Processo alla memoria: il caso Gianni Golfera
Gianni Golfera è un mnemonista noto al grande pubblico, per le sue dimostrazioni di memorizzazione veloce, per i corsi che tiene in Italia e all’estero, per i servizi giornalistici e i libri usciti su di lui. E’ diventato molto noto prima dei trent’anni. A memoria, è il caso di dirlo, non vi sono precedenti nella storia italiana di personaggi divenuti così famosi grazie alle proprie performance di memoria. Ciò si verifica maggiormente all’estero, in particolare negli Stati Uniti, dove si svolgono anche gare tra i “campioni” di memoria. Gianni è un personaggio complesso, molto estroverso e compagnone, con i suoi momenti bui, in particolare dopo aver perduto tragicamente il padre Andrea, comandante di Canadair, quattro anni fa durante una eroica missione per contrastare i nefasti incendi estivi della nostra penisola. Ma è pure un romagnolo dall’indole reattiva, che non ama far pesare sul prossimo i propri problemi. In questi giorni si trova al centro di un attacco mediatico senza precedenti, anche se unilaterale, da far impallidire i più grandi ricercati internazionali dall’Fbi.
E’ singolare come dalla rubrica tv Striscia, che accusava Gianni Golfera di aver barato con la memorizzazione delle carte nella trasmissione Il senso della vita condotta da Bonolis, si sia poi passati a inferire che tutte le dimostrazioni di memorizzazione rapida di Gianni siano, in realtà, dei banali trucchi da apprendista prestigiatore. Da qui a sostenere che personaggi che gli hanno dato credito – tra cui Piero Angela e alcuni neuroscienziati che lo hanno studiato e visto all’opera – sono dei fessi tontoloni, il passo è stato breve. Chi lo afferma? Alcuni scialbi personaggi da basso avanspettacolo. E naturalmente i detrattori di Golfera presenti in rete, a cui non par vero di poter immolare un giovane di successo sulla pira degli eretici. E’ chiaro che attività cognitive superiori come la memoria possono essere simulate con trucchi e accorgimenti tecnologici (documentarsi nelle sessioni di esame, ad esempio). Così simile agli sfuggenti fenomeni Esp, da aver richiamato, in questo caso, pure l’attenzione del Cicap. Trovandosi nell’incomoda posizione di dover sconfessare l’autorevole parere dello stesso ispiratore e padre fondatore del Cicap, Piero Angela, che ebbe ed intervistò Gianni a Superquark. Ma vale il solito discorso: la moneta falsa non dimostra che non esista quella vera.
Ebbene, Gianni penso agirà come reputa verso chi lo denigra così pesantemente. Ma la partita non si gioca con i mazzi di carte, i fonendoscopi o i cubi di Rubik. La questione è più estesa e complessa di quanto vogliano far apparire certi rozzi e meschini pressappochisti della “notizia”. Sono messe in dubbio le capacità ipermnesiche di Gianni. Sarebbe, secondo i detrattori, in realtà un tizio della stessa memoria di una Aplysia californica (il lumacone studiato a lungo dal premio Nobel Kandel). E come avrebbe avuto successo? Con i trucchi? Com’è che i suoi corsi hanno successo da 10 anni (Gianni ha iniziato a insegnare i suoi metodi di memoria a poco più di vent’anni)? Con l’abilità relazionale. Beh, perbacco, almeno la precoce intelligenza relazionale non gli viene negata!
Bene, sono colui che portò Gianni Golfera al San Raffaele di Milano, in prima battuta dal neuroscienziato Antonio Malgaroli. Malgaroli che avevo intervistato in passato sulle sue ricerche (la memoria del singolo neurone) e con cui ero in rapporti di amicizia, mi disse: “il caso di Gianni mi interessa, ma studio i singoli neuroni. Non credo Gianni sia d’accordo nel farsi prelevare neuroni dal cervello… Però mi piacerebbe far tenere una lezione a Golfera ai miei studenti di medicina, nel corso che sto tenendo sulla psicofisiologia della memoria, accompagnata da una dimostrazione delle sue capacità. E’ in grado di tenere una lezione?”. Lo era, e lo fece con successo. Parlò ovviamente delle tecniche di memorizzazione nella storia del pensiero umano e dei metodi da lui attualizzati, usati e insegnati.
