3 dicembre 2011 – Certo, ascoltare o leggere le notizie, gli interminabili, ossessivi commenti sulla crisi, sull’ “orlo del baratro” e su “lacrime e sangue” di questo periodo, si direbbe che il 2012 sarà davvero l’anno dell’apocalisse. Se non arriva dal cielo come asteroide o dalla terra sotto forma di cataclisma, arriva dalle banche e dal modo fallimentare di gestire la cosa pubblica. Niente soldi, niente lavoro, niente pensioni. Magari meno cure per tutti. Il crollo dello stato sociale.
La catastrofe economica e sociale viene paventata e crescono l’ansia, l’angoscia e le preoccupazioni. Addirittura il terrore e la depressione di chi è già immerso fino al collo nei problemi. Eppure le crisi, senza analizzarne qui ragioni e colpe, sono cicliche nella vita individuale e collettiva. Vi sono stati nel passato dell’umanità, non soltanto periodi, ma addirittura interi secoli di crisi. Chi si è inventato l’idea della fine del mondo, caricandola di simboli e significati occulti, ha colto creativamente un elemento comune a tutta l’umanità. E’ la ragione principale per cui l’idea di apocalisse continua a sedurre la mente di molte persone, anche della nostra epoca. E molti saranno portati a pensare, e a scrivere: “Se non è l’apocalisse, ci assomiglia (o poco ci manca)”.
Però, rispetto a quella Maya, faccio una previsione. A ridosso di Natale 2012 i giornali usciranno con il seguente titolo: “L’Apocalisse? Rimandata!”. E, fatti salvi i soliti guai che funestano l’esistenza terrena (malattie, crisi economiche e sociali, disastri atmosferici e geologici, guerre, attentati, crimini e delitti), potremo di nuovo brindare con lo spumante – sono certo verrà messo in produzione – con l’etichetta “Apocalisse 2012”. Per la gioia degli intenditori e dei collezionisti di vini.
Prima che, tra poco più di un anno, la nefasta data sarà superata, conviene interrogarci sul perché la mente umana abbia bisogno di nutrire idee apocalittiche. Me lo sono chiesto nel servizio “La sindrome dell’apocalisse” pubblicato da Mente & Cervello di dicembre 2011, interrogando antropologi, psicologici, filosofi, psichiatri, storici delle idee e delle religioni. Tutti più o meno interessati al tema dell’apocalisse come motivo ricorrente nella storia del pensiero umano. Almeno dai primi secoli della cristianità fino ad oggi.
La novità attuale è che l’apocalisse si è fatta Maya. Si è fatta laica, new age, mercantile. Nel senso che, con la scusa del calendario Maya che fisserebbe la data finale di questo ciclo terreno al 21 dicembre 2012, da almeno dieci anni a questa parte c’è tutta un’industria del catastrofismo che è fiorita ed ha prosperato sulle ansie e sulle paure apocalittiche.
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Il complotto dell’apocalisse
Questa storia dell’apocalisse Maya verrà illustrata nei corsi universitari e nei master. Ne faranno tesi di laurea e ricerche. Su come una idea balzana abbia potuto influenzare così tanto e così a lungo a livello planetario. Le paure fanno e faranno sempre vendere. Soprattutto se ammantate di mistero. Questa è la lezione.
Ma la pacchia ora è finita. Non è finito il mondo, ma è finita la goduria per tutti coloro che ci hanno marciato sulla fine del mondo 21 dicembre 2012. Le trombe del giudizio universale non hanno suonato. Casomai risuonano in tutto il globo le pernacchie verso tutti i cultori e promotori della fine imminente. I cavalieri dell’apocalisse non sono arrivati. E’ arrivata una bella giornata di sole e ora passeranno decenni e decenni prima che qualcun altro si inventi un’altra panzana apocalittica di tale portata. Semmai sarà ancora possibile. Dato che la Rete lascia tracce imperiture e le generazioni a venire saranno autorizzate a farci grosse e grasse risate, sull’apocalisse Maya.
L’esperimento collettivo comunque è riuscito. Ora sarà la volta dei complottisti. Ci racconteranno, con dovizia di particolari, che si tratta di un esperimento messo in piedi dai servizi segreti, dagli illuminati, dal gruppo Bildelberg, dal Vaticano, dai massoni, dagli extraterrestri, dalle banche, da tutto ciò che potete supporre e immaginare di turpe e oscuro, per condizionare la mente e i comportamenti della gente a livello globale. E saranno altri libri, altri articoli, altri dibattiti tv, altri documentari, altre vuote e insulse chiacchiere. Questa volta sul “complotto dell’apocalisse”. Questa volta sull’ “esperimento apocalisse”. Fidatevi, questo accadrà. Davvero.
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