, eventualmente, giocare un ruolo nella prevenzione e nella prognosi».

Le ipotesi aperte a tale riguardo, sono molteplici, sia organiche che comportamentali. Chi è cronicamente in preda a disagio psicologico, tende ad avere stili di vita meno salutari: magari mangia male, beve, non fa attività fisica regolare, dorme male, fuma, tende a non fare controlli medici regolari, tende a non seguire le prescrizioni e le cure mediche. Come si usa dire in termini popolari: tende a lasciarsi andare. Ma quali meccanismi biologici potrebbero entrare in gioco nei rapporti tra cancro e stress? Come dicono gli autori di questo studio: «L’esposizione ricorrente a stress emotivo potrebbe diminuire  la funzione delle cellule natural killer, implicate nel controllo delle cellule tumorali. Di particolare rilevanza per i tumori ormone-correlato è il suggerimento che i sintomi della depressione potrebbero portare a disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, aumentando le concentrazioni di cortisolo, diminuendo le difese immunitarie e incrementando le risposte infiammatorie, inibendo di conseguenza la riparazione del Dna, sfavorendo così i processi di difesa verso il cancro».

Dallo studio è emerso che la causalità inversa (disagio psicologico che si traduce in comportamenti negativi per la salute) è un fattore di rischio importante non solo per le malattie cardiovascolari, ma pure per i tumori (in particolare per il carcinoma del colon-retto, della prostata, del pancreas, dell’esofago e per la leucemia). Come dicono gli autori “l’avvio dei tumori non è un semplice processo stocastico”, cioè un innescarsi casuale di divisioni cellulari abnormi. Ma dipende anche da noi. Sicuramente da come trattiamo il nostro corpo e il nostro ambiente. Forse anche da come trattiamo la nostra mente e le nostre emozioni. E rimangono validi le plurisecolari indicazioni empiriche: mente sana in corpo sano, cuor allegro il ciel l’aiuta.

G David Batty, reader in epidemiology, Tom C Russ, Marjorie MacBeath intermediate clinical fellow, Emmanuel Stamatakis, associate professor, Mika Kivimäki, professor of social epidemiology. Psychological distress in relation to site specific cancer mortality: pooling of unpublished data from 16 prospective cohort studies
BMJ 2017; 356 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.j108 (Published 25 January 2017)
Cite this as: BMJ 2017;356:j108 http://www.bmj.com/content/356/bmj.j108

Più pulisco, più mi inquino


lingulataNon si può mai stare tranquilli. Anche se abbiamo attenzione nel tenere puliti le nostre case e i nostri luoghi di lavoro, anzi proprio per questo, siamo circondati da inquinanti. Alcuni pure cancerogeni, come ad esempio la formaldeide. Il fatto è che più le nostre case sono sigillate per non disperdere calore e per ripararci dall’esterno, più respiriamo ed entriamo in contatto con sostanze inquinanti. Il paradosso è che molti inquinanti sono contenuti in prodotti comuni che usiamo per ottenere la sensazione di profumato, pulito e fresco. Tanto che, alcuni esperti suggeriscono di tornare ad usare sostanze detergenti commestibili, quali aceto, bicarbonato di sodio e limoni.

Come scrive Penny Sarchet su New Scientist di questa settimana, elencando gli inquinanti delle nostre abitazioni, «ciò include deodoranti, shampoo, saponi, candele profumate, detersivi per bucato e prodotti di pulizia. Non vi è alcun obbligo giuridico per questi prodotti di elencare tutti i componenti. E mentre i composti contenuti sono singolarmente stati testati per la tossicità, non sappiamo quanto possano risultare dannosi quando sono mescolati tra loro».

Le soluzioni? La prima, le piante d’appartamento. Grazie alle ricerche della NASA durante i voli spaziale con equipaggio, si sa da oltre un decennio che le piante possono assorbire sostanze chimiche organiche, come benzene e formaldeide, dall’aria. E tra le piante più gettonate per assolvere al compito di depurativo d’ambiente, c’è la Guzmania lingulata (astenersi da facili ironie sul nome). La seconda soluzione: l’aria. Nel senso di cambiare spesso l’aria degli ambienti. Apriamo le finestre. Respireremo ed entreremo meno in contatto con inquinanti ambientali. A una condizione. Sempre che le vostre finestre non si affaccino proprio su una strada super trafficata. Allora meglio ripiegare sulla lingulata. Magari messa davanti alla finestra.