L’aula era stracolma di studenti, ricercatori, curiosi. Fu un pomeriggio entusiasmante. Non solo. L’allora direttore dell’ufficio stampa del San Raffaele, Gabriele Bertipaglia, mi prospettò l’idea di invitare pure qualche giornalista. Parlai al telefono con Piero Colaprico, scrittore e giornalista di Repubblica. Colaprico, uomo diretto e non facile agli entusiasmi, mi chiese: “è il caso che venga o è la solita bufala di quelli che memorizzano elenchi del telefono?”. Gli risposi che valeva la pena vederlo all’opera e poi giudicare. Lo fece, e il risultato fu un’intera pagina su Repubblica con richiamo in prima dal titolo “Gianni, il ragazzo dalla memoria d’oro“. Da lì partì il “caso Golfera”.
Venne in seguito studiato dal team del neurologo e neuroscienziato del San Raffaele Stefano Cappa, che affidò i test su Gianni alla neuropsicologa Paola Ortelli (abituata di solito a testare, rivelò con un sorriso, i deficit di memoria, in particolare nell’Alzheimer). Ricordo che il test visuo-spaziale di Corsi fu talmente entusiasmante (20 tragitti nel senso indicato dallo sperimentatore e altrettanti all’incontrario) che Paola Ortelli ebbe un evidente moto di sorpresa. “Lo può rifare?”, chiese a Gianni. “Certo, rispose, ma se vuole glielo faccio pure al contrario”. E lo fece. Elencò gli incroci tra i vari cubetti nel senso indicato dallo sperimentatore, e pure in senso inverso. Ortelli ne fu talmente colpita da chiamare Cappa al telefono: “professore, quando può venga a vedere una cosa interessante”. Arrivò. E Gianni ripetè l’esperimento in un senso e pure in quello inverso. Cappa, molto pacato, si limitò a commentare: “interessante, ma mi interessa ancor più sapere come riesce a farlo”. “Semplice – rispose Gianni – nella mia mente, quando memorizzo, non esiste il prima e il dopo, ma soltanto il durante. Posso far andare avanti e indietro questo film mentale, e pure fermarlo dove voglio”.
Lo studio di Cappa e collaboratori su Gianni, compresa pure una risonanza magnetica al cervello di Gianni eseguita
dal neuroradiologo Giuseppe Scotti, portò alla pubblicazione di un lavoro sul Brain Research Bulletin (2004 Jul 15;63(6):439-42, “Increased periodic arousal fluctuations during non-REM sleep are associated to superior memory”). Cappa accolse inoltre l’invito a scrivere un capitoletto finale nel primo libro che, col giornalista medico-scientifico Edoardo Rosati, pubblicammo sui metodi di memorizzazione di Gianni: La memoria emotiva (Sperling). Il libro contiene inoltre testimonianze di studiosi che, secondo i detrattori di Gianni, sarebbero altrettanti “tontoloni”: Franco Cardini e Piergiorgio Odifreddi. Da lì altri neurologi, medici, psicologi, giornalisti italiani e stranieri (compresa una troupe di National Geographic, in cui venne tra l’altro intervistato Malgaroli), professionisti di ogni settore, compresi operatori della pubblica sicurezza, lo hanno visto all’opera e si sono avvalsi dei suoi metodi per allenare quella capacità naturale che la nostra epoca rischia di atrofizzare, delegandola ai mezzi digitali: la memoria. Tutti allocchi?
Nella Foto: Antonio Malgaroli e Gianni Golfera in uno degli scatti che feci durante la lezione universitaria al San Raffaele (3 aprile 2002). A ridosso della parte, Andrea Bianchi che riprese l’intera sessione con una telecamera.
News: Lunedì 30 maggio alle 11, sul “caso Golfera”, si terrà una conferenza stampa (giornalisti accreditati) a Roma, all’Hotel Leonardo Da Vinci, Via dei Gracchi 324. Oltre ai giornalisti italiani e stranieri, sono stati invitati a partecipare sia Striscia che il Cicap. Info e accrediti: Ufficio Stampa Dora Carapellese dc@doracarapellese.it
News: A questo link fb le video-testimonianze diffuse nel corso della conferenza stampa.
Il cervello dei maschi. E quello delle femmine. Ovvero: misurate il livello di vasopressina ai vostri maschi
E’ un tema che intriga, da diversi anni. Le differenze tra cervello maschile e quello femminile. La rivista Mind (maggio/giugno) gli dedica copertina e lungo servizio in più parti, promettendo di far conoscere la “verità” – o almeno quanto oggi è possibile sapere – su maschi e femmine dal punto di vista neurobiologico e neuropsicologico.
Altrettanto fa la rossa e fascinosa psichiatra dell’Università della California Louann Brizendine che, dopo aver stupito il mondo con il successo del suo Il cervello delle donne, torna all’attacco con Il cervello dei maschi (in uscita il 5 maggio da Rizzoli, pp. 330, 18 euro).
Le note di presentazione del volume in edizione italiana, fanno leva sulla possibilità di capire le motivazioni scientifiche della monogamia o poligamia del maschio. Suggerendo alle future compagne del maschio individuato di informarsi sulle abitudini sessuali del futuro suocero. E’ molto probabile, sostiene Brizendine, che il vostro compagno segua il medesimom andazzo da impenitente playboy del padre. Ma non per emulazione, bensì per ragioni strettamente neurobiologiche. La colpa è dei recettori della vasopressina.
Studi condotti dai neurobiologi dimostrerebbero che la tendenza alla monogamia dipende dai recettori della vasopressina (ormone rilasciato dall’ipotalamo implicato con l’attaccamento, e perciò anche definito, con l’ossitocina, ”ormoni dell’amore”) presenti nel cervello. Dato che i geni recettori della vasopressina si tramettono di padre in figlio, care donne e ragazze, se mirate ad uomo fedele, indagate sulle abitudini sessuali dei padri per sapere come si comporteranno i loro figli.
Oppure, se disponete di un laboratorio d’analisi ben attrezzato – magari siete una biologa o un medico – fate al vostro partner un dosaggio di vasopressina, prima di decidervi a mettervi definitivamente con lui. Poco passerà e, ne sono certo, qualche azienda di diagnostica metterà in vendita su internet un kit per misurare i livelli di vasopressina tra amanti. Vedo già la confezione con il logo (la molecola di vasopressina iscritta in un cuore) e lo slogan, urlato anche dai venditori tv: “Non chiedergli se è fedele: analizzalo!”.
Poco passerà e pure gli avvocati chiederanno dosaggi della vasopressina nelle cause di separazione e di divorzio.
Ci volevano le neuroscienze e la biochimica per capirlo? No di certo (“puttaniere come suo padre”, sospettano da sempre le donne senza far ricorso alle scoperte delle neuroscienze), però almeno ora avete una pezza d’appoggio scientifica per fondare i sospetti d’infedeltà del vostro uomo.
Sempre nelle note di presentazione del nuovo libro della Brizendine, si anticipa che il testo spiega alle donne come
stimolare l’istinto paterno (bisogna lasciare il papà da solo con il bebé), come interpretare l’apparente indifferenza emotiva (di fronte alla sofferenza della compagna il partner non è freddo, sta concentrandosi per risolvere il problema e non ha tempo per l’empatia), come dialogare con un uomo e come capirlo prima, o invece, che lui capisca se stesso.
Semplificazioni? Categorizzazioni? Certo. Ogni volta che si vuole tracciare una linea di demarcazione tra abitudini, cognizioni e comportamenti dei maschi e delle femmine, anche a livello neuropsicologico, si rischia di generalizzare. E’ proprio vero, ad esempio, che il maschio taciturno, freddo e distaccato (in quanto maschio, di per se stesso un po’ autistico) si stia sempre “concentrando” per risolvere i problemi della sua donna? E non magari i propri (darsela a gambe o maltrattare), come la vita quotidiana e le notizie di cronaca spesso ci insegnano?
In ogni caso, le neuroscienze – pur con tutte le dovute riserve e valutazioni critiche di ricerche e risultati, a volte presentati in modo eccessivamente entusiastico – si stanno guadagnando un ruolo sempre più rilevante nel farci comprendere un po’ di più e un po’ meglio noi stessi. Anche nei rapporti con l’altro sesso.