La scienza della magia


magiaokokok002Come ho avuto modo di dire e scrivere altre volte, la psicologia, le scienze cognitive e le neuroscienze stanno da alcuni anni studiando la magia (nel senso di prestigiazione, illusionismo, mentalismo) in quanto miniera di conoscenze sugli inganni della mente. La magia è di fatto, oltre che forma di spettacolo antica quanto l’uomo, una scienza empirica. Una scienza che, per tentativi ed errori, utilizza trucchi ed espedienti per ingannare e manipolare la percezione, la memoria, le emozioni.

Si tratta di trucchi ed espedienti che costituiscono un vero e proprio corpo di test proiettivi, oltre che percettivo-cognitivi. Un corpo di test sviluppato non in laboratorio, ma bensì nella vita reale, nell’arco di secoli. Ecco dunque che oggi, psicologi, psichiatri e neuroscienziati, che magari sono allo stesso tempo prestigiatori professionisti, o cultori della materia, si fanno promotori di una neonata “scienza della magia”. Più nell’area anglo-america che non europea o italiana. Anche se pure in Italia la disciplina viene seguita da alcuni psicologi e psichiatri, esperti o addirittura praticanti di illusionismo.

A tal proposito, ecco quanto scrivono gli psicologi e ricercatori francesi Cyril Thomas e André Didierjean nel loro articolo “La magia in laboratorio” pubblicato dal numero di questo mese (gennaio 2017) della rivista “Mente & Cervello”: «Il mago può manipolare alcuni processi cognitivi molto simili a quelli che i ricercatori hanno evidenziato. Ma il mondo della magia offre probabilmente un terreno di gioco molto più ampio, ricco e complesso di quello già esplorato. Siamo certi che lo studio approfondito dei trucchi più moderni porterà alla luce nuovi meccanismi mentali ancora sconosciuti. E siamo anche sicuri che i maghi non abbiano finito di soprenderci…».

Aggiungo di mio che i maghi non hanno di certo finito di sorprenderci, perché, come ho già scritto, la magia è darwiniana, evolutiva. Se è durata così tanto attraverso i secoli, resistendo pure alla magia di altre forme di spettacolo, come ad esempio il cinema, è in ragione del fatto che i maghi utilizzano trucchi ed espedienti vecchi come il mondo, ma nello stesso tempo li attualizzano continuamente e inglobano l’uso di conoscenze scientifiche e delle tecnologie disponibili. Oggi, ad esempio, si fanno illusioni magiche anche con smartphone e tablet. Inoltre, ritengo che lo studio della magia sia molto utile anche per la psicologia dell’inganno, rispetto alla conoscenza di come si mettano in atto truffe, imbrogli e raggiri o, in senso sociologico e di storia e filosofia delle religioni, sui meccanismi culturali e psicologici alla base della formazione delle credenze.

Vedi anche:

La magia funziona perché la coscienza è imperfetta

Psicologia e scienza della magia

Psicologia e scienza della magia: intervista a Gustav Kuhn

Psicologo e mago: a lezione da Anthony Barnhart, in arte Magic Tony

Guardare e non vedere: la cecità attentiva in uno sketch dei Monty Python

Chi ti credi di essere?


newL’anno nuovo del settimanale britannico di divulgazione scientifica New Scientist si apre con una eterna domanda: chi ti credi di essere? Molti di noi tendono a sopravvalutarsi, sia in senso mentale che, soprattutto, riguardo l’attrattiva fisica. Perché aumenta l’autostima e ci fa stare bene. Si chiama superiorità illusoria. Per non incorrere in cocenti delusioni, meglio imparare ad essere più umili. Un buon proposito per il nuovo anno. Anche perché, come dice la psicologa americana Simine Vazire, esperta nello studio della personalità e della conoscenza di se stessi, l’attrattiva fisica, una qualità su cui molti di noi si preoccupano, è molto difficile da auto-giudicare. “La nostra precisione non è pari a zero, ma ci va vicino”, dice Vazire. Ma che c’è di male nel coltivare la superiorità illusoria? Stavolta ci fa luce lo psicologo Zlatan Krizan dello Iowa State University. Krizan fa notare che “per avanzare nella vita e nella società, dobbiamo fare scelte su dove investire i nostri sforzi, e su quali esiti mettere in gioco la nostra autostima. L’imprecisa conoscenza di sé ci porta a fare scelte sbagliate, contribuisce ad entrare in conflitto con gli altri, e, infine, ci rende carenti nei nostri sforzi”. Insomma anche per il nuovo anno rimane imperativo: conosci te stesso e conoscerai il mondo.