Il ricordo dell’arte
Che vi siano rapporti tra l’arte e la memoria è scontato. Persino chi raffigura un paesaggio, oppure un oggetto, in modo pressoché “fotografico”, introduce contenuti suoi propri, della sua memoria. Quanto è immagazzinato all’interno della nostra memoria (anzi, delle nostre memorie, essendo definitivamente tramontato il concetto di una memoria unitaria), interferisce e agisce con quanto realizziamo sul piano creativo e artistico. In certe espressioni artistiche il contenuto mnesico soverchia la percezione del mondo esterno, sostituindosi quasi completamente. Ciò che ho nella mente e nel corpo (la memoria del corpo) è quanto raffiguro nella mia espressività artistica. E il confine tra realtà esterna e realtà interna, nell’artista, è qualcosa di molto precario. Così tra memorie reali e memorie concettuali.
Basti pensare al caso, studiato dal neuroscienziato e scrittore Oliver Sacks, di Franco Magnani, definito “un artista della memoria”. Nel senso che riproduceva Pontito, il paese natale sulle colline toscane, soltanto attraverso i ricordi che ne aveva. Ma riusciva a farlo nel minimo dettaglio, attingendo alla propria memoria dei luoghi e degli edifici che aveva immagazzinato nel proprio cervello in maniera veramente fotografica. E lo faceva dipingendo dagli Stati Uniti, dove si era trasferito giovanissimo.
«Questa, dunque, non era un’esibizione di memoria ” pura “», osserva Oliver Sacks (Un antropologo su Marte, 1995), «ma di una memoria asservita a un unico motivo dominante: il ricordo del paese della sua infanzia. Adesso mi rendevo conto che non era solo un esercizio di memoria, ma anche di nostalgia – e non solo un esercizio, ma una compulsione e un’arte».
Tutto ciò mi è tornato alla mente, visitando la mostra di Sonja Quarone (Se ti ricordi bene, Cavallerizza del Castello di Vigevano, 30 gennaio-14 febbraio 2010). I suoi lavori sono pezzi di memoria. In senso fisico. Sono ricordi, angosce, incubi, ma anche lamenti, sogni, desideri, emozioni, urla, ironia, pianti e risate che si materializzano. Ho scambiato qualche battuta con Sonja Quarone, che è artista autentica, aperta al dialogo e al coinvolgimento con la gente che vede e reagisce alle sue opere. Ho fatto presente che uno psicoanalista ci andrebbe a nozze, con quanto realizza. Sorridendo, mi ha confessato che durante una esposizione la chiamò al telefono uno psichiatra francese, dicendole tutto trafelato: «Ho visto le sue opere. Devo incontrarla il più presto possibile: lei è in pericolo!». Ha fatto sorridere pure me.
Sonja aggiunge invece che questa mescolanza di ricordi, foto e oggetti che le appartengono – sia come mondi interni che esterni – materializzati fuori da sé, partoriti sarebbe giusto dire (molti oggetti sono bambolotti amniotici, effetto ottenuto avvolgendoli di resina, ricorda molto il lavoro dei ceroplasti di secoli addietro), rappresentano una distanza dal sé, un qualcosa che, anche rivisto, “mi dà calma”. Forme di vita che si fondono, amalgamano con cose, oggetti dei più vari, pezzi di fotografie. Forme di vita protoplasmica. Vite che si sfaldano, spezzettano e, contemporaneamente, si ricompongono sotto altre modalità. Altre possibilità. Una foto fissa e contemporanemente uccide un momento ben preciso. Un trancio di foto ricomposto da Sonja Quarone riprende, invece, vita. Con la sua creatività, Sonja Quarone resuscita, ridona nuova esistenza a foto e oggetti dismessi, altrimenti destinati alla discarica. I rifiuti-rifiutati (anche nel senso di ricordi, e pure gli oggetti equivalgono a ricordi) diventano arte. Non si butta nulla: tutto ritorna nel ciclo vitale. Anche ciò che è morto.
La formazione di Sonja è nell’ambito dell’arte concettuale. Con quanto realizza, dimostra che la memoria non è soltanto delle idee, dei pensieri e dei concetti, ma pure, soprattutto, del corpo. Per questo, i suoi lavori suscitano emozioni e reazioni fisiche contrastanti. E dopo, fanno discutere.
-
Archivi
- maggio 2012 (2)
- aprile 2012 (2)
- marzo 2012 (2)
- febbraio 2012 (4)
- gennaio 2012 (3)
- dicembre 2011 (3)
- settembre 2011 (4)
- agosto 2011 (1)
- giugno 2011 (1)
- maggio 2011 (3)
- aprile 2011 (2)
- marzo 2011 (2)
-
Categorie
- 21 12 2012
- 21 dicembre 2012
- 59 secondi Wiseman
- A dangerous method
- Alessandra Gorini
- alieni
- Amigdala
- aminoacidi ramificati
- Andrea Casadio
- Andrea Gaggioli
- anoressia mentale
- Antiaging
- antigeni di istocompatibilità
- antiossidanti
- Antonella Ciaramella
- Apocalisse 2012
- Apocalisse marketing
- Area 51
- Arte
- asma bronchiale psicosomatica
- Atul Gawande
- Avatar film
- bacillo di Koch
- bacillo multiresistente
- Bambini
- biologia
- BPCO cure
- bruce lipton
- bulimia
- carestia
- Carlo Lorenzo Cazzullo
- Carolina Lombardi
- cefalea
- cellule iperploidi
- Cerchi nel grano
- Cerchi nel grano e writers
- Cerchi nel grano spiegazioni
- Cervello
- Alzheimer
- antinomie
- BCI
- brain computer interface
- cinema
- creatività
- Criminalità
- Emozioni
- geni
- Ictus
- intelligenza animale
- Istinti
- lie detection
- medicina legale
- mente e narrazione
- metafore
- Musica
- Musicoterapia
- Neurobiologia
- Neuroscienze forensi
- post-human
- RM
- simbolismo
- sogno
- stati di coscienza
- Stroke
- TC
- Cervello e religione
- Cervello maschile femminile
- Checklist
- Checklist Manifesto
- Chirurgia
- Cinema e psicoanalisi
- Cinema e storia
- cinema e violenza
- Claudio Castellacci
- Clint Eastwood
- Complotti spiegazioni
- Complottismo
- Coscienza
- credenze
- criminologia
- Crop circles advertising
- Crop circles business
- Crop circles marketing
- cure parentali e sviluppo
- Darwinismo
- David Cronenberg
- dieta
- dieta ipocalorica
- dispensari antitubercolari
- Effetto Pinocchio
- energia luminosa
- enzimi
- epigenetica
- esopolitica
- etambutolo
- evoluzionismo
- extraterrestri
- Fase REM
- feet walking
- Filippo Ongaro
- filosofia religione
- Fine del mondo
- fraudologia
- fumo prevenzione danni
- genetica
- Gianfranco Parati
- Gianni Golfera commenti
- Gianni Golfera critiche
- Giuseppe Sartori
- Hereafter
- IGF1 o somatomedina c
- inconscio
- indice glicemico
- infiammazione
- Influenza H1N1
- Interstress
- invecchiamento cellulare
- Ippocampo
- isoniazide
- istoni
- J. Edgar film
- James Cameron
- Joshua Foer
- Krishnamurti
- L'arte di ricordare tutto
- Liste di controllo
- Longevità
- Loop temporali
- Lost
- Lost alchimia
- Lost finale
- Lost Hypnosis
- Lost ipnosi di massa
- Lost psicologia
- Lost serie tv
- Lost Social trance
- Lost spiegazione
- Lost teosofia
- Lost The End
- malattia psicosomatica
- Malattie neurodegenerative
- malattie respiratorie
- Mangia che ti passa libro
- marcatori epigenetici
- Marco Margnelli
- Massimo Piattelli Palmarini
- Matthew Walker
- Maya Marketing
- Meccanica quantistica
- Medicina
- medicina filosofia
- Medicina integrata
- medicina storia
- Medjugorje studi scientifici
- membrana cellulare
- memoria implicita
- Memoria tecniche
- Mente
- Metabolismo
- Miracoli
- mitocondriogenesi
- Mitologia
- Morte e morire psicologia
- Narcisismo
- Neurobioblog
- neurochip
- neuropeptidi
- Neuropsicologia religione
- Neuroscienze
- New Age
- NGF fattore crescita nervosa
- Nuove terapie
- Nuovi culti
- nutrigenomica
- Obesità
- Omega 3
- oncologia e psiche
- padre psichiatria italiana
- Paranormale
- Parapsicologia
- Parkinson
- Pediatria
- peptidi
- Personalità
- PET
- Pinocchio
- polifenoli
- pragma
- psicoanalisi
- Psicoanalisi film
- psicologia amore
- psicologia inganno
- Psicologia positiva
- Psicologia pratica
- psicologia religione
- psicologia truffe
- psiconcologia
- Psicostato neurostato
- Qnexa
- radicali liberi
- Realismo magico
- realtà virtuale
- reflusso gastroesofageo
- religione
- restrizione calorica
- resveratrolo
- Richard Wiseman
- rifampicina
- selezione naturale
- Serial Tv
- Sette psicologia
- Sindrome dell'apocalisse
- sistema immunitario
- SLA
- Social Network pericoli
- Social Network psicologia
- sociologia religione
- Sonno
- storia religione
- Stress
- Suzanne Stewart-Steinberg
- Sviluppo infantile
- Telefoni cellulari danni
- Teoria del complotto
- terapie complementari
- test alla tubercolina
- The China Study
- The Lost Experience
- tubercolosi
- ufo
- Ultrasuoni terapie
- Uncategorized
- Vincenzo Silani
- vino rosso
- virus
- Vitamina D
-
RSS
Ingressi RSS
Commenti RSS


Caso Gianni Golfera: il commento di Andrea Casadio ex neurobiologo della memoria, autore e caporedattore di Annozero
Cosa dice Andrea Casadio
Mi è capitato di vedere un po’ del pezzo su Golfera a Striscia. Non conosco Golfera di persona, non l’ho “studiato”. Tenderei a fidarmi di lui. Nel senso che so che esistono delle persone ipermnesiche, che seguono gli stessi metodi divulgati da Golfera. Gli stessi che insegnava Quintiliano qualche millennio fa. D’altronde, ha già detto tutto Lurija nei suoi studi su Shereshevsky, l’uomo dalla memoria prodigiosa. (Per memorizzare bisogna associare la cosa da memorizzare a cose familiari, usare immagini, sinestesie, eccetera).
Striscia è spettacolo e spesso monnezza, talora informazione, neanche la commento. Il suo fine è fare spettacolo, e assimilare Golfera a Wanna Marchi è un giochetto facile facile che fa tanta audience e poca informazione. Quindi non mi preoccuperei.
Ricordo solo che a Shereshevsky, il più grande mnemonista dell’era moderna, andò anche peggio. Finì ad esibirsi nei teatri come fenomeno da baraccone. “L’uomo dalla memoria prodigiosa!” Ogni sera chiedeva al pubblico di dargli liste interminabili di numeri da memorizzare. Visto che ricordava tutto, talora capitava che non riuscisse a “ricordare” se i numeri da ripetere erano quelli di quella sera o di sere precedenti. E sbagliava. Spesso, il più grande mnemonista miseramente falliva. Figure penose. Pensa se ci fosse stata una troupe di Striscia. “Il più grande mnemonista è un truffatore”.
Ma Shereshevsky resta, Lurija pure. I cretini passano.
Chi è Andrea Casadio
Originario di Ravenna, come Elio Lugaresi, padre italiano della medicina del sonno. Laureato in medicina e
specializzato in neurologia all’Università di Bologna, ha svolto ricerche sul sonno presso il Laboratorio di Pier Luigi Parmeggiani. Dal 1999 al 2000 ha lavorato come ricercatore presso il Laboratorio di Eric Kandel alla Columbia University. Nel contempo ha seguito la scuola di regia della New York University, iniziando a collaborare con la Rai e a scrivere per testate giornalistiche nazionali (suo il pezzo su KataWeb Salute all’indomani del Nobel per la medicina a Kandel). In seguito all’attacco terroristico dell’11 settembre 2001, trovandosi a New York, venne inviato a realizzare alcuni servizi tv per la Rai. Da lì Andrea Casadio dette, è il caso di dirlo, “un colpo di timone” alla sua vita personale e professionale, entrando a far parte della redazione della trasmissione tv di Rai3 Velisti per caso di Roversi e Blady. Andrea Casadio è attualmente autore e caporedattore di Annozero condotta da Santoro su Rai2.
24 maggio 2011 Pubblicato da Pierangelo Garzia | Andrea Casadio, Gianni Golfera commenti, Gianni Golfera critiche, Memoria | Caso Gianni Golfera, Gianni Golfera Andrea Casadio, Gianni Golfera commenti, Gianni Golfera memoria, Gianni Golfera ricercatori, Gianni Golfera risposte critiche, Gianni Golfera Striscia la notizia | Lascia un commento